Jonathan Franzen.
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Libert.
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Parte 4.
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Traduzione di: Silvia Pareschi.
Einaudi Editore.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Walter era spaventato dalla tossicit a lungo termine che creavano con quelle liti. La sentiva dilagare nel loro matrimonio come le pozze dei fanghi di carbone nelle valli degli Appalachi. Dove c'erano enormi depositi di carbone, come nella contea di Wyoming, le societ costruivano gli impianti di lavorazione accanto alle miniere e usavano l'acqua dei torrenti per lavare il carbone. L'acqua inquinata veniva raccolta in grandi pozze di fanghi tossici, e Walter era cos preoccupato all'idea di avere bacini di fango in mezzo al Parco Ceruleo che aveva incaricato Lalitha di trovargli un motivo per non preoccuparsi. Non era un incarico semplice, poich era impossibile negare che quando si estrae il carbone si portano alla luce anche sostanze velenose come l'arsenico e il cadmio, rimaste al sicuro sottoterra per milioni di anni. Si poteva tentare di ributtare il veleno dentro le miniere abbandonate, ma quello era capace di infiltrarsi nelle falde acquifere e finire nell'acqua potabile.
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Era proprio come la merda che si smuoveva durante i litigi di una coppia sposata: una volta che certe cose erano state dette, come si poteva dimenticarle ? Le ricerche di Lalitha non cessarono finch non fu in grado di assicurargli che, se isolato e circoscritto nel modo giusto, il fango secco poteva venire ricoperto con pietrisco e terriccio e poi praticamente ignorato. Quella storia era diventata il vangelo della pozza di fango che Walter era deciso a diffondere in West Virginia. Ci credeva proprio come credeva nelle roccaforti ecologiche e nel risanamento scientifico, perch doveva crederci, per via di Patty. Ma adesso, mentre cercava di addormentarsi sul materasso ostile del Days Inn, fra le ruvide lenzuola del Days Inn, si domandava se ci fosse qualcosa di vero...
A un certo punto dovette essersi appisolato, perch quando suon la sveglia, alle 3:40, si sent crudelmente strappato all'oblio. Davanti a lui c'erano altre diciotto ore di veglia piene di paura e rabbia. Lalitha buss alla porta alle quattro in punto, tutta fresca in jeans casual e scarponcini da trekking. - Mi sento uno schifo! - disse. - E tu?
- Anch'io. Tu almeno non lo dimostri.
Durante la notte aveva smesso di piovere, e adesso c'era una fitta nebbia che odorava di sud ed era solo un po' meno bagnata della pioggia. Mentre facevano colazione, in un bar per camionisti di fronte al motel, Walter raccont a Lalitha dell'e-mail inviatagli da Dan Caperville del "New York Times ".
- Vuoi tornare a casa subito? - disse Lalitha. - Tenere la conferenza stampa domattina?
- Ho detto a Caperville che l'avrei tenuta luned.
- Potresti dirgli che hai cambiato programma. Togliti il pensiero, cos avremo il fine settimana libero.
Ma Walter era cos dolorosamente esausto che non riusciva a immaginare di tenere una conferenza stampa l'indomani mattina. Rimase seduto a soffrire in silenzio mentre Lalitha, facendo quello che lui la sera prima non aveva avuto il coraggio di fare, leggeva l'articolo del " New York Times " sul
suo BlackBerry. - Sono solo dodici paragrafi, - disse. - Non  cos male.
- Sar per questo che nessun altro se n' accorto e ho dovuto saperlo da mia moglie.
- Allora hai parlato con lei, ieri sera.
Quell'osservazione doveva significare qualcosa, ma Walter era troppo stanco per indovinarne il senso. - Vorrei solo sapere chi ha spifferato, - disse. - E quanto.
- Forse  stata tua moglie.
- Giusto -. Walter scoppi a ridere, poi vide l'espressione dura di Lalitha. - Non lo farebbe mai, - disse. - Se non altro perch non le interessa.
- Mm -. Lalitha mangi un pezzo di pancake e si guard intorno con la stessa espressione dura e triste. Naturalmente quella mattina aveva tutte le ragioni per essere irritata con Patty, e anche con Walter. Per sentirsi sola e rifiutata. Ma era la prima volta che Walter avvertiva in lei qualcosa di simile alla freddezza; e fu terribile. Quello che non aveva mai capito degli uomini nella sua situazione, con tutti i libri che aveva letto e i film che aveva visto sull'argomento, adesso gli era pi chiaro: non poteva continuare ad aspettarsi un amore incondizionato se non si decideva mai a ricambiarlo. Non c'era nessun merito nel semplice fatto di essere buono.
- Nel fine settimana vorrei che facessimo la nostra riunione, - disse. - Mi bastano due giorni di lavoro sulla sovrappopolazione, e luned riuscir ad affrontare qualunque cosa.
Lalitha fin i pancake senza rivolgergli la parola. Anche Walter mand gi controvoglia un po' di colazione, poi uscirono nel buio del mattino alterato dall'inquinamento luminoso. Lalitha sistem il sedile e gli specchietti della macchina a noleggio, che Walter aveva spostato la sera prima. Mentre lei si allungava per allacciare la cintura di sicurezza, Walter le pos la mano sul collo e la attir a s con goffaggine, guardandola serio negli occhi sotto il lampione acceso tutta la notte.
- Non posso stare cinque minuti senza averti al mio fianco, - disse. - Neanche cinque minuti. Lo capisci?
Dopo un istante di riflessione, Lalitha annu. Poi, lasciando andare la cintura, gli pos le mani sulle spalle, gli diede un bacio solenne e si tir indietro per valutare la sua reazione.

Walter sentiva di aver fatto tutto il possibile e di non poter pi andare avanti da solo. Si limit ad aspettare mentre, con un cipiglio concentrato da bambina, Lalitha gli toglieva gli occhiali, li appoggiava sul cruscotto, gli posava le mani sulla testa e avvicinava il nasino al suo naso. Ebbe l'impressione che lei e Patty si somigliassero molto, cos da vicino, e per un attimo rimase turbato, ma gli bast chiudere gli occhi e baciarla per ritrovare la vera Lalitha, le labbra morbide, la bocca dolce come una pesca, la testa piena di sangue caldo sotto i capelli serici. Lott contro la riluttanza a baciare una persona cos giovane. Sentiva la sua giovinezza come una specie di fragilit tra le mani, e prov sollievo quando Lalitha si ritrasse di nuovo per guardarlo, con gli occhi luccicanti. Sapeva di dover dire qualche parola di apprezzamento, ma non riusciva a smettere di fissarla, e lei sembr prenderlo come un invito ad arrampicarsi oltre la leva del cambio e sedersi goffamente a cavalcioni del suo sedile, per consentirgli di prenderla fra le braccia. L'aggressivit, l'avido abbandono con cui lo baci gli diedero una gioia cos estrema che si sent esplodere la terra sotto i piedi. Cominci a precipitare, vide tutto ci in cui credeva scomparire nelle tenebre, e scoppi a piangere.
- Oh, cosa c'? - disse Lalitha.
- Devi andarci piano con me.
- Piano, piano, s, - rispose lei, baciandogli le lacrime,
asciugandole con i pollici satinati. - Walter, sei triste? - No, tesoro, tutto il contrario. - Allora permettimi di amarti.
- Okay. Va bene.
- Davvero?
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- S, - disse Walter, piangendo. - Per adesso dovremmo andare.
- Tra un minuto.
Gli sfior le labbra con la lingua, e lui le apri per lasciarla entrare. C'era pi desiderio nella bocca di Lalitha che in tutto il corpo di Patty. Le sue spalle, quando Walter le strinse attraverso la giacca a vento di nylon, gli sembrarono tutte ossa e ciccia infantile e niente muscoli, piene di bramosa arrendevolezza. Lalitha raddrizz la schiena e gli spinse i fianchi contro il busto; ma Walter non era pronto per questo.
Adesso c'era pi vicino, ma non era ancora arrivato. La sua resistenza della sera prima non era stata solo una questione di tab o principio, e le sue lacrime non erano solo di gioia.
Lalitha se ne accorse, si ritrasse e lo scrut in viso. Come reazione a quello che vide, si spost di nuovo sull'altro sedile e lo osserv da maggiore distanza. Adesso che l'aveva allontanata, Walter la desiderava di nuovo con ardore, ma aveva un vago ricordo, dalle storie che aveva sentito e letto sugli uomini nella sua situazione, che quella era una loro terribile caratteristica: si chiamava tenere una ragazza sulla corda. Rimase fermo per un po' nell'immutabile luce violacea del lampione, ascoltando i camion sull'interstatale.
- Scusami, - disse infine. - Sto ancora cercando di capire come vivere.
- Va bene. Posso concederti un po' di tempo.
Walter annu, prendendo nota di quell'un po'.
- Posso chiederti una cosa, per? - aggiunse Lalitha.
- Puoi chiedermene un milione.
- Be', solo una, per adesso. Pensi che potresti amarmi?
Walter sorrise. - S, questo lo penso senz'altro.
- Allora non mi serve altro -. E accese il motore.
Da qualche parte sopra la nebbia, il cielo stava diventando azzurro. Lalitha usc da Beckley imboccando strade secondarie a velocit ben superiore ai limiti, e Walter si accontent di guardar fuori dal finestrino e non pensare a quel che gli stava succedendo, lasciandosi precipitare. Il fatto che la foresta di latifoglie degli Appalachi fosse uno degli ecosistemi temperati pi ricchi di biodiversit al mondo, l'habitat ideale per una grande variet di specie arboree, orchidee e invertebrati d'acqua dolce che gli altipiani e le coste sabbiose potevano solo invidiare, non saltava subito agli occhi sulle strade che stavano percorrendo. L la terra aveva tradito se stessa, la ruvida topografia e l'abbondanza di risorse estraibili avevano scoraggiato l'egualitarismo dei piccoli proprietari terrieri descritti da Jefferson, favorendo invece la concentrazione dei diritti minerari e di superficie nelle mani dei ricchi venuti da fuori, e relegando ai margini gli autoctoni poveri e i lavoratori importati: costretti a fare i taglialegna o i minatori, a racimolare un'esistenza pre- e,

in seguito, post-industriale sui residui scampoli di terra che loro stessi, in preda alla medesima spinta all'accoppiamento che ora provavano Walter e Lalitha, avevano sovraccaricato di generazioni ravvicinate di famiglie troppo numerose. Il West Virginia era la repubblica delle banane della nazione, il suo Congo, la sua Guyana, il suo Honduras. D'estate le strade erano discretamente pittoresche, ma adesso, con gli alberi ancora spogli, si vedevano i pascoli scabbiosi e pietrosi, le chiome striminzite delle giovani foreste di seconda crescita, le colline sventrate e i torrenti inquinati dalle miniere, i granai azzoppati e le case scrostate, le roulotte sommerse dai rifiuti di plastica e metallo, i viottoli sconquassati che non portavano da nessuna parte.
Addentrandosi nella campagna, il paesaggio diventava meno scoraggiante. I posti remoti portavano il sollievo dell'assenza di persone: assenza di persone significava maggiore presenza di tutto il resto. Lalitha sterz bruscamente per evitare un gallo cedrone in mezzo alla strada, un gallo ospitale, un uccello ambasciatore di buona volont che li invitava ad apprezzare le foreste pi robuste, le vette meno deturpate e i torrenti pi limpidi della contea di Wyoming. Perfino il tempo stava migliorando per loro.
- Ti voglio, - disse Walter.
Lalitha scosse la testa. - Non dire nient'altro, okay? Abbiamo ancora del lavoro da sbrigare. Sbrighiamolo, e poi vedremo.
Walter era tentato di farla fermare in una delle piccole, rustiche zone per picnic lungo il Black jewel Creek (di cui il Nine Mile era un importante tributario), ma sarebbe stato irresponsabile, pens, toccarla di nuovo prima di sentirsi davvero pronto. L'indugio era tollerabile, se la gratificazione era assicurata. E la bellezza della terra lass, la dolce umidit carica di spore dell'aria di inizio primavera glielo confermavano.
Erano le sei passate quando raggiunsero l'uscita per Forster Hollow. Walter si aspettava di incontrare un traffico di camion pesanti e macchinari per il movimento terra lungo la strada del Nine Mile, ma non c'erano veicoli in vista. Invece trovarono i profondi morsi degli pneumatici e dei cingoli
impressi nel fango. L dove i boschi si estendevano fino alla strada, i rami spezzati di fresco giacevano a terra o penzolavano dagli alberi.
- Sembra che qualcuno sia arrivato presto, - disse Walter.
Lalitha accelerava a scatti intermittenti, facendo slittare la macchina sul fango, avvicinandosi pericolosamente al bordo della strada per evitare i pi grossi tra i rami caduti.
- Chiss che non siano arrivati addirittura ieri, - disse Walter. - Magari si sono sbagliati e hanno portato i macchinari ieri per cominciare stamattina presto.
- Erano legalmente autorizzati, a partire da mezzogiorno di ieri.
- Ma a noi avevano detto un'altra cosa. Ci avevano detto alle sei di stamattina.
- S, ma stiamo parlando delle societ del carbone, Walter.
Raggiunsero uno dei punti pi stretti della strada e lo trovarono rozzamente spianato da bulldozer e motoseghe, i tronchi gettati nel burrone sottostante. Lalitha mand su di giri il motore e avanz sbandando e sobbalzando su un tratto livellato in modo sommario, tutto fango, sassi e ceppi. - Meno male che la macchina  noleggiata! - disse, mentre accelerava con entusiasmo sul pezzo di strada successivo, un po' pi sgombro.
Tre chilometri pi su, al confine della propriet che adesso apparteneva alla Fondazione, la strada era bloccata da un paio di macchine, parcheggiate una in fila all'altra contro una recinzione a maglie metalliche che veniva montata da operai in giubbotto arancione. Walter vide Jocelyn Zorn e alcune delle sue donne conferire con il direttore del cantiere, un uomo con l'elmetto in testa e un portablocco in mano. In un altro mondo, non troppo diverso da quello, Walter sarebbe stato amico di Jocelyn Zorn. Somigliava alla Eva della celebre pala d'altare di Van Eyck; era smorta, con gli occhi spenti e l'attaccatura dei capelli alta che le dava un'aria un po' macrocefala. Ma aveva una calma signorile, sconcertante, un'imperturbabilit vicina all'ironia, e come attivista verde ricordava una di quelle verdure in foglia asprigne che Walter prediligeva. S'incammin verso Walter e Lalitha, che stavano scendendo dall'auto per mettere i piedi nel fango.

- Buongiorno, Walter, - disse. - Puoi spiegarmi cosa sta succedendo?
- Mi pare che stiano sistemando la strada, - rispose lui, in malafede.
- Stanno buttando un sacco di terra nel torrente.  gi torbido fin quasi al Black Jewel. Non vedo molte misure di attenuazione dell'erosione, qui. Meno di zero, a dire la verit.
- Ne parleremo con loro.
- Ho chiesto all'ente per la protezione ambientale di venire su a dare un'occhiata. Arriveranno verso giugno, immagino. Avete comprato anche loro?
Sul paraurti dell'ultima macchina, sotto gli schizzi mar
roni, Walter riusc a leggere la scritta LA NARDONE vI HA TI
RATO UN BIDONE.
- Aspetta un momento, Jocelyn, - disse. - Vogliamo fare un passo indietro e vedere le cose in una prospettiva pi ampia?
- No, - rispose Jocelyn. - Non mi interessa. Mi interessa la terra nel torrente. Mi interessa anche quello che succede oltre la recinzione.
- Succede che stiamo salvaguardando per l'eternit venticinquemila ettari di terreno boschivo intatto. Stiamo assicurando un habitat integro ad almeno duemila coppie nidificanti di dendroiche cerulee.
Zorn abbass gli occhi spenti sul terreno fangoso. - Giusto. La tua specie preferita. E molto graziosa.
- Perch non andiamo tutti da un'altra parte - disse Lalitha in tono allegro - e ci 'sediamo a discutere della prospettiva pi ampia? Siamo dalla sua parte, sa.
- No, - disse Zorn. - Io resto un po' qui. Ho chiesto al mio amico del "Gazette" di venire su a dare un'occhiata.
A Walter venne fatto di chiederle: - Hai parlato anche con il "New York Times "?
- S. Sembravano alquanto interessati, a dire il vero. Mtr  una parolina magica, di questi tempi.  quello che state facendo lass, non  cos?
- Terremo una conferenza stampa luned, - rispose Walter. - Spiegher l'intero progetto. Credo che quando sentirai i dettagli rimarrai entusiasta. Possiamo procurarti un bigliet
to aereo, se vuoi partecipare. Mi piacerebbe molto averti fra noi. Possiamo anche tenere una piccola discussione pubblica, se vuoi esprimere le tue preoccupazioni.
- A Washington?
- S.
- Mi pareva.
- La nostra sede  l.
- Infatti. Tutto ha sede l.
- Jocelyn, qui abbiamo ventimila ettari che non verranno pi toccati in alcun modo. Il resto si aggiunger in seguito, nel giro di qualche anno. Credo che abbiamo preso delle ottime decisioni.
- Su questo non siamo d'accordo, direi.
- Pensaci davvero, a venire a Washington luned. E di' al tuo amico del "Gazette" di chiamarmi oggi -. Walter estrasse un biglietto da visita dal portafogli e lo diede a Zorn. - Digli che saremo lieti di portare a Washington anche lui, se gli interessa.
Dall'alto delle colline arriv un rombo cupo che sembrava l'esplosione di una mina, probabilmente su a Forster Hollow. Zorn infil il biglietto da visita in una tasca della giacca a vento. - A proposito, - disse, - ho parlato con Coyle Mathis. So gi cosa state facendo.
- Coyle Mathis non ha il permesso di discuterne, - disse Walter. - Se vuoi, per, facciamo due chiacchiere e te lo spiego io.
- Il fatto che Mathis abiti in una villa nuova di zecca con cinque camere da letto a Whitmanville spiega gi tutto.
- E una bella casa, non trova? - disse Lalitha. - Molto, molto meglio di dove stava prima.
- Perch non lo va a trovare e non gli chiede se  d'accordo?
- Comunque, - disse Walter, - dovete togliere di mezzo quelle macchine e lasciarci passare.
- Mm, - fece Zorn, indifferente. - Potreste chiamare qualcuno per rimuoverle, se qui i cellulari prendessero. Per non prendono.
- Oh, andiamo, Jocelyn -. La rabbia stava sfondando le barricate che Walter aveva eretto per arginarla. - Non possiamo comportarci da adulti, almeno stavolta? Riconoscere

che siamo praticamente dalla stessa parte, anche se non concordiamo sui metodi?
- No, mi dispiace, - disse Jocelyn. - Il mio metodo  bloccare la strada.
Walter, trattenendosi dal risponderle, si avvi a grandi passi su per la collina, lasciando che Lalitha gli corresse dietro. Un supplizio, quella mattinata stava diventando un supplizio. Il direttore con l'elmetto, che dimostrava pi o meno l'et di Jessica, stava spiegando con straordinaria cortesia alle altre donne che dovevano spostare le macchine. - Ce l'ha una radio? - gli chiese brusco Walter.
- Mi scusi. Chi  lei?
- Sono il direttore della Fondazione del Monte Ceruleo. Ci aspettavano in cima alla strada alle sei.
- Capisco. Temo che sar un problema, se queste signore non spostano le macchine.
- Be', allora perch non chiama qualcuno via radio per farci venire a prendere?
- Siamo fuori portata, purtroppo. Queste dannate vallette sono zone morte.
- Okay -. Walter tir un profondo respiro. C'era un pick-up parcheggiato al di l della recinzione. - Magari pu accompagnarci su con il fuoristrada, allora.
- Purtroppo non sono autorizzato ad allontanarmi dalla recinzione.
- Be', allora ce lo presti.
- Non posso fare neanche questo. Lei non  assicurato per l'uso dei mezzi del cantiere. Ma se queste signore volessero spostarsi solo per un istante, sarebbe libero di procedere con la sua auto.
Walter si gir verso le donne, nessuna delle quali dimostrava meno di sessant'anni, e sorrise con vaga aria di supplica. - Per favore, - disse. - Non lavoriamo per le societ del carbone. Siamo conservazionisti.
- Balle! - esclam la pi anziana.
- No, sul serio, - disse Lalitha in tono rassicurante. - Sarebbe un bene per tutti se ci lasciaste passare. Siamo qui per sorvegliare i lavori e assicurarci che vengano svolti in modo responsabile. Siamo davvero dalla vostra parte, e condividia
mo la vostra preoccupazione per l'ambiente. Anzi, se una o due di voi volessero accompagnarci...
- Purtroppo non  permesso, - disse il direttore.
- 'Fanculo il permesso! - disse Walter. - Noi dobbiamo passare! Questa cazzo di terra  mia! Ha capito? Tutto quello che vede qui  mio.
- Allora, le piace? - gli disse la pi anziana delle donne. - Non  molto simpatico, eh? Trovarsi dalla parte sbagliata.
- Lei  liberissimo di entrare a piedi, - disse il direttore, - anche se c' un bel pezzetto da fare. Saranno un paio d'ore, con tutto quel fango.
- Mi presti il fuoristrada, okay? La risarcir, oppure pu dire che l'ho rubato, o quello che le pare. Basta che mi presti quel cazzo di fuoristrada.
Walter sent la mano di Lalitha sul braccio. - Walter? Andiamo a sederci in macchina per un minuto -. Si gir verso le donne. - Siamo davvero dalla vostra parte, e vi siamo grati di essere venute a manifestare la vostra preoccupazione per questa splendida foresta, che noi siamo decisi a salvaguardare.
- Avete scelto un modo interessante per salvaguardarla, - disse la pi anziana.
Mentre Lalitha riportava Walter verso l'auto, si ud un rombo di macchinari pesanti che risalivano la strada. Il rombo divenne un boato, e infine si trasform in un paio di enormi macchine escavatrici larghe quanto tutta la strada, con i cingoli incrostati di fango. Il conducente della prima macchina lasci il motore acceso a sputare gas di scarico e salt gi per parlare con Walter.
- Mi scusi, dovrebbe spostare la macchina pi su e lasciarci passare.
- E come faccio? - rispose furibondo Walter. - Mi dica secondo lei come cazzo faccio!
- Non saprei. Ma noi non possiamo scendere in retromarcia. Il primo spiazzo per girare si trova un paio di chilometri pi gi.
Prima che Walter potesse infuriarsi ancora di pi Lalitha lo prese per le braccia e lo scrut in viso con fervore. - Lascia che ci pensi io. Tu sei troppo arrabbiato.
- Ho ragione a essere arrabbiato!

- Walter. Vai in macchina. Subito.
Walter obbed. Rimase in macchina per pi di un'ora, gingillandosi con il suo BlackBerry fuori campo e ascoltando l'assurdo spreco di carburante fossile prodotto dal motore in folle dell'escavatore dietro di lui. Quando finalmente il conducente si decise a spegnerlo, Walter sent un coro di motori pi lontani: alla fila si erano aggiunti altri quattro o cinque camion pesanti e macchinari per il movimento terra. Qualcuno doveva chiamare la polizia, perch si occupasse di Zorn e delle sue fanatiche. Nel frattempo, incredibile ma vero, Walter era bloccato in un ingorgo nel profondo della contea di Wyoming. Lalitha correva su e gi per la strada, consultando le varie parti in causa, sforzandosi di diffondere buona volont. Per passare il tempo, Walter fece un calcolo mentale di tutte le cose negative accadute nel mondo da quando si era svegliato al Days Inn. Aumento netto della popolazione: 6o 00o unit. Ettari di suolo americano cementificato: 400. Uccelli ammazzati da gatti domestici e selvatici negli Stati Uniti: 500000. Barili di petrolio bruciati nel mondo: i 2 000 000. Tonnellate di anidride carbonica immesse nell'atmosfera: i i o00 000. Squali uccisi per le loro pinne e lasciati a galleggiare nell'acqua: 150 000... Quelle cifre, che continuava a ricalcolare mentre il tempo passava, gli davano una strana, maligna soddisfazione. Ci sono giornate cos brutte che solo un ulteriore peggioramento, solo la discesa in una vera e propria orgia di bruttezza pu redimerle.
Erano quasi le nove quando Lalitha torn da lui. Uno dei conducenti, disse, aveva trovato un punto, duecento metri pi indietro, dove l'auto poteva accostare per lasciar passare i macchinari. L'ultimo della fila avrebbe raggiunto l'autostrada in retromarcia e avrebbe chiamato la polizia.
- Vuoi provare a salire a Forster Hollow a piedi? - disse Walter.
- No, - rispose Lalitha, - voglio che cene andiamo subito. Jocelyn ha una macchina fotografica. E meglio se non ci fotografano sul luogo di un'azione di polizia.
Ci fu quindi una mezz'ora di marce grattate, freni stridenti e nere nuvole di fumo diesel, seguita da altri quarantacinque minuti di inalazione dei fetidi gas di scarico dell'ul
timo camion, che procedeva adagio in retromarcia. Quando
finalmente arrivarono a valle, nella libert dell'autostrada
sgombra, Lalitha punt verso Beckley a velocit folle, filan
do a tutto gas anche nei rettilinei pi brevi, consumando i
copertoni nelle curve.
Si trovavano nella squallida periferia della cittadina quan
do il BlackBerry di Walter emise il suo canto ceruleo, ufficia
lizzando il loro ritorno alla civilt. La chiamata arrivava da
un numero delle Citt Gemelle, forse conosciuto, forse no. - Pap?
Walter si accigli dallo stupore. - Joey? Wow! Ciao. - Ehi, ciao. Come va.
- Tutto a posto? E da un pezzo che non ci sentiamo, non
riconoscevo neanche il numero.
Gli sembr che cadesse la linea, come se la chiamata fos
se stata interrotta. O forse aveva detto qualcosa di sbaglia
to. Ma poi Joey parl di nuovo, con una voce che sembrava
quella di un altro. Un ragazzino tremulo, esitante. - Ecco,
insomma, cio, pap, uhm... ce l'hai un momento?
- Parla pure.
- Ecco, be', insomma, il fatto  che sono un po' nei guai. - Cosa?
- Ho detto che sono un po' nei guai.
Era il genere di telefonata che ogni genitore temeva; ma
Walter, in quel momento, non si sentiva il genitore di Joey.
Gli rispose: - Ehi, anch'io! Siamo tutti nei guai!

Adesso basta
Pochi giorni dopo la pubblicazione dell'intervista sul blog del giovane Zachary, la segreteria del cellulare di Katz cominci a riempirsi di messaggi. Il primo era di uno scocciatore tedesco, Matthias Drhner, che Katz ricordava vagamente di aver schivato in tutti i modi durante la tappa teutonica della tourne dei Walnut Surprise. " Adesso che hai ricominciato a concedere interviste, - diceva Drhner, - spero che sarai cos gentile da concederne una anche a me, come avevi promesso, Richard. Me lo avevi promesso! " Drhner, nel messaggio, non spiegava come si era procurato il suo numero di cellulare, ma a occhio e croce la notizia doveva essere trapelata nella blogosfera passando per il tovagliolino di carta di qualche pupa tampinata da Katz durante il tour. Le richieste di interviste stavano senz'altro arrivando anche via e-mail, probabilmente in numero molto pi elevato, ma era dall'estate prima che Katz non aveva pi il coraggio di avventurarsi on line. Dopo il messaggio di Drhner arrivarono le telefonate di una pupa dell'Oregon di nome Euphrosyne, di un giornalista musicale australiano di Melbourne allegro e chiassone, e del dj di una radio di college di Iowa City che sembrava un bambino di dieci anni. Volevano tutti la stessa cosa. Volevano che Katz ripetesse - ma con parole leggermente diverse, cos avrebbero potuto ripubblicare il pezzo con la loro firma - tutto quello che aveva gi detto a Zachary.
- Ehi, bello,  stata una bomba, - gli disse Zachary sul tetto di White Street, una settimana dopo l'uscita dell'intervista, mentre aspettavano l'arrivo del suo oggetto del desiderio, Caitlyn. Sentirsi chiamare "ehi, bello" era un'esperienza nuova e irritante per Katz, ma del tutto consona ai
suoi precedenti con gli intervistatori. Appena cedeva alla loro volont, quelli abbandonavano ogni parvenza di soggezione.
- Non chiamarmi bello, - disse ugualmente.
- Certo, come vuoi, - rispose Zachary. Camminava sopra una lunga asse Trex come se fosse una trave di equilibrio, con le braccia magre tese all'infuori. Il pomeriggio era fresco e ventoso. - Dico solo che il mio contatore sta impazzendo. Mi stanno linkando da tutto il mondo. Non guardi mai i siti dei tuoi fan?
- No.
- In questo momento sono il primo link del sito principale. Posso andare a prendere il computer e farti vedere.
- Non ce n' proprio bisogno.
- Credo che ci sia una gran fame di gente che le canta chiare al potere. Cio, c' una piccola minoranza che ti d dello stronzo piagnone. Ma  la solita frangia di invidiosi. Non mi preoccuperei, se fossi in 'te.
- Grazie della rassicurazione, - disse Katz.
Quando la ragazza, Caitlyn, comparve sul tetto accompagnata da un paio di amichette, Zachary rimase appollaiato sulla sua trave di equilibrio, troppo cool per fare le presentazioni, mentre Katz metteva gi la pistola sparachiodi e subiva l'esame delle visitatrici. Caitlyn era vestita da hippy, con un gil di broccato e un cappotto di velluto a coste come quelli che portavano Carole King e Laura Nyro, e sarebbe stata senz'altro degna di attenzione se Katz, nella settimana trascorsa dall'incontro con Walter Berglund, non avesse ricominciato a pensare a Patty. Incontrare un'adolescente di prima qualit, adesso, era come sentire profumo di fragole quando si aveva voglia di bistecca.
- Cosa posso fare per voi, ragazze? - disse.
- Ti abbiamo preparato un pane alla banana, - disse l'amichetta pi grassoccia, brandendo una pagnotta avvolta nella stagnola.
Le altre due alzarono gli occhi al cielo. - Lei ti ha preparato un pane alla banana, - disse Caitlyn. - Noi non c'entriamo.
- Spero che ti piacciano le noci', - disse la fornaia.

- Ah, buona questa, - disse Katz.
Cal un silenzio confuso. Le pale degli elicotteri martellavano lo spazio aereo di Lower Manhattan, il vento distorceva il suono in modo bizzarro.
- E solo che Nameless Lake ci  piaciuto tantissimo, - disse Caitlyn. - E siccome abbiamo sentito che stavi costruendo una terrazza quass...
- Be', come vedi, il tuo amico Zachary  uno di parola.
Zachary scuoteva l'asse Trex con le scarpe da tennis arancioni, fingendosi impaziente di rimanere di nuovo solo con Katz, e dimostrando cos di conoscere le basi fondamentali del rimorchio.
- Zachary  un giovane musicista molto dotato, - disse Katz. - Ha tutto il mio sostegno. E un talento da tenere d'occhio.
Le ragazze girarono la testa verso Zachary con una specie di noia triste.
- Sul serio, - prosegu Katz. - Chiedetegli di venire gi con voi e suonarvi qualcosa.
- Noi per siamo pi appassionate di country alternativo, - disse Caitlyn. - Non tanto di rock da ragazzini.
- Ha degli ottimi fraseggi country, - insistette Katz.
Caitlyn drizz le spalle, allineando la schiena come una ballerina, e lo guard fisso, come per offrirgli una possibilit di emendare l'indifferenza che le stava dimostrando. Si vedeva che non era abituata all'indifferenza. - Perch costruisci una terrazza? - disse.
- Per respirare aria buona e fare movimento.
- Perch vuoi fare movimento? Sembri piuttosto in forma.
Katz era molto, molto stanco. Non riuscire, nemmeno per dieci secondi, a stare al gioco che Caitlyn voleva giocare con lui significava comprendere il fascino della morte. Solo morendo avrebbe reciso del tutto il legame con la cosa - con l'idea di Richard Katz nella mente della ragazza - che lo opprimeva. Un po' pi in l, verso sudovest, sorgeva il massiccio centro servizi dell'era Eisenhower che guastava il panorama architettonico ottocentesco di quasi tutti i proprietari di loft di Tribeca. Un tempo quell'edificio offendeva il senso estetico urbano di Katz, mentre adesso lo appagava, offendendo
quello dei milionari che avevano occupato il quartiere. Incombeva come la morte sulle vite eccellenti che si vivevano da quelle parti; per lui era diventato quasi un amico.
- Vediamo un po' questo pane alla banana, - disse Katz alla ragazza grassoccia.
- Ti ho portato anche dei Chiclets alla menta, - disse lei.
- Ti faccio l'autografo sulla scatola, cos puoi tenerla.
- Sarebbe grandioso!
Katz prese un pennarello da una cassetta degli attrezzi. - Come ti chiami?
- Sarah.
- Piacere di conoscerti, Sarah. Mi porter a casa il tuo pane alla banana e lo manger stasera per dessert.
Caitlyn osserv per qualche istante, con una specie di sdegno morale, quell'oltraggio alla sua bellezza. Poi si avvicin a Zachary, seguita dall'altra ragazza. Ed ecco una bella idea, pens Katz: anzich cercare di scoparsi le ragazze che odiava, perch non si limitava a snobbarle sul serio? Per mantenere l'attenzione su Sarah e non deviarla verso la magnetica Caitlyn, tir fuori la scatola di Skoal che aveva comprato per concedere ai polmoni una tregua dalle sigarette, e si infil una grossa presa di tabacco tra guancia e gengiva.
- Posso provarlo? - disse Sarah, tutta imbaldanzita.
- Ti far star male.
- Ma tipo, un pizzico?
Katz scosse la testa e intasc la scatola, al che Sarah gli chiese se poteva usare la pistola sparachiodi. Era la pubblicit ambulante dell'educazione ultimo modello che aveva ricevuto: hai il permesso di chiedere quello che vuoi! Non importa se non sei bella, puoi chiedere lo stesso! Il mondo accetter con gioia quello che hai da offrire, se sarai abbastanza sfrontata da offrirlo! A suo modo, era faticosa quanto Caitlyn. Katz si chiese se anche lui, a diciott'anni, fosse stato cos faticoso, oppure se, come gli sembrava adesso, la sua rabbia contro il mondo - la sua percezione del mondo come un avversario ostile, degno della sua rabbia - non lo avesse reso pi interessante di quei giovani paradigmi di autostima.
Le permise di sparare (Sarah strill per il rinculo e quasi lasci cadere la pistola) e poi la conged. Caitlyn era sta-

ta snobbata cos efficacemente che segu Zachary di sotto senza neanche salutare. Katz si avvicin al lucernario della camera da letto nella speranza di scorgere la madre di Zachary, ma vide solo il letto Dux, la tela di Eric Fischl, la tv a schermo piatto.
La sua propensione per le donne sopra i trentacinque gli provocava un certo imbarazzo. Gli sembrava triste e un po' morbosa, in quanto probabilmente legata alla figura della madre folle e assente, ma era impossibile modificare i meccanismi basilari del suo cervello. Le sbarbine erano perennemente seducenti e perennemente insoddisfacenti, proprio come la coca: ogni volta che smetteva la ricordava fantastica e insuperabile e la voleva disperatamente, per appena ricominciava gli tornava in mente che non era affatto fantastica, ma sterile e vuota: neuromeccanica al gusto di morte. Le pupe giovani, soprattutto al giorno d'oggi, scopavano in modo iperattivo, eseguendo in fretta ogni posizione nota alla specie, facendo questo e quello e quell'altro, con quella fica immatura cos inodore e rasata da non sembrare nemmeno una parte del corpo umano. Le poche ore di sesso con Patty Berglund gli erano rimaste pi impresse di una decina d'anni di scopate con le sbarbine. Certo, Patty la conosceva da sempre e gli piaceva da sempre; la lunga attesa era stata senz'altro un fattore importante. Ma lei aveva anche qualcosa di intrinsecamente pi umano delle ragazzine. Pi difficile, pi coinvolgente, pi desiderabile. E adesso che il suo uccello profetico, la sua bacchetta da rabdomante, lo stava spingendo di nuovo nella direzione di Patty, Katz non riusciva a ricordare perch a suo tempo non avesse approfittato appieno dell'occasione. Un concetto erroneo di lealt, che ora gli riusciva del tutto incomprensibile, gli aveva impedito di andare in quell'albergo di Philadelphia e concedersi un'altra porzione di Patty. Avendo gi tradito Walter una volta, nel cuore gelido di una notte settentrionale, avrebbe dovuto farlo altre cento volte e togliersi lo sfizio. La prova di quanto desiderasse farlo era nelle canzoni che aveva scritto per Nameless Lake. Aveva trasformato in arte il desiderio inappagato. Ma adesso, dopo aver creato quell'arte e averne raccolto i discutibili frutti, non aveva pi motivo di rinunciare
a una cosa che continuava a desiderare. E se Walter, di conseguenza, si fosse sentito in diritto di farsi la pupa indiana, e avesse smesso di comportarsi da irritante moralista, tanto meglio per tutti.
Katz prese il treno del venerd sera da Newark a Washington. Non riusciva ancora ad ascoltare la musica, ma aveva caricato sul lettore mp3 non-Apple una traccia di rumore rosa - rumore bianco con la frequenza orientata verso i toni bassi, in grado di neutralizzare qualunque suono ambientale che il mondo gli buttava addosso - e, indossando un grosso paio di cuffie imbottite, girandosi verso il finestrino e tenendo un romanzo di Bernhard davanti alla faccia, riusc a isolarsi completamente finch il treno non si ferm a Philadelphia. L una coppia di bianchi sulla ventina, entrambi con una maglietta bianca e una coppetta di gelato bianco in mano, prese posto sui sedili appena liberatisi di fronte a lui. Il bianco estremo delle loro magliette gli sembrava il colore del regime di Bush. La pupa reclin subito lo schienale, invadendo il suo spazio, e quando fin il gelato, qualche minuto dopo, butt coppetta e cucchiaino sotto il sedile, dove c'erano i suoi piedi.
Con un pesante sospiro, Katz si tolse le cuffie, si alz e le butt la coppetta in grembo.
- Ges! - strill la ragazza con violento disgusto.
- Ehi, che cazzo combini? - esclam il suo immacolato compagno.
- Me l'hai fatto cadere sui piedi, - disse Katz.
- Mica te l'ha buttato in grembo.
- Bravo, complimenti, - disse Katz. - La tua ragazza butta una coppetta sporca di gelato sui piedi di un altro, e tu fai anche il superiore.
- Questo  un treno pubblico, - disse la ragazza. - Usa un jet privato, se non sopporti la gente.
- S, la prossima volta cercher di ricordarmelo.
Per il resto del tragitto fino a Washington, i due continuarono a spingersi contro lo schienale, cercando di invadere ancora di pi lo spazio di Katz. Qualora lo avessero riconosciuto, cosa che sembrava alquanto improbabile, di l a poco avrebbero scritto su qualche blog che Richard Katz era uno stronzo.

Malgrado avesse suonato abbastanza spesso a Washington nel corso degli anni, l'orizzontalit e i fastidiosi viali diagonali di quella citt lo mandavano sempre in paranoia. Si sentiva un topo prigioniero di un labirinto governativo. Guardandosi attorno dal sedile posteriore del taxi, non gli era chiaro se l'autista lo stesse portando a Georgetown oppure all'ambasciata israeliana per un interrogatorio intensivo. In tutti i quartieri, i pedoni sembravano aver inghiottito la pillola della sciatteria. Come se lo stile individuale fosse una sostanza volatile che evaporava nella vacuit dei marciapiedi e delle enormi, infernali piazze di Washington. L'intera citt era un comando rivolto a Katz e al suo malconcio giubbotto da motociclista. Il comando era: muori.
Il palazzo di Georgetown, tuttavia, possedeva un certo carattere. A quanto gli risultava non era stato scelto da Walter e Patty, eppure rifletteva l'ottimo gusto da borghesia urbana che Katz era arrivato ad aspettarsi da loro. Aveva il tetto di ardesia, molteplici abbaini e alte finestre al pianterreno affacciate su qualcosa che somigliava effettivamente a un piccolo prato. Sopra il campanello c'era una semplice targa di ottone che ammetteva la presenza della FONDAZIONE DEL
MONTE CERULEO.
Jessica Berglund apri la porta. Katz, che non la vedeva da quando andava alle superiori, sorrise con piacere nel trovarla cos adulta e femminile. Jessica, tuttavia, sembrava arrabbiata e confusa, e lo salut a malapena. - Ciao, uhm, - disse, - vieni con me in cucina, okay?
Si gir verso il lungo corridoio con il pavimento di parquet. In fondo c'era la ragazza indiana. - Ciao, Richard, - grid, agitando la mano con aria nervosa.
- Dammi solo un istante, - disse Jessica. Percorse a grandi passi il corridoio, e Katz la segu con la borsa da viaggio, superando un'ampia stanza piena di scrivanie e casellari, e un'altra pi piccola con un tavolo da conferenza. C'era odore di semiconduttori caldi e carta nuova. In cucina riconobbe il grande tavolo rustico francese di St Paul. - Scusami solo un istante, - disse Jessica mentre inseguiva Lalitha verso il retro della casa, in una serie di stanze dall'aria pi dirigenziale.
- Io sono giovane, - la sent dire. - Okay? Sono io quella
giovane, qui. Hai capito?
Lalitha: - S! Certo. Ecco perch  bellissimo che tu sia
venuta. Sto solo dicendo che anch'io non sono poi cos vec
chia, sai.
- Hai ventisette anni! - E non sono giovane?
- A quanti anni hai avuto il primo cellulare? Quando hai
cominciato a usare internet?
- Ero al college. Ma Jessica, ascolta...
- C' una grande differenza fra il college e le superiori.
Adesso la gente ha un modo del tutto diverso di comunica
re. Un modo che quelli della mia et hanno cominciato a im
parare molto prima di te.
- Lo so. Su questo non ti contraddico. Non capisco pro
prio perch sei cos arrabbiata con me.
- Perch sono arrabbiata? Perch hai convinto mio padre
di essere questa grande esperta di giovani, e invece non sei
una grande esperta, come hai appena dimostrato.
- Jessica, conosco la differenza tra un sms e un'e-mail. Ho
sbagliato a parlare perch sono stanca.  da una settimana
che dormo pochissimo. Non  giusto che tu dia tanta impor
tanza a questo fatto.
- Ma tu almeno li mandi, gli sms?
- Non ne ho bisogno. Il BlackBerry fa la stessa cosa, pe
r meglio.
- Non  la stessa cosa! Dio.  proprio quello che sto di
cendo! Se non usavi il cellulare alle superiori, non puoi ca
pire che il telefono  molto, molto diverso dall'e-mail. E un
modo completamente diverso di tenersi in contatto con le
persone. Ho amici che ormai non controllano quasi pi l'e
mail. E se tu e pap volete rivolgervi agli studenti di college,
 molto importante che sappiate queste cose.
- Okay, allora. Arrabbiati con me. Arrabbiati pure. Ma
stasera ho ancora del lavoro da sbrigare, perci vorrei rima
nere sola.
Jessica torn in cucina, scuotendo la testa, con la mascel
la contratta. - Scusa, - disse. - Tu vorrai farti una doccia e
mangiare qualcosa. Di sopra c' una sala da pranzo che in ef-

fetti sarebbe carino usare, ogni tanto. Ho preso un, uhm -. Si guard intorno con aria molto confusa. - Ho fatto un'insalatona e un po' di pasta che posso riscaldare. Ho preso anche del buon pane, la proverbiale pagnotta che mia madre non si ricorda mai di comprare quando abbiamo la casa piena di ospiti per il fine settimana.
- Non preoccuparti per me, - disse Katz. - Ho ancora un pezzo di panino nella borsa.
- No, vengo su a tenerti compagnia.  solo che qui  tutto un po' disorganizzato. Questa casa ... ... ... - Strinse le mani a pugno e le agit. - Grrr! Questa casa!
- Calmati, - disse Katz. - Sono contento di vederti.
- Si pu sapere come vivono, quando non ci sono io? E questo che non capisco. Come fanno a mandare avanti le cose, anche solo a portar fuori la spazzatura -. Jessica chiuse la porta della cucina e abbass la voce. - Dio solo sa cosa mangia, quella. Secondo mia madre vive di Cheerios, latte e panini al formaggio. E banane. Ma dove sarebbe questa roba? Nel frigo non c' neanche il latte.
Katz fece un gesto vago, per lasciar intendere che lui non c'entrava.
- E sai, si d il caso - prosegu Jessica - che io conosca abbastanza bene la cucina regionale indiana. Perch al college avevo molti amici indiani, sai? E anni fa, quando sono venuta qui per la prima volta, le ho chiesto se poteva insegnarmi qualche ricetta regionale, tipo del Bengala, dove lei  nata. Io ho molto rispetto per le tradizioni altrui, e pensavo che potessimo preparare una bella cena insieme, noi due, e sederci a tavola come una famiglia. Pensavo che sarebbe stato bello, visto che lei  indiana e io mi interesso di cibo. E lei mi ha riso in faccia e ha risposto che non sa neanche cucinare un uovo. A quanto pare i suoi genitori erano ingegneri, e non hanno mai preparato un vero pasto in vita loro. Ecco che fine ha fatto la mia idea.
Katz le sorrideva, divertito dall'omogeneit con cui, nella sua persona unitaria e compatta, si combinavano e fondevano le personalit dei genitori. Parlava come Patty e si scandalizzava come Walter, pur rimanendo se stessa. I capelli biondi erano tirati indietro e legati in modo cos severo che le so
pracciglia sembravano sempre inarcate, e questo contribuiva alla sua espressione ironica, di sorpresa inorridita. Katz non provava la minima attrazione nei suoi confronti, e per questo gli piaceva ancora di pi.
- Allora, dove sono gli altri? - disse.
- La mamma  in palestra, a "lavorare ". E pap non lo so, a dire il vero. Una riunione in Virginia. Mi ha detto di dirti che vi vedrete domattina: voleva arrivare stasera, ma c' stato un cambiamento di programma.
- Quando torna tua madre?
- Tardi, senz'altro. Sai, adesso non si direbbe affatto, ma era proprio una mamma fantastica, quando io ero piccola. Tipo che cucinava, sai? Metteva le persone a loro agio. Sistemava sempre un vaso di fiori accanto al letto. A quanto pare  tutta acqua passata, ormai.
Jessica, in veste di padrona di casa d'emergenza, lo accompagn su per una stretta scala nella parte posteriore della casa e gli mostr le grandi camere da letto del primo piano convertite in sala da pranzo e soggiorno, la piccola stanza con il computer e il divano letto di Patty, e poi, al secondo piano, la stanza altrettanto piccola in cui avrebbe dormito lui. - Questa  ufficialmente la camera di mio fratello, - disse Jessica, - ma scommetto che ci ha passato meno di dieci notti, da quando si sono trasferiti qui.
Non si vedeva, in effetti, alcuna traccia di Joey, solo altri mobili raffinati di Walter e Patty.
- A proposito, come sta Joey?
Jessica scroll le spalle. - Lo chiedi alla persona sbagliata.
- Non vi parlate?
Jessica alz lo sguardo su di lui, con quegli occhi divertiti, spalancati e un po' sporgenti. - Ci parliamo ogni tanto, quando capita.
- E allora? Come stanno le cose?
- Be',  diventato un repubblicano, quindi le nostre conversazioni in genere non sono molto gradevoli.
- Ah.
- Ti ho tirato fuori degli asciugamani. Vuoi anche una salvietta per la faccia?
- No, grazie, non uso mai la salvietta per la faccia.

Quando torn di sotto, mezz'ora pi tardi, dopo essersi fatto la doccia e aver indossato una maglietta pulita, trov la cena servita in sala da pranzo. Jessica si sedette all'altro capo del tavolo, con le braccia strette sul petto - era, nel complesso, una ragazza molto tesa -, e lo guard mangiare. - A proposito, congratulazioni - disse - per tutto quello che  successo. E stato molto strano cominciare di colpo a sentirti dovunque, a vederti sulla playlist di tutti.
- E tu? Cosa ascolti di solito?
- Preferisco la world music, soprattutto africana e sudamericana. Ma il tuo disco mi  piaciuto. Ho senz'altro riconosciuto il lago.
Forse voleva lasciargli intendere qualcosa, o forse no. Poteva essere che Patty le avesse rivelato quel che era accaduto al lago? A lei e non a Walter?
- Allora, cosa succede qui? - disse Katz. - Mi sembra che ci sia un piccolo problema fra te e Lalitha.
Di nuovo quello sguardo divertito o ironico a occhi spalancati.
- Cosa? - disse Katz.
- Oh, niente. E solo che la mia famiglia mi d un po' sui nervi, negli ultimi tempi.
- Ho l'impressione che abbia creato qualche problema ai tuoi genitori.
- Mm.
- Sembra una tipa in gamba. Intelligente, energica, impegnata.
- Mm.
- C' qualcosa che mi vuoi dire?
- No! Penso solo che abbia messo gli occhi addosso a mio padre. E questo sta facendo impazzire mia madre. Le sta succedendo proprio sotto il naso. Secondo me, quando una persona  sposata bisognerebbe lasciarla in pace, no? Una persona sposata non si tocca. Giusto?
Katz si schiar la voce, senza sapere dove volesse andare a parare. - In teoria s, - disse. - Ma la vita diventa complicata, con il passare degli anni.
- Questo per non vuol dire che io debba trovarla simpatica. Non vuol dire che debba accettarla. Lo sai, vero, che abita
al piano di sopra?  sempre qui.  pi presente di mia madre. E io non lo trovo giusto. Secondo me dovrebbe andarsene a stare per conto suo. Ma non credo che mio padre lo voglia.
- E perch no?
Jessica gli rivolse un sorriso teso, assai infelice. - I miei genitori hanno un sacco di problemi. Il loro matrimonio ha un sacco di problemi. Non serve un indovino per capirlo. Cio, mia mamma  molto depressa. Da anni. E non riesce a venirne fuori. Per si amano, io so che si amano, e quello che sta succedendo mi d molto fastidio. Se solo se ne andasse - Lalitha, voglio dire -, se solo se ne andasse, mia mamma potrebbe avere un'altra possibilit...
- Tu e tua madre siete molto unite?
- No. Non direi.
Katz continu a mangiare in silenzio, aspettando di sentire il resto. Jessica, per fortuna, sembrava dell'umore giusto per raccontare tutto al primo che capitava.
- Cio, lei ci prova, - gli disse. - Ma ha un vero talento per dire sempre la cosa sbagliata. Non rispetta le mie opinioni. Come se, boh, non fossi una persona adulta e intelligente che sa decidere da sola. Il mio ragazzo del college era un tipo dolcissimo, e lei lo ha trattato in maniera orribile. Era come se avesse paura che lo sposassi, e cos doveva sempre prenderlo in giro. E stato il mio primo vero ragazzo, e io volevo solo un po' di tempo per godermi quella situazione, ma lei non la smetteva. Una volta io e William siamo venuti a Washington per il fine settimana, per visitare qualche museo e partecipare a una manifestazione in favore dei matrimoni gay. Siamo stati qui a dormire, e lei ha cominciato a chiedergli se gli piaceva che le ragazze mostrassero le tette alle feste delle confraternite. Aveva letto qualche stupido articolo di giornale sui ragazzi che urlavano alle ragazze di far vedere le tette. E io le dico, no, mamma, io non vado alla University of Virginia. Nel mio college non abbiamo le confraternite, quella  una stupida usanza dell'et della pietra che si pratica al Sud, io non vado in Florida per le vacanze di primavera, noi non siamo come la gente del tuo stupido articolo. Ma lei non la smetteva. Continuava a chiedere a William cosa ne pensava delle tette delle altre. E si fingeva meravigliata

quando lui rispondeva che non gli interessavano. Sapeva che era sincero, e ovviamente anche imbarazzatissimo dal fatto che la madre della sua ragazza parlasse di tette, eppure fingeva di non credergli. Per lei era solo uno scherzo. Voleva che io ridessi di William. E vero, a volte era un po' pesante. Ma, cio, non poteva darmi la possibilit di capirlo da sola?
- Insomma, ti vuole bene. Non voleva che sposassi il tipo sbagliato.	,
- Non avevo intenzione di sposarlo! E questo il punto!
Lo sguardo di Katz venne attratto dai seni di Jessica, quasi del tutto nascosti dalle braccia rigidamente conserte. Aveva il seno piccolo come sua madre, ma era meno proporzionata di lei. Katz sent che il suo amore per Patty si estendeva anche a Jessica, senza per il desiderio di scoparla. Ora capiva cosa intendeva Walter quando diceva che una persona giovane come lei poteva dare una speranza per il futuro a un uomo pi vecchio. Sembrava proprio una ragazza sveglia.
- Tu avrai una bella vita, - le disse.
- Grazie.
- Hai una bella testa. Sono contento di rivederti.
- Lo so, anch'io, - disse Jessica. - Non ricordo neanche
l'ultima volta che ti ho visto. Forse alle superiori?
- Lavoravi alla mensa dei poveri. Tuo padre mi aveva por
tato a salutarti.
- S, era il periodo in cui mi stavo facendo il curriculum. Avevo circa diciassette attivit extracurricolari. Sembravo Madre Teresa sotto anfetamine.
Katz prese ancora un po' di pasta, che era condita con oli
ve e un qualche tipo di foglia verde. S, rucola: era tornato
al sicuro fra le braccia della borghesia. Chiese a Jessica cosa
avrebbe fatto se i suoi genitori si fossero separati.
- Wow, non lo so, - rispose. - Spero che non succeda.
Pensi che si separeranno? Te lo ha detto pap? - Non lo escluderei.
- Be', in tal caso diventerei una fra i tanti. La met dei miei amici viene da famiglie divise. Non avrei mai pensato che potesse capitare a noi. Finch non  arrivata Lalitha.
- Sai, certe cose si fanno in due. Non dovresti prendertela solo con lei.
- Oh, credimi, me la prenderei anche con pap. Me la prenderei senz'altro con lui. Glielo sento nella voce, ed  molto... sconcertante. Insomma, sbagliato. Tipo, ho sempre pensato di conoscerlo a fondo. Ma a quanto pare non era cos.
- E tua madre?
- Anche lei non  affatto contenta.
- No, volevo dire, e se fosse lei a lasciarlo? Come ti sentiresti?
La perplessit di Jessica sfat l'ipotesi che Patty si fosse confidata con lei. - Non credo che lo farebbe, - disse. - A meno che pap non la costringa.
- Vuoi dire che  contenta cos?
- Be', secondo Joey no. Credo che a lui abbia detto un sacco di roba che a me non dice. O forse Joey si inventa le cose per farmi dispetto. Insomma,  vero che mamma prende sempre in giro pap, ma questo non vuol dire niente. Prende in giro tutti ...'me compresa, ne sono certa, non appena le volto le spalle. Ci trova tutti molto buffi, e questo mi fa incazzare. Ma  molto legata alla famiglia. Non credo che le verrebbe mai in mente di cambiare qualcosa.
Katz si domand se fosse vero. Patty stessa, quattro anni prima, gli aveva detto che non intendeva lasciare Walter. Eppure, il profeta nei suoi calzoni si ostinava a sostenere il contrario, e Joey era forse pi attendibile della sorella sull'argomento della felicit materna.
- Tua madre  una persona strana, non trovi?
- Soffro un ,po' per lei, - disse Jessica, - quando non mi fa arrabbiare. E molto intelligente, eppure non ha mai avuto nessuna ambizione, se non quella di essere una brava mamma. L'unica cosa che so per certo  che non far mai la mamma a tempo pieno, con i miei figli.
- Quindi pensi di volere dei figli. Malgrado la crisi demografica mondiale.
Jessica lo guard con gli occhi spalancati e arross. - Uno o due, forse. Se mai incontrer l'uomo giusto. Cosa che non sembra molto probabile, a New York.
- New York  una citt tosta.
- Oddio, grazie. Grazie di averlo detto. Non mi sono mai sentita cos piccola e invisibile e snobbata come negli ultimi

otto mesi. Credevo che a New York si trovassero molti ragazzi con cui uscire. Ma sono tutti sfigati, idioti o sposati.  spaventoso. Cio, lo so che non sono una strafica, ma penso di meritare almeno cinque minuti di garbata conversazione. Sono passati otto mesi, e sto ancora aspettando quei cinque minuti.  cos demoralizzante che mi  perfino passata la voglia di uscire.
- Tu non c'entri. Sei una bella pupa. Forse sei solo troppo perbene per New York. Laggi c' un'economia piuttosto essenziale.
- Ma come mai  piena di ragazze come me? E ragazzi niente? Tutti quelli decenti hanno deciso di andare da un'altra parte ?
Katz pass in rassegna i giovani maschi di sua conoscenza a New York e dintorni, compresi gli ex compagni dei Walnut Surprise, e non gliene venne in mente nessuno da poter raccomandare a Jessica. - Le ragazze vengono tutte per l'editoria, l'arte e il non profit, - disse. - I ragazzi vengono per i soldi e la musica. E un campione distorto della popolazione. Le ragazze sono brave e interessanti, i ragazzi sono tutti stronzi come me. Non prenderla sul piano personale.
- Mi basterebbe passare una serata piacevole.
Katz si stava pentendo di averle detto che era bella. Era sembrata un'osservazione vagamente maliziosa, e sperava che Jessica non l'avesse presa in quel modo. E invece pareva proprio di s, purtroppo.
- Sei davvero uno stronzo? - gli chiese. - O dicevi cos per dire?
Quel tono di provocazione civettuola era allarmante e andava stroncato sul nascere. - Sono venuto qui per fare un favore a tuo padre, - le rispose.
- Non mi sembra una cosa da stronzo, - disse Jessica in tono provocante.
- Lo . Credimi -. La squadr con tutta la durezza che riusciva a mettere in uno sguardo, e cap di averla un po' spaventata.
- Non capisco, - disse Jessica.
- Non sono tuo alleato sul fronte indiano. Sono un tuo nemico.
- Cosa? Perch? Tu che c'entri?
- Te l'ho detto. Sono uno stronzo.
- Ges. Okay, allora -. Jessica guard il tavolo con le sopracciglia inarcate al massimo, confusa e spaventata e incazzata allo stesso tempo.
- Questa pasta  squisita, tra parentesi. Grazie.
- Di niente. Prendi anche un po' di insalata -. Si alz da tavola. - Credo che andr di sopra a leggere. Dimmi se ti serve qualcos'altro.
Katz annu, e Jessica se ne and. Gli dispiaceva per la ragazza, ma lui era venuto a Washington per fare un lavoro sporco, ed era inutile addolcire la pillola. Quando fin di mangiare esamin con cura la vasta collezione di libri e quella, ancora pi vasta, di cd e lp di Walter, poi si ritir di sopra nella camera di Joey. Voleva essere quello che entrava nella stanza dove si trovava Patty, e non quello che aspettava nella stanza dove Patty sarebbe entrata. La posizione d'attesa era troppo vulnerabile; non era katziana. Anche se di solito evitava i tappi per le orecchie, perch trasformavano il suo acufene in una vera e propria sinfonia, in quel momento se li mise, per non starsene a letto ad ascoltare passi e voci come un vigliacco.
Il mattino dopo indugi in camera fin quasi alle nove prima di scendere le scale alla ricerca della colazione. La cucina era deserta, ma qualcuno, probabilmente Jessica, aveva preparato il caff, tagliato la frutta e messo in tavola dei muffin. Una pioggerella primaverile cadeva sul piccolo giardino posteriore, su narcisi e giunchiglie, e sui lati delle residenze confinanti. Sentendo delle voci nella parte anteriore del palazzo, Katz s'incammin lungo il corridoio con una tazza di caff e un muffin, e trov Walter, Jessica e Lalitha, tutti puliti, con la pelle fresca e i capelli umidi di doccia, che lo aspettavano nella sala conferenze.
- Bene, sei arrivato, - disse Walter. - Possiamo cominciare.
- Non sapevo che la riunione fosse cos presto.
- Sono le nove, - disse Walter. - Per noi  un giorno lavorativo.
Lui e Lalitha sedevano fianco a fianco vicino al centro del grande tavolo. Jessica era seduta in fondo, a distanza, con le

braccia conserte e un'aria tesa che emanava scetticismo e so
spetto. Katz prese posto di fronte agli altri. - Dormito bene? - gli chiese Walter. - Benissimo. Dov' Patty?
Walter scroll le spalle. - Non viene alla riunione, se  questo che vuoi sapere.
- Siamo qui per concludere qualcosa, - intervenne Lalitha. - Non per passare la giornata a ridere dell'impossibilit di concludere qualcosa.
Ahi ahi.
Jessica, spettatrice attenta, lanciava occhiate ora all'uno ora all'altro. Walter, a guardar bene, aveva delle occhiaie terribili, e le sue dita, sul tavolo, facevano qualcosa che era una via di mezzo fra tamburellare e tremare. Anche Lalitha sembrava un po' a pezzi, e il pallore conferiva una sfumatura bluastra alla sua pelle scura. Osservando la posizione dei loro corpi, deliberatamente orientati in direzioni opposte, Katz si chiese se la chimica non avesse gi fatto il suo lavoro. Avevano un'aria tetra e colpevole, come amanti costretti a trattenersi in pubblico. Oppure, al contrario, come due persone che non avevano ancora raggiunto un accordo ed erano insoddisfatte l'una dell'altra. In entrambi i casi, la circostanza meritava grande attenzione.
- Allora, cominciamo con il problema, - disse Walter. - Il problema  che nessuno osa inserire la sovrappopolazione nel dibattito nazionale. E perch? Perch  un argomento deprimente. Perch sembra una storia vecchia. Perch, come per l'effetto serra, non abbiamo ancora raggiunto lo stadio in cui le conseguenze diventano innegabili. E perch, se cerchiamo di dire alla gente povera e incolta di non fare tanti bambini, sembriamo subito elitari. Il numero di figli  inversamente proporzionale al benessere economico delle famiglie, e lo stesso vale per l'et in cui le ragazze hanno il primo figlio, cosa altrettanto dannosa da svariati punti di vista. Basta raddoppiare l'et media delle primipare, da diciotto a trentacinque anni, per dimezzare il tasso di crescita della popolazione.  uno dei motivi per cui i ratti si riproducono molto pi dei leopardi: perch raggiungono la maturit sessuale molto prima.
- Questa analogia crea gi dei problemi, ovviamente, - disse Katz.
- Infatti, - disse Walter. - Di nuovo la questione dell'elitarismo. I leopardi sono una specie pi "nobile" di ratti e conigli. E quindi ecco un altro aspetto del problema: quando richiamiamo l'attenzione sull'alto tasso di natalit e sulla bassa et riproduttiva dei poveri, li trasformiamo in roditori.
- Credo che il paragone con le sigarette sia molto efficace, - disse Jessica dall'estremit opposta del tavolo. Era evidente che aveva studiato in un college costoso e imparato a esprimere la propria opinione nei seminari. - La gente ricca pu comprarsi Zoloft e Xanax. Cos, quando si tassano le sigarette, e anche l'alcol, si colpiscono soprattutto i poveri. Si rendono meno accessibili le droghe pi economiche.
- Giusto, - disse Walter. - Questo  un ottimo argomento. E vale anche per la religione, un'altra grande droga per la gente priva di mezzi. S critichiamo la religione, che  il nostro vero nemico, significa che stiamo criticando i bisognosi.
- E anche le armi, - disse Jessica. - Anche la caccia  molto popolare nei ceti bassi.
- Ah, vai a dirlo al signor Haven, - ribatt Lalitha con la sua cadenza contratta. - Vai a dirlo a Dick Cheney.
- No, in effetti Jessica ha ragione, - disse Walter.
Lalitha gli si rivolt contro. - Davvero? A me non sembra. Cosa c'entra la caccia con il problema demografico?
Jessica alz gli occhi al cielo con impazienza.
Sar una lunga giornata, pens Katz.
- Tutto gira intorno allo stesso problema, le libert personali, - disse Walter. - La gente  venuta in questo paese per cercare soldi o libert. Se non hai soldi, ti aggrappi ancora pi rabbiosamente alle tue libert. Anche se il fumo ti uccide, anche se non puoi permetterti di nutrire i tuoi figli, anche se i tuoi figli vengono ammazzati da un pazzo armato di fucile d'assalto. Sarai anche povero, ma l'unica cosa che nessuno ti potr mai togliere  la libert di sputtanarti la vita come ti pare e piace. Bill Clinton lo aveva capito: non possiamo vincere le elezioni mettendoci contro le libert personali. E meno che mai contro le armi.
Quando Lalitha annu remissiva, anzich mettere il bron-

cio, la situazione si chiari. Stava ancora implorando, e Walter si stava ancora negando. E lui era nel suo elemento, nella sua fortezza, quando aveva la possibilit di parlare in astratto. Non era affatto cambiato dai tempi di Macalester.
- Il vero problema, per, - disse Katz, -  il capitalismo del libero mercato. Giusto? A meno che tu non voglia vietare la procreazione, il tuo problema non sono le libert civili. Il vero motivo per cui l'idea della sovrappopolazione non ha alcun richiamo culturale  che ridurre le nascite significa porre dei limiti alla crescita. Giusto? E la crescita non  una questione secondaria nell'ideologia del libero mercato. E la sua essenza. Giusto? Nella teoria economica del libero mercato, una cosa come l'ambiente non va tenuta in considerazione. Qual era la parola che ti piaceva tanto? "Esternalit"?
- S, proprio quella, - disse Walter.
- La teoria non sar cambiata molto da quando andavamo a scuola, immagino. La teoria sostiene che non c' nessuna teoria. Giusto? Il capitalismo non pu permettersi una discussione sui limiti, perch lo scopo del capitalismo  proprio la crescita illimitata del capitale. Se vuoi usare i mezzi d'informazione capitalisti e comunicare in una cultura capitalista, non ha senso che parli di sovrappopolazione. E proprio un controsenso. Ed  questo il tuo vero problema.
- Forse dovremmo aggiornare la riunione, allora, - disse Jessica in tono sarcastico. - Visto che non c' niente da fare.
- Non l'ho inventato io, il problema, - le disse Katz. - Ve lo sto solo facendo notare.
- Conosciamo il problema, - disse Lalitha. - Ma siamo un'organizzazione pragmatica. Non stiamo cercando di abbattere il sistema, solo di mitigarne gli effetti. Cerchiamo di aiutare il dibattito culturale a mettersi in pari con la crisi, prima che sia troppo tardi. Vogliamo fare con la sovrappopolazione la stessa cosa che Gore sta facendo con i cambiamenti climatici. Abbiamo un milione di dollari in contanti, e ci sono misure molto pratiche che possiamo adottare subito.
- A me non dispiacerebbe abbattere il sistema, - disse Katz. - Per quello contate pure su di me, io ci sto.
- Il motivo per cui non si pu abbattere il sistema, in questo paese, - disse Walter, -  proprio la libert. Il motivo per
cui in Europa il libero mercato  temperato dal socialismo  che laggi non sono cos attaccati alle libert personali. Hanno pure un tasso di crescita demografica inferiore, anche a parit di livello di reddito. Insomma, nel complesso gli europei sono pi razionali. E in questo paese il dibattito sui diritti non  razionale. Si svolge sul piano dell'emotivit, dei risentimenti di classe, ed  per questo che la destra ha buon gioco a sfruttarlo. Ed ecco perch voglio tornare a quello che diceva Jessica sulle sigarette.
Jessica rispose con un cenno, come per dire, grazie!
Dal corridoio arriv un rumore di tacchi: qualcuno, Patty, che camminava in cucina. Katz, che moriva dalla voglia di fumarsi una sigaretta, afferr invece la tazza vuota di Walter e si prepar un pezzo di tabacco da masticare.
- Le trasformazioni sociali positive partono dall'alto, - disse Walter. - Il ministero della Salute fa uscire un rapporto, la gente istruita lo legge, i ragazzi intelligenti cominciano a capire che fumare  stupido, non  cool, e il numero dei fumatori diminuisce in tutta la nazione. Oppure Rosa Parks si siede sull'autobus, gli studenti di college lo vengono a sapere, manifestano a Washington, salgono sugli autobus che vanno a sud, ed ecco che nasce un movimento per i diritti civili. Ormai siamo a un punto in cui qualunque persona mediamente istruita pu capire il problema della crescita demografica. Quindi il prossimo passo sar trasformarlo in una causa cool per gli studenti di college.
Mentre Walter pontificava sugli studenti di college, Katz si sforz di sentire cosa stesse facendo Patty in cucina. Si rendeva conto che il suo, in fondo, era un comportamento da donnicciola. La Patty che lui voleva era la Patty che non voleva Walter: la casalinga che non voleva pi essere una casalinga; la casalinga che voleva scoparsi un rocchettaro. Ma anzich chiamarla al telefono e dirle che la voleva, se ne stava li seduto come uno studentello ad assecondare le fantasie intellettuali del suo vecchio amico. Perch Walter riusciva sempre a mandarlo fuori strada? Si sentiva come un insetto, catturato in pieno volo da un'appiccicosa ragnatela famigliare. Non riusciva a smettere di essere gentile con Walter, perch Walter gli piaceva; se non gli fosse

piaciuto tanto, probabilmente non avrebbe voluto Patty; e se non l'avesse voluta, non sarebbe stato l seduto a fingere. Che pasticcio.
E ora la sent avvicinarsi lungo il corridoio. Walter smise di parlare e tir un profondo respiro, nel palese tentativo di farsi forza. Katz ruot la sedia verso la porta; ed eccola li. La mamma acqua e sapone che aveva un lato oscuro. Indossava un paio di stivali neri, una gonna aderente di broccato di seta rosso e nero, e un impermeabile corto e molto chic con cui stava benissimo ma non sembrava lei. Katz non ricordava di averla mai vista con indosso altro che jeans.
- Ciao, Richard, - disse, lanciando un'occhiata nella sua direzione. - Ciao a tutti. Come sta andando?
- Stiamo cominciando adesso, - disse Walter.
- Allora non vi interrompo.
- Come sei elegante, - disse Walter.
- Vado a fare shopping, - rispose lei. - Magari ci vediamo stasera, se siete da queste parti.
- Ci prepari la cena? - disse Jessica.
- No, lavoro fino alle nove. Se volete posso comprarvi
qualcosa da mangiare, prima di andare.
- Ci faresti proprio un favore, - disse Jessica, - visto che
saremo in riunione per tutto il giorno.
- Be', e io sarei felice di preparare la cena, se non mi aspet
tassero otto ore di lavoro.
- Oh, lascia perdere, - disse Jessica. - Non importa. Magari andiamo a mangiare fuori.
- Mi sembra la cosa migliore, - concord Patty.
- Be', ad ogni modo, -,disse Walter.
- Gi, ad ogni modo, - disse Patty. - Spero tanto che vi
divertiate.
E cos, dopo avere rapidamente irritato, ignorato o deluso ciascuno dei quattro presenti, Patty prosegu lungo il corridoio e usc. Lalitha, che aveva trafficato con il BlackBerry dall'istante in cui Patty era apparsa sulla soglia, era quella pi visibilmente scontenta.
- Lavora sette giorni alla settimana, adesso? - fece Jessica. - Di solito no, - rispose Walter. - Non ho ben capito di cosa si tratta.
- Per si tratta sempre di qualcosa, vero? - mormor Lalitha mentre armeggiava con l'apparecchio.
Jessica reag subito, rivolgendo contro di lei la propria irritazione. - Facci sapere quando hai finito con le tue e-mail, okay? Noi stiamo qui ad aspettare finch non sei pronta, okay?
Lalitha strinse le labbra e continu a pestare sui tasti.
- Magari puoi finire pi tardi? - le disse Walter con delicatezza.
Lalitha sbatt il BlackBerry sul tavolo. - Okay, - disse. - Sono pronta!
Mentre la nicotina gli entrava in circolo, Katz cominci a sentirsi meglio. Patty gli era sembrata spavalda, e la spavalderia era un buon segno. E certo non gli era sfuggita la sua eleganza. Perch mettersi elegante? Per comparire davanti a lui. E perch lavorare sia venerd sera sia sabato sera? Per evitare lui. S, per giocare la stessa partita a nascondino che Katz stava giocando con lei. Adesso che se n'era andata riusciva a vederla meglio, a ricevere i suoi segnali senza troppe interferenze, a immaginare di mettere le mani sulla sua bella gonna, e a ricordare con quanto ardore lei lo aveva desiderato in Minnesota.
Ma nel frattempo c'era il problema dell'eccessiva procreazione: il primo compito concreto, disse Walter, era pensare a un nome per la loro iniziativa. La sua ipotesi di lavoro era Giovent Contro la Follia, un personale omaggio a Youth Against Fascism, che Walter considerava (e Katz era d'accordo con lui) una delle canzoni migliori dei Sonic Youth. Ma Jessica era decisa a scegliere un nome che dicesse s anzich no. Qualcosa che fosse pro e non contro. - I ragazzi della mia et sono pi libertari di come eravate voi, - spieg. - Sono allergici a tutto ci che puzza di elitarismo, o di scarso rispetto delle opinioni altrui. La vostra campagna non pu dire alla gente cosa non deve fare. Deve parlare di questa scelta cool e positiva che stiamo facendo tutti insieme.
Lalitha sugger il nome Prima i Vivi, che fer le orecchie di Katz, e che Jessica bocci con raggelante disprezzo. E cos passarono la mattinata a fare brainstorming, mentre

Katz sentiva terribilmente la mancanza di un consulente di pubbliche relazioni. Esaminarono Terra Meno Madre, Aria Pi Fresca, Condom per Sempre, Coalizione dei Gi Nati, Spazio Libero, Qualit di Vita, Decrescere per Crescere e Adesso Basta! (che a Katz piaceva, ma che gli altri trovavano ancora troppo negativo; lo archivi come possibile futuro titolo per una canzone o un album). Presero in considerazione Nutrire i Vivi, Pensiamoci Bene, Menti Fredde, Un Modo Migliore, La Riduzione Fa la Forza, Il Meno E Pi, Svuotiamo il Nido, La Gioia dei Pochi, Per Sempre Senza Figli, Nessun Bambino a Bordo, Nutri Te Stesso, Non Moltiplicatevi, Spopolare!, Tre Urr per Chi Non Ne Fa, Ma Anche Nessuno, Meno di Zero, Tira il Freno, Sfascia la Famiglia, Sbolliamo, Spazio di Manovra, Pi per Me, Generaniente, Sosta Tecnica, Pispazio, Ama Quel che C', Sterili per Scelta, Fine dell'Infanzia, Vietato l'Accesso ai Bambini, Nucleo di Due, Forse Mai e Che Fretta C'?, e li scartarono tutti. Per Katz, quell'esercizio fu la dimostrazione della generale impossibilit dell'impresa e della specifica rancidezza del cool prefabbricato, ma Walter guid la discussione con l'ottimistico buonsenso di chi aveva trascorso lunghi anni nel mondo artificiale delle Ong. E comunque, per quanto sembrasse incredibile, i dollari che intendeva spendere c'erano davvero.
- Io direi che va bene Spazio Libero, - disse infine Walter. - Mi piace perch ruba la parola "libero" agli avversari, e si appropria della retorica del West libero e selvaggio. Se l'idea decolla potr anche diventare il nome di un intero movimento, non solo del nostro gruppo. Il movimento dello Spazio Libero.
- Solo a me viene in mente uno spazio libero in un parcheggio? - disse Jessica.
- Non  una connotazione tanto negativa, - ribatt Walter. - Tutti sappiamo cosa vuol dire non trovare un posto per parcheggiare. Meno persone sul pianeta, pi possibilit di parcheggio, no? E un esempio molto concreto ed efficace dei problemi della sovrappopolazione.
- Dobbiamo assicurarci che Spazio Libero non sia un marchio registrato, - disse Lalitha.
- 'Fanculo il marchio, - disse Katz. - Tutte le frasi esistenti sono marchi registrati.
- Potremmo mettere uno spazio in pi fra una parola e l'altra, - disse Walter. - Un po' tipo l'opposto di EarthFirst!, e senza il punto esclamativo. Se ci fanno causa per il marchio, possiamo fondare la difesa sullo spazio in pi. Suona bene, no? La Difesa dello Spazio?
- Sarebbe meglio che nessuno ci facesse causa, secondo me, - disse Lalitha.
Nel pomeriggio, dopo l'ordinazione e il consumo di panini e dopo che Patty fu rientrata e uscita di nuovo senza interagire con loro (Katz riusc a intravedere le gambe fasciate dai jeans neri da addetta all'accoglienza della palestra che si allontanavano lungo il corridoio), i quattro membri del comitato consultivo di Spazio Libero elaborarono un progetto per i venticinque stagisti estivi che Lalitha aveva gi cominciato ad attirare e assumere. Lalitha aveva immaginato un festival musicale di fine estate per risvegliare le coscienze, da tenersi in un allevamento di capre di otto ettari che ora apparteneva alla Fondazione del Monte Ceruleo, lungo il confine meridionale della riserva: un'idea su cui Jessica trov subito da ridire. Lalitha non capiva proprio niente del nuovo rapporto dei giovani con la musica? Non bastava ingaggiare dei grossi nomi! Dovevano mandare venti stagisti in venti citt del paese a organizzare festival locali. - Una gara tra gruppi emergenti, - disse Katz. - S, infatti, venti gare, una per citt, - disse Jessica. (Era stata gelida con Katz per tutto il giorno, ma sembrava grata del suo appoggio nel mettere a tacere Lalitha). Offrendo premi in denaro avrebbero attirato cinque ottimi gruppi in ciascuna delle venti citt, e ogni gruppo si sarebbe disputato con gli altri il diritto di rappresentare la propria scena musicale durante un fine settimana di gare in West Virginia, sotto l'egida di Spazio Libero, con alcuni grossi nomi a fare da giudici e a prestare il proprio carisma alla causa di invertire la crescita demografica globale e rendere la procreazione una cosa da sfigati.
Katz, che anche per i suoi standard aveva consumato quantit colossali di caffeina e nicotina, si ritrov in un tale stato di frenesia che acconsent a tutto quello che gli veniva chiesto: scrivere canzoni appositamente pensate per Spazio Libero, tornare a Washington in maggio per incontrare gli stagisti di Spazio Libero e dare una mano a indottrinarli, partecipare come ospite a sorpresa alla gara tra gruppi emergenti di New York, presentare il festival di Spazio Libero in West Virginia, tentare di riunire i Walnut Surprise per portarli al festival, e rompere le scatole a un po' di grossi nomi perch comparissero al suo fianco e facessero parte della giuria insieme a lui. Nella sua testa non stava facendo altro che firmare assegni a vuoto, perch, malgrado le sostanze chimiche effettivamente assunte, la vera essenza del suo stato era una fremente, risoluta volont di strappare Patty a Walter: questa era la base ritmica, tutto il resto era una sofisticazione irrilevante. Sfascia la Famiglia: un altro titolo per una canzone. E una volta sfasciata la famiglia, non avrebbe pi dovuto mantenere alcuna promessa.	

Quando la riunione fin, verso le cinque, Lalitha torn in ufficio per cominciare a mettere in atto i progetti e Jessica scomparve al piano di sopra, mentre Katz era talmente su di giri che accett di uscire con Walter. Stava pensando che quella era l'ultima volta che uscivano insieme. Si dava il caso che i Bright Eyes, un gruppo esploso all'improvviso con un giovane leader talentuoso di nome Conor Oberst, suonassero quella sera in un noto locale di Washington. I biglietti erano esauriti, ma Walter voleva a tutti i costi andare nel backstage per parlare di Spazio Libero a Oberst, e Katz, ipereccitato, fece le telefonate un po' degradanti necessarie per ottenere un paio di pass all'ingresso. Qualunque cosa pur di non rimanere in quel palazzo ad aspettare il ritorno di Patty.
- Non riesco a credere che stai facendo tutto questo per me, - gli disse Walter, al ristorante thailandese vicino a Dupont Circle dove si erano fermati a mangiare prima del concerto.
- E un piacere -. Katz prese un satay, si chiese se sarebbe riuscito a mandarlo gi e decise di no. Assumere ancora tabacco era una pessima idea, ma ne prese comunque un pezzo dalla scatola.
- E come se finalmente ci fossimo messi a fare le cose di cui parlavamo al college, - disse Walter. - E molto importante per me.
Lo sguardo di Katz vagava per tutto il ristorante, posan
dosi dovunque tranne che sull'amico. Gli sembrava di esse
re appena saltato da una rupe: le sue gambe stavano ancora
correndo, ma di li a poco sarebbe precipitato.
- Tutto a posto ? - disse Walter. - Sembri un po' nervoso. - No, sto bene, sto bene.
- Non si direbbe. Ti sei fatto fuori una scatola intera di
quella merda in un giorno solo.
- Non volevo fumare in tua presenza. - Be', ti ringrazio.
Walter fin tutto il satay mentre Katz sputava saliva den
tro il bicchiere dell'acqua, nello stato di calma passeggero e
fasullo creato dalla nicotina.
- Come vanno le cose fra te e la ragazza? - disse. - Ho
percepito una vibrazione strana, oggi.
Walter arross e non rispose. - Ci sei gi andato a letto?
- Ges, Richard! Non sono affari tuoi. - Wow, stai dicendo di s? - No, sto dicendo fatti-i-cazzi-tuoi. - Sei innamorato di lei? - Ges! Adesso basta.
- Vedi, secondo me era un nome pi adatto. Adesso Ba
sta! Con il punto esclamativo. Spazio Libero sembra uno di
quei cartelloni per le inserzioni pubblicitarie.
- Perch ti interessa tanto che io vada a letto con lei? Si
pu sapere?
- Sto solo giudicando in base a quello che vedo.
- Be', siamo diversi, io e te. Lo capisci? Capisci che si pu
aspirare a qualcosa di pi elevato di una scopata?
- S, lo capisco. In astratto.
- Be', allora evita di parlarne, okay?
Katz si guard intorno impaziente, in cerca del camerie
re. Era di pessimo umore, e tutto quello che Walter faceva o
diceva lo irritava. Se Walter era troppo donnicciola per pro
varci con Lalitha, se voleva continuare a essere Mister Virt,
non gliene importava niente. - Leviamoci dalle palle, - disse. - Che ne dici se aspettiamo la mia pietanza? Tu non avrai
fame, ma io s.

- Certo, hai ragione. Scusa. Ho sbagliato.
Il suo umore cominci a precipitare un'ora dopo, nella ressa di giovani davanti alle porte del 9:30 Club. Erano anni che Katz non assisteva a un concerto come membro del pubblico; l'ultima volta che aveva sentito un idolo degli sbarbini era uno sbarbino lui stesso, e si era talmente abituato al pubblico pi adulto dei Traumatics e dei Walnut Surprise che aveva dimenticato quanto fosse diversa la scena degli sbarbini. Quasi religiosa nella sua seriet collettiva. A differenza di Walter che, nel suo zelo culturale, possedeva l'opera omnia dei Bright Eyes e l'aveva fastidiosamente decantata al ristorante thailandese, Katz conosceva il gruppo solo di fama, per osmosi. Lui e Walter avevano almeno il doppio degli anni di chiunque altro li dentro, tutti ragazzi dai capelli piatti e pupe rotondette secondo la moda. Si sentiva osservato e riconosciuto, qua e l, mentre avanzava con Walter sulla pista vuota durante l'intervallo, e pens che era stata davvero una pessima decisione, quella di comparire in pubblico e fornire sostegno, con la sua semplice presenza, a un gruppo di cui non sapeva quasi niente. Si domand cosa fosse peggio, in quelle circostanze: se venire scoperto e adulato o se lasciarsi inghiottire dall'anonimato della mezza et.
- Vuoi provare ad andare nel backstage? - disse Walter.
- Non posso, amico mio. Non me la sento.
- Solo per le presentazioni. Ci vorr un minuto. Il progetto posso esporglielo pi avanti.
- Non me la sento. Non conosco questa gente.
Il mix musicale dell'intervallo, la cui scelta spettava al leader del gruppo, era di una stravaganza impeccabile. (Quando era lui il leader della band, Katz detestava la scelta del mix e tutto quello che c'era dietro - le pose, l'astuzia e la pedanteria, l'obbligo di mostrarsi all'avanguardia in fatto di gusti musicali - e la lasciava sempre ai suoi compagni). I roadie stavano disponendo un sacco di microfoni e strumenti, mentre Walter raccontava entusiasta la storia di Conor Oberst: aveva registrato la prima canzone a dodici anni, abitava ancora a Omaha, il suo gruppo somigliava pi a un collettivo o a una famiglia che a un normale gruppo rock. Le sbarbine si riversavano sulla pista da ogni ingresso, vispe come scoiat
tole dagli occhi splendenti (che cazzo di nome da ragazzini irritanti e compiaciuti', pens Katz) e dal cespuglietto spelacchiato. Quel senso di caduta a precipizio non nasceva precisamente dall'invidia, e neanche solo dall'impressione di essere sopravvissuto a se stesso. Era pi che altro la disperazione per il disintegrarsi del mondo. Il paese stava combattendo due orribili guerre contro due nazioni diverse, il pianeta si
stava riscaldando come un tostapane, e l al 9:30, intorno a
lui, c'erano centinaia di ragazzine sul modello di Sarah-panealla-banana, con i loro dolci struggimenti, il loro innocente diritto... a cosa? All'emozione. All'adorazione assoluta di un gruppo superspeciale. Alla libert di ripudiare ritualmente, per un'ora o due il sabato sera, il cinismo e la rabbia dei grandi. Sembrava, come aveva suggerito Jessica durante la riunione, che non portassero rancore a nessuno. Katz lo capiva dai loro vestiti, che non recavano traccia della collera e dell'ostilit delle folle di cui lui faceva parte da ragazzo. Si radunavano non per esprimere la propria rabbia, ma per celebrare la scoperta generazionale di un modo di essere pi mite e rispettoso. Un modo, non a caso, pi in armonia con il consumo. E cos gli dicevano: muori.
Oberst, con indosso uno smoking blu polvere, sali sul palco senza gli altri, si mise un'acustica a tracolla e mormor due lunghe canzoni senza l'accompagnamento della band. Non era un pacco, era un autentico ragazzo prodigio, e quindi per Katz ancora pi indigeribile. Il numero da Artista Profondo e Tormentato, l'autoindulgenza con cui spingeva le canzoni oltre i naturali limiti di sopportazione, gli ingegnosi crimini contro le convenzioni del pop: recitava la sincerit, e quando la recita minacciava di svelare la sincerit come falsa, recitava la sua sincera angoscia per la difficolt di essere sincero. Poi venne fuori il resto del gruppo, comprese le giovani coriste, tre splendide Grazie in abito da vamp, e nel complesso fu un ottimo concerto: Katz non si abbass a negarlo. Per si sentiva l'unica persona completamente sobria in una stanza piena di ubriachi, l'unico privo di fede in un raduno di pentecostali. Prov un'acuta nostalgia per jersey City, per

le sue strade ammazza-fede. Gli sembrava di avere qualcosa da fare laggi, nella sua nicchia disintegrata, prima che il mondo finisse del tutto.
- Come ti  sembrato? - gli chiese Walter, tutto eccitato, mentre tornavano in taxi.
- Mi  sembrato di essere vecchio, - rispose Katz. - Io li ho trovati fantastici.
- Un po' troppe canzoni sulle telenovele adolescenziali.
- Parlano molto di fede, - disse Walter. - Il nuovo disco  un incredibile tentativo panteistico di continuare a credere in qualcosa in un mondo pieno di morte. Oberst infila la parola lift' in ogni canzone. E infatti il disco si intitola cos, Lifted. E come la religione senza le stronzate dei dogmi religiosi.
- Ammiro la tua capacit di ammirare, - disse Katz. E aggiunse, mentre il taxi procedeva lento in mezzo al traffico di un complicato incrocio diagonale: - Non credo di poter fare questa cosa per te, Walter. Sto raggiungendo elevati livelli di vergogna.
- Fai quello che puoi. Arriva fin dove riesci. Se vuoi solo venire gi per un paio di giorni in maggio a conoscere gli stagisti e magari a scopartene una, per me va bene. Sarebbe gi tanto.
- Sto pensando di rimettermi a scrivere canzoni.
- Fantastico! E una notizia meravigliosa. Quasi preferirei che ti dedicassi a questo invece di lavorare per noi. Allora smetti di costruire terrazze, santo cielo.
- Forse dovr continuare, invece. Non posso farne a meno.
Al loro arrivo trovarono il palazzo buio e silenzioso, con una sola luce accesa in cucina. Walter and subito a letto, ma Katz si ferm in cucina per un momento, pensando che Patty potesse sentirlo e venire gi. A parte tutto il resto, desiderava la compagnia di qualcuno con un po' di senso dell'ironia. Mangi la pasta fredda e fum una sigaretta in giardino. Poi sal al primo piano e si diresse verso la stanzetta di Patty. Dai cuscini e dalle coperte che aveva visto sul divano letto la sera precedente aveva dedotto che dormisse li. La porta era chiusa e non lasciava filtrare alcuna luce.
- Patty, - disse, con una voce che lei avrebbe sentito se fosse stata sveglia.
Ascolt con attenzione, immerso nell'acufene.
- Patty, - ripet.
Il suo uccello non credette neppure per un istante che stesse dormendo, ma era possibile che la porta fosse chiusa su una stanza vuota, e Katz provava una curiosa avversione ad aprirla per controllare. Gli serviva un minimo di incoraggiamento, una conferma del suo istinto. Scese gi in cucina, fin la pasta e lesse il "Washington Post" e il "New York Times ". Alle due, ancora imbottito di nicotina e un po' incazzato con Patty, torn di sopra, buss alla porta e l'apr.
Era seduta sul divano al buio, ancora con l'uniforme nera della palestra, lo sguardo dritto davanti a s e le mani strette in grembo.	y
- Scusa, - disse Katz. - Posso?
- S, - gli rispose senza guardarlo. - Per dovremmo andare di sotto.
Katz avvert un'insolita morsa al petto mentre scendeva di nuovo le scale, un'intensa eccitazione sessuale che gli sembrava di non provare dagli anni delle superiori. Patty lo segu in cucina, chiudendosi la porta delle scale alle spalle. Indossava un paio di calzini molto soffici, calzini adatti a piedi che avevano perso la morbidezza della giovent. Anche senza l'aiuto degli stivali, la sua statura era sempre una piacevole sorpresa. Gli vennero in mente le parole di una delle sue canzoni, quella in cui diceva che quel corpo era il corpo per lui. Era arrivato a questo, il vecchio Katz: a commuoversi per le sue stesse canzoni. E quel corpo per lui era ancora bello, per nulla sgradevole: il prodotto, senz'altro, di molte ore di duro lavoro in palestra. Sul davanti della maglietta nera c'era una scritta in stampatello bianco: LIFT.
- Mi faccio una camomilla, - disse Patty. - Ne vuoi un po'?
- Certo. Non credo di aver mai bevuto una camomilla.
- Ah, che vita protetta hai avuto.
And in ufficio e torn con due tazze di acqua calda istantanea, da cui penzolavano le etichette delle bustine.
- Perch non mi hai risposto quando sono salito la prima volta? - disse Katz. - Sono rimasto qui sotto per due ore.

- Sar stata persa nei miei pensieri.
- Credevi che sarei andato a dormire?
- Non lo so. Stavo pensando senza pensare, non so se mi
spiego. Ma immaginavo che avresti voluto parlarmi, e sape
vo che dovevo farlo. E perci eccomi qui. - Non devi farlo, se non vuoi.
- No,  giusto che parliamo -. Si sedette al tavolo rustico davanti a lui. - Vi siete divertiti? Jessie mi ha detto che siete andati a un concerto.
- Noi e circa ottocento ventunenni. - Ha-ha-ha! Poverino!
- Walter si  divertito.
- Oh, ne sono certa.  alquanto entusiasta dei giovani, di questi tempi.
Katz si sent incoraggiato da quella nota di scontento. - Ne deduco che tu non lo sei?
- Io? Direi proprio di no. Cio, a parte i miei figli. I miei figli mi piacciono ancora. Ma tutti gli altri? Ha-ha-ha!
Aveva sempre quella risata esaltante, stimolante. Sotto la nuova pettinatura, per, sotto l'ombretto e il mascara, Patty era invecchiata. L'et andava in un'unica direzione, e l'istinto di conservazione, davanti a quel dato di fatto, lo incit a scappare finch era ancora in tempo. Era arrivato fin l seguendo un impulso, ma c'era una grossa differenza, ora se ne rendeva conto, tra un impulso e un progetto.
- Perch non ti piacciono? - le chiese.
- Oh, be', da dove cominciare? - disse Patty. - Che ne dici delle infradito? Non sopporto le loro infradito. E come se il mondo fosse la loro camera da letto. E loro neanche lo sentono, tutto quel ciabattare, perch hanno un sacco di gadget, girano sempre con gli auricolari infilati nelle orecchie. Ogni volta che comincio a odiare i miei vicini, incrocio qualche studente della Georgetown University sul marciapiede e subito mi viene da perdonare i vicini, perch almeno sono adulti. Almeno non vanno in giro con le infradito, per dimostrare quanto sono pi rilassati e ragionevoli di noi adulti. Di una rigida come me, che preferirebbe non vedere i piedi nudi della gente in metropolitana. Perch, davvero, chi potrebbe infastidirsi davanti a quegli alluci cos belli? Davanti a unghie cos per
fette? Solo una persona troppo avanti negli anni, ahim, per infliggere al mondo lo spettacolo dei propri alluci.
- Non avevo fatto caso alle infradito.
- Allora hai davvero una vita protetta.
Aveva un tono un po' meccanico e sconnesso, privo di qualunque accento provocatorio su cui poter lavorare. In mancanza di incoraggiamento, Katz senti svanire l'eccitazione. Patty cominciava a infastidirlo, perch non era nello stato in cui immaginava di trovarla.
- E le carte di credito? - prosegu Patty. - Usare la carta di credito per comprare un hot dog o un pacchetto di gomme? Insomma, i contanti sono ormai sorpassati. Giusto? I contanti ti costringono a fare addizioni e sottrazioni. A prestare attenzione alla persona che ti sta dando il resto. Tipo che per un brevissimo istante non sei pi cool al cento per cento e devi uscire dal tuo piccolo mondo. Ma con la carta di credito non succede pi. La consegni con indifferenza e la riprendi con indifferenza.
- Il pubblico di stasera era proprio cos, - disse Katz. - Ragazzi carini, solo un po' egocentrici.
- Ma ti conviene abituarti, no? Jessica dice che per tutta l'estate sarai immerso fino al collo nei giovani.
- S, forse.
- Mi sembrava che fosse deciso.
- S, ma sto pensando di svignarmela. Anzi, l'ho gi detto a Walter.
Patty si alz per mettere le bustine di camomilla nel lavandino e rimase in piedi, voltandogli le spalle. - Perci questa potrebbe essere la tua unica visita, - disse.
- Proprio cos.
- Be', allora forse  un peccato che non sia scesa prima.
- Puoi sempre venire a trovarmi in citt.
- Giusto. Se fossi invitata.
- Adesso lo sei.
Si gir a guardarlo, gli occhi stretti come fessure. - Non metterti a giocare con me, okay? Non voglio vedere quel lato di te. Mi fa venire la nausea, se proprio vuoi saperlo. Okay?
Katz sostenne il suo sguardo, cercando di mostrarle che diceva sul serio - cercando di sentire che diceva sul serio -,

ma riusc solo a esasperarla. Patty si ritir, scuotendo la testa, nell'angolo opposto della cucina.
- Come va con Walter? - le chiese bruscamente.
- Non sono affari tuoi.
- Questa frase l'ho gi sentita. Cosa significa?
Patty arross un po'. - Significa che non sono affari tuoi.
- Walter dice che non va molto bene.
- Be',  abbastanza vero. In generale -. Arross di nuovo. - Ma tu preoccupati per Walter, okay? Preoccupati per il tuo migliore amico. Hai gi fatto la tua scelta. Mi hai ampiamente dimostrato chi di noi due preferisci vedere felice. Hai avuto la tua occasione con me, e hai scelto lui.
Katz sent che la pazienza lo stava abbandonando, ed era una sensazione assai sgradevole. Una pressione fra le orecchie, una rabbia crescente, una gran voglia di litigare. D'un tratto gli sembrava di essere diventato Walter.
- Tu mi hai respinto, - disse.
- Ha-ha-ha! " Scusa, non posso venire a Philadelphia neanche per un giorno, per via del povero Walter "?
- L'ho detto per un minuto. Per trenta secondi. E poi tu, per un'ora, non hai fatto altro che...
- Mandare tutto a puttane. Lo so. Lo so lo so lo so. Lo so chi ha mandato tutto a puttane. Lo so che sono stata io! Ma Richard, tu sapevi che per me era pi difficile. Potevi lanciarmi un'ancora di salvezza. Tipo, magari, in quel minuto, potevi parlare di me, anzich del povero Walter e del suo povero cuore tenero! Per questo dico che hai gi fatto la tua scelta. Forse in quel momento non lo sapevi, ma  cos. Perci rassegnati.	,
- Patty.
- Combiner anche un sacco di cazzate, ma se non altro negli ultimi anni ho avuto un po' di tempo per pensare, e ho capito alcune cose. Mi sono fatta un'idea migliore di chi sei, e di come funzioni. Posso immaginare quanto ti pesi il fatto che la nostra piccola amica bengalese non sia interessata a te. Dev'essere terrrrribilmente destabilizzante. Il mondo si  capovolto! Che brutto viaggio! Puoi sempre provare a lavorarti Jessica, ma in tal caso buona fortuna. Se proprio non sai dove sbattere la testa, la scelta migliore potrebbe essere
Emily, la responsabile per la comunicazione e raccolta fondi. Ma a Walter non interessa, quindi non credo che ti piacer.
Katz aveva il sangue alla testa, si sentiva un fascio di nervi. Gli sembrava di aver sniffato della coca tagliata con metanfetamina cattiva.
- Sono venuto qui per te, - disse.
- Ha-ha-ha! Non ci credo. Non ci credi neanche tu. Sei un pessimo bugiardo.
- Perch sarei venuto, altrimenti?
- Non lo so. Interesse per la biodiversit e la sostenibilit demografica?
Katz stava ricordando quelle sgradevoli discussioni al telefono con Patty. Discussioni grossolane e sgradevoli, che mettevano crudelmente alla prova la sua pazienza. Quello che non ricordava era perch le avesse sopportate. Probabilmente per l'intensit con cui lei lo aveva desiderato e cercato. Un'intensit che adesso era sparita.
- Sono stata arrabbiata con te per tanto tempo, - disse Patty. - Te ne rendi conto? Ti ho mandato tutte quelle e-mail a cui non hai risposto, ho portato avanti quell'umiliante conversazione unilaterale. Le hai mai lette, le mie e-mail?
- Quasi tutte.
- Ah. Non so se sia meglio o peggio. Immagino che non abbia importanza, visto che tanto erano tutte mie fantasticherie. Per tre anni ho voluto una cosa pur sapendo che non mi avrebbe resa felice. Ma non per questo smettevo di volerla. Eri come una pessima droga che non riuscivo a smettere di desiderare. Ho passato la vita a rimpiangere questa o quella droga cattiva, pur sapendo che mi faceva male. E stato solo ieri, quando ti ho visto, che mi sono accorta di non averne pi bisogno, dopotutto. D'un tratto ho pensato: " Cosa mi  venuto in mente? Lui  qui per Walter".
- No, - disse Katz. - Per te.
Non lo stava nemmeno ascoltando. - Mi sento cos vecchia, Richard. Non basta sprecare la propria vita per impedirle di passare. Anzi, cos passa ancora pi in fretta.
- Non sembri vecchia. Sei in gran forma.
- Be', ed  solo questo che conta, vero? Sono diventata una di quelle donne che si sbattono come dannate per rima-

nere in forma. Se potessi proseguire e diventare un bel cadavere, avrei praticamente risolto il problema. - Vieni con me.
Patty scosse la testa.
- Di, vieni con me. Ce ne andremo da qualche parte, e Walter potr avere la sua libert.
- No, - disse Patty, - anche se  carino sentirtelo dire, finalmente. Posso applicarlo retroattivamente agli ultimi tre anni e fantasticare ancora meglio su come sarebbe potuta andare. Arricchir la mia vita immaginaria gi piuttosto ricca. Ora posso sognare di rimanere a casa mentre tu giri il mondo e ti scopi un sacco di diciannovenni, o di seguirti e diventare la capo scout del gruppo - latte e biscotti alle tre del mattino, sai -, oppure di diventare la tua Yoko e lasciare che tutti incolpino me perch ormai ti trovano esausto e banale, e poi farti delle scenate tremende e dimostrarti, piano piano, quanto sia brutto vivere con me. Dovrebbe bastare per mesi e mesi di sogni a occhi aperti.
- Non capisco cos' che vuoi.
- Credimi, se lo sapessi non avrei cominciato questa conversazione. In effetti credevo di saperlo. Sapevo che non era una bella cosa, per credevo di saperlo. E adesso sei qui, ed  come se il tempo non fosse passato.
- Tranne che Walter si sta innamorando della ragazza.
Patty annu. - E cos. E sai che ti dico? Ho scoperto che questo mi fa stare malissimo. Mi fa star male da morire -. I suoi occhi si riempirono di lacrime, e subito si gir per nasconderle.
Katz aveva assistito ad alcune scene di pianto, ai suoi tempi, ma era la prima volta che gli toccava veder piangere una donna per amore di qualcun altro. E questo non gli piaceva per niente.
- E cos gioved sera  tornato dal West Virginia, - disse Patty. - Posso anche raccontartelo, tanto siamo vecchi amici, giusto? Gioved sera  tornato dal West Virginia ed  salito nella mia stanza, ed  successo proprio quello che avevo sempre desiderato, Richard. Sempre desiderato. Per tutta la mia vita di donna adulta. Era quasi irriconoscibile! Sembrava impazzito. Ma la sola ragione per cui stava succedendo era che
l'avevo gi perso. Era una specie di piccolo addio. Un piccolo regalo di commiato, per mostrarmi quello che non potr avere mai pi. Perch l'ho reso troppo infelice per troppo tempo. E adesso  finalmente pronto per qualcosa di meglio, ma non con me, perch io l'ho reso troppo infelice per troppo tempo.
A quanto pareva, Katz era arrivato in ritardo di quarantottore. Quarantottore. Incredibile. - Puoi averlo ancora, - disse. - Rendilo felice, fai la brava moglie. Dimenticher la ragazza.
- Forse -. Patty si sfior gli occhi con il dorso della mano. - Se fossi una persona ragionevole ed equilibrata, probabilmente ci proverei. Perch, sai, una volta mi piaceva vincere. Ero una combattente. Ma ho sviluppato una specie di allergia alle azioni sensate. Sono cos frustrata da me stessa che vorrei sprofondare.
- E proprio questo che amo di te.
- Oh, amore, adesso. Amore. Richard Katz che parla d'amore. Dev'essere il segnale che  ora di andare a letto.
Era una battuta di chiusura; Katz non cerc di fermarla. Aveva una fede cos incrollabile nel proprio istinto, tuttavia, che quando and di sopra, dieci minuti dopo, stava ancora immaginando di trovarla a letto ad aspettarlo. Trov invece, sopra il cuscino, un grosso manoscritto non rilegato con il nome di Patty sulla prima pagina. Il titolo era " Sono stati commessi degli errori".
Katz sorrise. Poi s'infil un grosso pezzo di tabacco dentro la guancia e rimase sveglio a leggere, sputando di tanto in tanto nel vaso sul comodino, fino alle prime luci dell'alba. Not di essere molto pi interessato alle pagine che parlavano di lui che alle altre; questo gli conferm il suo antico sospetto che la gente, in fin dei conti, voglia solo leggere di se stessa. Not inoltre, con piacere, che quel suo ego aveva sinceramente affascinato Patty; il che gli ricord perch Patty gli piaceva tanto. Eppure, quando lesse l'ultima pagina e lasci cadere nel vaso il pezzo di tabacco ormai fradicio, sent chiaramente di essere stato sconfitto. Non da Patty: come scrittrice era notevole, ma Katz reggeva bene il confronto nel campo dell'espressione di s. La persona che lo aveva sconfitto era Walter, perch quel documento era evidentemente stato

scritto per lui, una specie di lettera di scuse desolata e non consegnabile. Walter era il protagonista del dramma di Patty, mentre Katz svolgeva solo un interessante ruolo secondario.
Per un momento, in quella che passava per la sua anima, una porta si apr abbastanza da lasciargli intravedere quanto fosse patetico il suo orgoglio ferito, ma Katz sbatt la porta e si diede dello stupido per essersi concesso di desiderare Patty. S, gli piaceva il suo modo di parlare, s, aveva un debole fatale per un certo genere di pupa intelligente e depressiva, ma l'unica maniera che conosceva per interagire con una pupa cos era scoparla, andarsene, tornare indietro e scoparla ancora, andarsene ancora, odiarla ancora, scoparla ancora, e cos via. Adesso avrebbe voluto tornare indietro nel tempo e congratularsi con il se stesso ventiquattrenne, in quella sudicia casa occupata nel South Side di Chicago, per aver riconosciuto che una donna come Patty era fatta per un uomo come Walter, il quale, bench sciocco per tante altre cose, aveva la pazienza e l'immaginazione per saperla trattare. L'errore commesso in seguito da Katz era stato continuare a tornare in un posto dove era destinato a sentirsi sconfitto. Tutto quanto il documento di Patty dimostrava l'estenuante difficolt di distinguere, in un simile scenario, ci che era "bene" da ci che non lo era. Katz era molto bravo a capire cosa era bene per lui, e questo di solito gli bastava per ogni obiettivo della sua vita. Solo con i Berglund aveva la sensazione che non gli bastasse. E adesso si era stufato di quella sensazione; era pronto a darci un taglio.
- Allora, amico mio, - disse, - siamo arrivati alla fine. Hai vinto tu, mio caro. ,
Fuori il cielo si stava schiarendo. Katz and in bagno, butt nel water lo sputo e il tabacco consumato e rimise a posto il vaso. La radiosveglia segnava le 5:57. Mise la sua roba nella borsa, scese nell'ufficio di Walter con il documento e lo lasci al centro della scrivania. Un piccolo regalo di commiato. Qualcuno doveva mettere le cose in chiaro, li dentro, qualcuno doveva farla finita con le stronzate, e Patty evidentemente non ne era capace. E cos voleva che Katz facesse il lavoro sporco? Va bene. Era pronto a essere l'unico con le palle di tutto il gruppo. Il suo compito nella vita era quello
di dire la sporca verit. Di fare lo stronzo. Percorse il corridoio principale e usc dalla porta d'ingresso con la serratura a molla. Quando se la chiuse alle spalle, lo scatto gli sembr irrevocabile. Addio ai Berglund.
Durante la notte era arrivata un'aria umida, che aveva bagnato le macchine e inumidito le mattonelle sconnesse dei marciapiedi di Georgetown. Gli uccelli erano attivi sugli alberi in boccio; un jet mattiniero crepitava nel pallido cielo primaverile. Perfino l'acufene di Katz sembrava smorzarsi nella quiete del mattino. "E un buon giorno per morire! " Cerc di ricordare chi lo aveva detto. Cavallo Pazzo? Neil Young?
Katz si mise la borsa in spalla e s'incammin in discesa verso il traffico sospirante, raggiungendo infine un lungo ponte che portava al centro della dominazione mondiale americana. Si ferm circa a met del ponte, guard gi verso una donna che faceva jogging sul sentiero lungo il fiume, e cerc di valutare, dall'intensit;-dell'interazione fotonica tra il culo della donna e le proprie retine, se fosse davvero un buon giorno per morire. L'altezza era abbastanza elevata da ucciderlo se si fosse tuffato, e tuffarsi era senz'altro il modo giusto. Sii uomo, buttati di testa. S. Ora il suo uccello stava dicendo di s a qualcosa, e quel qualcosa non era certo il culo largotto della donna che si allontanava.
Era la morte, allora, il messaggio che il suo uccello aveva voluto comunicargli mandandolo a Washington? Aveva forse frainteso la profezia? Era quasi certo che nessuno avrebbe sentito molto la sua mancanza, se fosse morto. Poteva liberare Walter e Patty da un fastidio, liberare se stesso dal fastidio di essere un fastidio. Poteva andare dove Molly era andata prima di lui, e suo padre prima di lei. Guard gi verso il punto dove sarebbe probabilmente atterrato, una chiazza di ghiaia e terra nuda calpestata da migliaia di piedi, e si chiese se quel quadratino di terra insignificante fosse degno di ucciderlo. Lui, il grande Richard Katz! Ne era degno?
Rise di quella domanda e prosegu lungo il ponte.
Tornato a Jersey City, impugn le armi contro il mare di ciarpame del suo appartamento. Apr le finestre per lasciar entrare l'aria tiepida e fece le pulizie di primavera. Lav e asciug tutti i piatti, gett via balle di carta inutile, e can-

cell una per una tremila e-mail indesiderate dal computer, fermandosi pi volte a inalare gli odori di palude, di porto e spazzatura dei mesi pi caldi a jersey City. Dopo il tramonto bevve un paio di birre e tir fuori il banjo e le chitarre, constatando che la torsione del manico della Strat non si era magicamente aggiustata da sola durante i mesi trascorsi nella custodia. Bevve la terza birra e chiam il batterista dei Walnut Surprise.
- Ciao, testa di cazzo, - disse Tim. - E un piacere sentirti, finalmente... ma anche no.
- Cosa posso dire, - rispose Katz.
- Per esempio: " Scusami tanto se sono uno sfigato totale e vi ho piantati in asso raccontandovi cinquanta bugie diverse". Testa di cazzo.
- S, be', purtroppo avevo delle cose da sbrigare.
- Giusto, essere una testa di cazzo porta via molto tempo.
Perch cazzo mi stai telefonando?
- Volevo sapere come ti vanno le cose.
- Cio, a parte il fatto che sei uno sfigato totale e ci hai fot
tuti in cinquanta modi diversi mentendoci in continuazione? Katz sorrise. - Perch non butti gi le tue rimostranze e
me le presenti in forma scritta, cos adesso possiamo parlare
di qualcos'altro?
- L'ho gi fatto, stronzo. Hai controllato l'e-mail nell'ultimo anno?
- Be', allora fammi uno squillo pi tardi, se ti va. Il mio telefono  di nuovo operativo.
- Il tuo telefono  di nuovo operativo! Questa  buona, Richard. E il tuo computer?  di nuovo operativo anche quello ?
- Ti sto solo dicendo che ci sono, se vuoi chiamarmi.
- E io ti sto solo dicendo di andare a farti fottere.
Katz mise gi il telefono, soddisfatto della conversazione. Difficilmente Tim si sarebbe preso la briga di insultarlo, se avesse avuto in ballo qualcosa di meglio dei Walnut Surprise. Bevve un'ultima birra, inghiott una delle mirtazapine micidiali prescrittegli da un medico di Berlino dalla ricetta facile, e dorm per tredici ore.
Si svegli in un pomeriggio rovente e usc a passeggiare nel
quartiere, esaminando le femmine con gli abitini striminziti che andavano di moda quell'anno e facendo addirittura la spesa: burro d'arachidi, banane, pane. Pi tardi and a Hoboken a portare la Strat dall'uomo che gli riparava le chitarre, e gi che c'era cedette all'impulso di cenare da Maxwell's e assistere allo spettacolo. Il personale di Maxwell's lo tratt come una specie di generale MacArthur, tornato dalla Corea in disgrazia ma pieno d'orgoglio. Le pupe continuavano a chinarsi su di lui con le tette che fuoriuscivano dai minuscoli top, un tizio che non conosceva o che forse un tempo aveva conosciuto e poi dimenticato continuava a rifornirlo di birra, e gli ospiti della serata, un gruppo locale di nome Tutsi Picnic, non gli facevano schifo. Nel complesso, gli sembrava che la decisione di non tuffarsi dal ponte a Washington fosse stata quella giusta. La libert dai Berglund si stava rivelando un tipo di morte pi dolce e per nulla sgradevole, una morte senza dolore, urto stato di non-esistenza solo parziale nel quale Katz poteva andare a casa di una editor sulla quarantina ("grande, grande ammiratrice") che se lo era arruffianato durante il concerto dei Tutsi Picnic, inzuppare il biscotto alcune volte e poi, al mattino, comprarsi qualche pasticcino fritto mentre tornava in Washington Street per spostare il furgone prima che scattasse il parchimetro.
Sul telefono di casa trov un messaggio di Tim e nessuno dei Berglund. Si premi suonando la chitarra per quattro ore. La giornata era splendidamente calda e rumorosa, le strade tornavano a vivere dopo il lungo letargo invernale. I polpastrelli senza calli della mano sinistra erano quasi sul punto di sanguinare, ma per fortuna i nervi sottostanti, uccisi alcuni decenni prima, erano ancora morti. Bevve una birra e and dal suo venditore di gyro dietro l'angolo, con l'intenzione di fare uno spuntino e riprendere a suonare. Quando torn indietro, con il pacchetto della carne in mano, trov Patty seduta sui gradini d'ingresso.
Indossava una gonna di lino e una camicetta azzurra senza maniche, con due chiazze di sudore che le arrivavano fin quasi alla vita. Accanto aveva una grossa valigia e un mucchietto di giacche.
- Bene, bene, bene, - disse Katz.

- Sono stata sfrattata, - disse Patty con un sorriso mite e triste. - Grazie a te.
Il suo uccello, se non un'altra parte di lui, fu soddisfatto di vedere confermati i propri poteri divinatori.
Guai in vista
La madre di jonathan e Jenna, Tamara, si era fatta male ad Aspen. Nel tentativo di evitare la collisione con un adolescente in vena di acrobazie, aveva incrociato gli sci e si era rotta due ossa della gamba sinistra, sopra lo scarpone, cosa che le avrebbe impedito di accompagnare jenna a cavalcare in Patagonia in gennaio. Per Jenna, che aveva assistito al capitombolo di Tamara e aveva inseguito e denunciato l'adolescente mentre jonathan si prendeva cura della madre caduta, quell'incidente era solo l'ultimo di una lunga lista di sventure cominciate quando si era laureata alla Duke la primavera precedente; invece per Joey, che in quelle settimane parlava con jenna due o tre volte al giorno, l'incidente rappresentava un piccolo e quanto mai necessario dono degli di: la svolta che aspettava da pi di due anni. Jenna, dopo la laurea, era andata a Manhattan per lavorare con un famoso organizzatore di feste e tentare di vivere con il quasi-fidanzato Nick, ma in settembre aveva affittato un appartamento per s, e in novembre, cedendo alle incessanti e aperte pressioni della famiglia e alle pi sottili azioni di sabotaggio da parte di Joey, che era diventato il suo Confidente Designato, aveva dichiarato nulla e irrecuperabile la relazione con Nick. A quel punto stava assumendo dosi piuttosto alte di Lexapro, e non desiderava niente dalla vita tranne andare a cavalcare in Patagonia, dove Nick le aveva pi volte promesso di accompagnarla, per poi ogni volta rimandare perch oberato di lavoro alla Goldman Sachs. Si dava il caso che Joey avesse cavalcato un paio di volte, anche se in modo maldestro, durante l'estate trascorsa in Montana quando andava alle superiori. Dall'elevato numero di telefo-

nate ed sms ricevuti da jenna, Joey sospettava gi di essere stato promosso a oggetto transizionale, se non addirittura a potenziale fidanzato in piena regola, e i suoi ultimi dubbi vennero dissipati quando jenna lo invit ad accompagnarla nel lussuoso villaggio turistico argentino che Tamara aveva prenotato prima dell'incidente. E poich si dava anche il caso che avesse degli affari da sbrigare nel vicino Paraguay e sapesse che prima o poi, volente o nolente, ci sarebbe dovuto andare, Joey accett l'invito senza esitazioni. L'unica vera controindicazione al viaggio in Argentina con jenna era il fatto che, cinque mesi prima, all'et di vent'anni, colpito da un attacco di follia a New York, era andato al palazzo di giustizia di Lower Manhattan e aveva sposato Connie Monaghan. Ma questa non era certo la pi grave delle sue preoccupazioni, e cos per il momento decise di trascurarla.
La sera prima di prendere l'aereo per Miami, dove jenna era andata a trovare un nonno e gli aveva dato appuntamento in aeroporto, Joey telefon a Connie a St Paul per annunciarle la partenza imminente. Gli dispiaceva di dover mistificare e dissimulare con lei, ma i suoi progetti sudamericani gli fornivano una buona scusa per rinviare ancora il trasferimento di Connie a est, nel suo appartamento in affitto con vista sull'autostrada in uno squallido angolo di Alexandria. Fino a qualche settimana prima aveva usato la scusa del college, ma adesso si era preso un semestre di pausa per gestire gli affari, e Connie, infelice a casa con Carol e Blake e le gemelline, non riusciva a capire perch non le fosse ancora concesso di vivere con suo marito.
- E poi non vedo perch devi andare a Buenos Aires, - gli disse Connie, - se il fornitore  in Paraguay.
- Voglio esercitarmi un po' con lo spagnolo, - rispose Joey, - prima di doverlo usare sul serio. Tutti dicono che Buenos Aires  una citt fantastica. Devo farci scalo comunque.
- Be', vuoi che ci prendiamo una settimana di vacanza e passiamo la luna di miele a Buenos Aires?
La luna di miele mancante era uno dei punti dolenti della loro relazione. Joey ripet la sua versione ufficiale, e cio che era cos schizzato per il lavoro che non poteva andare a
rilassarsi in vacanza, e Connie cadde in uno di quei silenzi che usava al posto dei rimproveri. Continuava a non rimproverarlo in modo diretto.
- Qualunque posto al mondo, davvero, - disse Joey. - Quando mi pagheranno, ti porter dovunque vorrai.
- Mi basterebbe vivere con te e svegliarmi accanto a te, a dire la verit.
- Lo so, lo so, - disse Joey. - Sarebbe fantastico. Solo che adesso sono cos sotto pressione che non mi troveresti neppure simpatico.
- Non devi per forza essere simpatico, - ribatt Connie.
- Ne parliamo quando torno, okay? Promesso.
Nel sottofondo telefonico, a St Paul, si ud lo strillo lontano di un beb. Non era il figlio di Connie, ma ci andava abbastanza vicino da innervosire Joey. Dopo agosto l'aveva vista una volta sola, a Charlottesville, nel lungo fine settimana del Ringraziamento. Le vacanze di Natale (un altro punto dolente) le aveva passate traslocando da Charlottesville ad Alexandria e facendo brevi visite a Georgetown dai genitori. Aveva detto a Connie che stava lavorando sodo per l'appalto governativo, ma in realt ammazzava buona parte delle giornate guardando il football in tv, ascoltando jenna al telefono, e in generale sentendosi condannato. Connie avrebbe potuto convincerlo a lasciarla venire comunque, se non fosse stata debilitata dall'influenza. Joey si era turbato nel sentire la sua voce flebile, sapendo che era sua moglie e che non poteva correre da lei, ma era dovuto partire per la Polonia. Quello che aveva scoperto a Ldz e Varsavia, nei tre giorni frustranti trascorsi in compagnia di un "interprete" americano residente in Polonia, rivelatosi bravissimo a ordinare al ristorante ma quasi del tutto dipendente da un traduttore simultaneo elettronico per trattare con gli agguerriti uomini d'affari slavi, lo aveva cos sbigottito e spaventato che, nelle settimane successive al suo ritorno, non era riuscito a concentrarsi sugli affari per pi di cinque minuti di seguito. Adesso tutto dipendeva dal Paraguay. Ed era molto pi piacevole immaginare il letto che avrebbe condiviso con jenna, piuttosto che pensare al Paraguay.
- Hai la fede al dito? - gli chiese Connie.

- Uhm... no, - rispose Joey senza riflettere. - Ce l'ho in tasca.
- Mm.
- La sto mettendo adesso, - disse Joey, avvicinandosi al comodino dove aveva lasciato l'anello, nel piattino delle monete. Il suo comodino era una scatola di cartone. - Mi sta a pennello,  perfetta.
- Io la porto al dito, - disse Connie. - Adoro portarla.
Cerco di ricordarmi di spostarla sulla destra quando esco dal
la mia stanza, ma a volte mi dimentico.
- Non dimenticartene. Non va bene.
- Stai tranquillo, amore. Carol non nota queste cose. Non
le piace neanche guardarmi. Ci siamo antipatiche a vicenda. - Dobbiamo stare attenti lo stesso, okay? - Non so.
- Ancora un pochino, - disse Joey. - Finch non lo dico ai miei genitori. Poi potrai portarla quanto vuoi. Cio, la porteremo sempre tutti e due. Volevo dire questo.
Era difficile paragonare un silenzio a un altro, ma quello che Connie us in quel momento gli sembr particolarmente angoscioso e triste. Joey sapeva che mantenere segreto il loro matrimonio la stava uccidendo, e continuava a sperare che l'idea di dirlo ai propri genitori diventasse meno spaventosa, e invece con il passare dei mesi lo diventava sempre di pi. Cerc di infilarsi la fede al dito, ma non andava oltre l'ultima nocca. L'aveva comprata di fretta, in agosto, a New York, ed era un po' troppo piccola. Allora se la mise in bocca, esplorandone il perimetro con la lingua come se fosse un orifizio di Connie, e questo lo eccit un tantino. Lo fece sentire pi vicino a lei, lo riport ad agosto e alla follia di quello che avevano fatto. L'anello, viscido di saliva, gli scivol sul dito.
- Dimmi cos'hai addosso, - le chiese. - Dei vestiti.
- Ma tipo?
- Niente. Vestiti.
- Connie, ti giuro che glielo dir appena mi pagano. E solo che adesso devo affrontare una cosa per volta. Questo cazzo di contratto mi sta mandando fuori di testa, e al momento
non riesco a pensare a nient'altro. Adesso dimmi cos'hai addosso, okay? Voglio immaginarti.
- Vestiti.
- Per favore.
Ma Connie si era messa a piangere. Joey sent un gemito debolissimo, il microgrammo di infelicit che si era permessa di manifestare. - Joey, - sussurr. - Amore. Mi dispiace, mi dispiace tanto. Non penso di poter continuare cos.
- Ancora un pochino, - disse Joey. - Aspetta almeno che torni dal viaggio.
- Non so se ci riesco. Ho bisogno di qualcosina adesso. Una cosina... piccola, ma che sia vera. Che sia pi di niente. Lo sai che non voglio crearti problemi. Per posso dirlo almeno a Carol? Voglio solo che qualcuno lo sappia. Le far giurare di non dirlo a nessuno.
- Lo dir ai vicini. Lo sai che  una chiacchierona.
- No, la far giurare.
- E poi qualcuno spedir le cartoline di Natale in ritardo, - disse Joey furioso, offeso non con Connie ma con il mondo che cospirava contro di lui, - e lo diranno ai miei genitori. E poi... E poi... !	'
- Allora cosa posso avere, se non posso avere questo? C' qualche cosina che posso avere?
L'istinto doveva averla avvisata che quel viaggio in Sudamerica era un po' sospetto. E Joey si sentiva decisamente in colpa, adesso, ma non proprio per jenna. Secondo il suo calcolo morale, il fatto di aver sposato Connie gli dava diritto a un ultimo, grandioso utilizzo della licenza sessuale che lei gli aveva accordato tanto tempo prima e mai espressamente revocato. Se poi tra lui e jenna fosse nata un'intesa perfetta, ci avrebbe pensato in seguito. Ci che gli pesava in quel momento era il contrasto fra il tanto che possedeva - un contratto firmato che era pronto a fruttargli $600 000 se il Paraguay avesse soddisfatto le aspettative; la prospettiva di una settimana all'estero con la pi bella ragazza che avesse mai conosciuto - e il nulla che poteva pensare di offrire a Connie. Il senso di colpa era stato uno dei motivi che l'avevano spinto a sposarla, ma cinque mesi dopo si sentiva ancora in colpa come prima. Si sfil dal dito la fede nuziale

e se la ricacci nervosamente in bocca, la chiuse fra gli incisivi, la rigir con la lingua. L'oro a diciotto carati era di una durezza sorprendente. Aveva sempre pensato che l'oro fosse un metallo morbido.
- Dimmi qualcosa di bello che succeder, - disse Connie.
- Faremo una valanga di soldi, - rispose Joey, spingendo l'anello dietro i molari con la lingua. - E poi andremo in un posto bellissimo e ci sposeremo un'altra volta e ci divertiremo un sacco. Finiremo gli studi e ci metteremo in affari. Andr tutto bene.
Il silenzio con cui Connie accolse le sue parole sapeva d'incredulit. Non ci credeva nemmeno lui. Anche solo per la sua paura morbosa di informare i genitori del matrimonio - la sua fantasia aveva gonfiato la scena della rivelazione fino a proporzioni mostruose -, il documento firmato con Connie in agosto gli sembrava pi un patto suicida che un certificato di matrimonio: andava a sbattere contro una barriera insormontabile. La loro relazione aveva senso solo nel presente, quando erano insieme in carne e ossa e potevano fondere le loro identit e creare il loro mondo.
- Vorrei che fossi qui, - disse Joey. - Anch'io.
- Saresti dovuta venire per Natale. E stata colpa mia. - Ti avrei attaccato l'influenza.
- Dammi ancora qualche settimana. Rimedier, te lo giuro. - Non sono sicura di farcela. Ma ci prover. - Mi dispiace tanto.
E gli dispiaceva davvero. Tuttavia prov anche un sollievo inesprimibile quando Connie gli permise di riagganciare e rivolgere i suoi pensieri a jenna. Infil la lingua nella guancia per spingere fuori la fede nuziale, con l'intenzione di asciugarla e metterla via, e invece chiss come, senza volerlo, con una specie di doppietta della lingua, la inghiott.
- Cazzo!
L'avvert verso il fondo dell'esofago, un grumo duro e rabbioso l sotto, la protesta dei tessuti molli. Cerc di rigurgitarla fuori ma riusc solo a mandarla ancora pi gi, dove era impossibile sentirla, insieme ai resti del panino di Subway da trenta centimetri che aveva mangiato per cena. Corse al la
vabo del cucinino e si cacci un dito in gola. Non vomitava da quando era piccolo, e i conati anticipatori gli ricordarono quanto gli facesse paura. Era un atto cos violento. Come cercare di spararsi in testa: non poteva costringersi a farlo. Si chin sopra il lavabo a bocca aperta, sperando che il contenuto dello stomaco si riversasse fuori in modo naturale, non violento; ma ovviamente non accadde.
- Cazzo! Maledetto codardo del cazzo!
Erano le dieci meno venti. Il volo per Miami partiva dal Dulles alle undici del mattino dopo, ed era escluso che Joey salisse su un aereo con l'anello ancora nella pancia. Si mise a camminare avanti e indietro in soggiorno sulla moquette beige piena di macchie e decise di farsi vedere da un medico. Con una rapida ricerca on line trov l'ospedale pi vicino, in Seminary Road.
Si butt addosso un cappotto e corse gi in Van Dorn Street in cerca di un txi, ma la notte era fredda e il traffico insolitamente scarso. Nel suo conto d'affari c'erano fondi a sufficienza per comprare una macchina, anche una bella macchina, volendo, ma siccome una parte di quei soldi apparteneva a Connie e gli altri venivano da un prestito bancario garantito da lei, Joey stava molto attento con le spese. Si spinse in mezzo alla strada, come se facendo da bersaglio potesse attirare pi macchine e, di conseguenza, un taxi. Ma quella sera non c'erano taxi.
Mentre s'incamminava verso l'ospedale controll il telefono e trov un sms recente di jenna: entusiasta. tu? Joey rispose: un casino. Le comunicazioni con jenna, la mera vista del suo nome o del suo indirizzo -mail, continuavano ad avere un effetto pavloviano sulle sue gonadi. Era un effetto molto diverso da quello che gli faceva Connie (negli ultimi tempi Connie lo colpiva sempre pi in alto: allo stomaco, ai muscoli respiratori, al cuore), ma non meno persistente e intenso. Jenna lo eccitava come lo eccitavano le grosse somme di denaro, la deliziosa abdicazione dalle responsabilit sociali o il consumo eccessivo di risorse. Sapeva benissimo che jenna portava guai. Anzi, la cosa pi eccitante era chiedersi se lui stesso sarebbe riuscito a portarne a sufficienza da conquistarla.
Proseguendo verso l'ospedale si ritrov a passare davan-

ti ai vetri a specchio blu del palazzo in cui aveva trascorso tutti i giorni e parecchie sere dell'estate precedente, lavorando per un'organizzazione chiamata Risi (Ripristiniamo l'Imprenditorialit Secolare in Iraq), una consociata della Lbi che aveva vinto l'appalto senza gara per privatizzare la produzione di pane nell'Iraq appena liberato. Il suo capo alla Risi era Kenny Bartles, un tizio della Florida poco pi che ventenne e ben ammanigliato sul quale Joey aveva fatto buona impressione un anno prima, quando lavorava per il think tank del padre di jonathan e jenna. L'impiego estivo di Joey al think tank era uno dei cinque finanziati direttamente dalla Lbi, e il suo compito, in teoria un servizio di consulenza per enti governativi, in pratica consisteva nel cercare dei modi in cui la Lbi potesse sfruttare commercialmente l'invasione e la conquista americana dell'Iraq, e poi scrivere un rapporto per presentare quelle possibilit commerciali come argomenti a favore dell'invasione. Per ricompensarlo di aver svolto le ricerche preliminari sulla produzione di pane in Iraq, Kenny Bartles gli aveva offerto un lavoro a tempo pieno alla Risi di Baghdad, nella Zona Verde. Per numerose ragioni, tra cui le resistenze di Connie, gli avvertimenti di Jonathan, il desiderio di rimanere vicino a jenna, la paura di venire ammazzato, il bisogno di mantenere la residenza in Virginia, e un fastidioso senso di sfiducia nei confronti di Kenny, Joey aveva declinato l'offerta, accettando invece di trascorrere l'estate ad allestire l'ufficio statale della Risi e a tenere i contatti con il governo.
Le palate di merda che suo padre gli aveva riversato addosso per quel lavoro erano uno dei motivi per cui non poteva arrischiarsi a parlare del matrimonio ai genitori, e anche uno dei motivi per cui, da quel giorno, stava cercando di capire fino a che punto riuscisse a essere spietato. Voleva diventare ricco e implacabile, e voleva diventarlo prima possibile, cos avrebbe potuto fottersene per sempre dei rimproveri di suo padre. Riuscire semplicemente a farsi una risata e ad allontanarsi scrollando le spalle: somigliare di pi a jenna, la quale, per esempio, sapeva quasi tutto di Connie, tranne il fatto che Joey l'aveva sposata, eppure la considerava, al massimo, un'aggiunta eccitante e audace al gioco che si divertiva
a giocare con lui. Jenna provava un piacere particolare nel chiedergli se la sua ragazza sapeva delle sue frequenti chiacchierate con la ragazza di un altro, e nel farsi riferire le bugie che Joey le raccontava. Era una portatrice di guai ancora peggiore di come l'aveva descritta suo fratello.
All'ospedale, Joey cap perch le strade l attorno erano cos deserte: l'intera popolazione di Alexandria era confluita al pronto soccorso. Ci mise venti minuti solo per registrarsi, e l'infermiera dell'accettazione non fu affatto colpita dal forte mal di stomaco che Joey simul nella speranza di passare in testa alla fila. Durante l'ora e mezza in cui rimase l a respirare i colpi di tosse e gli starnuti dei suoi concittadini, guardando l'ultima mezz'ora di E.R. alla tv della sala d'aspetto, e mandando sms agli amici dell'universit che si stavano ancora godendo le vacanze invernali, Joey riflett che sarebbe stato molto pi semplice ed economico comprare semplicemente una nuova fede nuziale. Non gli sarebbe costata pi di $300, e Connie non avrebbe mai notato la differenza. Il fatto che provasse un simile attaccamento romantico per un oggetto inanimato - che si sentisse obbligato nei confronti di Cos-nie a recuperare proprio quell'anello, quello che lei lo aveva aiutato a scegliere in un pomeriggio torrido in 47th Street - non era di buon auspicio per il suo progetto di trasformarsi in un portatore di guai.
Il medico del pronto soccorso che infine lo visit era un giovane bianco dagli occhi acquosi, con una brutta irritazione da rasoio. - Non c' nulla di cui preoccuparsi, - assicur a Joey. - Queste cose si curano da sole. L'oggetto dovrebbe passare senza che tu nemmeno te ne accorga.
- Non sono preoccupato per la mia salute, - disse Joey. - Sono preoccupato di non riuscire a recuperare l'anello entro domattina.
- Mm, - fece il medico. - E un oggetto di valore?
- Di grande valore. E immagino che ci sia una. .. procedura?
- Se vuoi recuperare l'oggetto, la procedura consiste nell'aspettare da uno a tre giorni. E poi... - Il medico sorrise fra s. - C' una vecchia barzelletta da pronto soccorso, su una mamma che arriva con un bambino che ha ingoiato delle monetine. La mamma chiede al medico se andr tutto

bene, e il medico le risponde: "Se  a corto di spiccioli, gli dia un lassativo". Che barzelletta stupida. Per la procedura  questa, se vuoi recuperare l'oggetto.
- Ma sto parlando di una procedura che lei potrebbe eseguire adesso.
- E io ti sto dicendo che non c'.
- Ehi, la sua barzelletta era proprio divertente, - disse
Joey. - Mi ha fatto molto ridere. Ha ha. L'ha raccontata
davvero bene.
La parcella per il consulto era di $ a75. Non essendo assicurato - il Commonwealth of Virginia considerava un'assicurazione pagata dai genitori come una forma di sostegno economico -, Joey fu costretto a tirar fuori la carta di credito su due piedi. A meno che non gli capitasse di diventare stitico, cio il contrario del problema che associava all'America Latina, poteva aspettarsi un inizio alquanto maleodorante della sua vacanza con jenna.
Tornato al suo appartamento, parecchio dopo la mezzanotte, prepar le valigie e si sdrai sul letto a sorvegliare il corso della digestione. Aveva digerito roba in ogni minuto della sua vita, senza mai prestarvi la minima attenzione. Com'era strano pensare che il rivestimento dello stomaco e il misterioso intestino tenue facessero parte di lui quanto il cervello, la lingua o il pene. Mentre si sforzava di avvertire i lievi scatti, sospiri e riposizionamenti dell'addome, Joey ebbe il presentimento del proprio corpo come un parente da tempo perduto che lo aspettava in fondo a una lunga strada. Un parente un po' losco che scorgeva adesso per la prima volta. Un giorno, si sperava lontano nel futuro, avrebbe dovuto dipendere da quel corpo, e un altro giorno, si sperava ancora pi lontano, quel corpo lo avrebbe tradito, e lui sarebbe morto. Immagin la sua anima, il suo io finito e familiare, come un immacolato anello d'oro che scendeva lento attraverso un territorio sempre pi ignoto e maleodorante, verso la morte puzzolente di merda. Joey era solo con il suo corpo; e poich, stranamente, lui era il suo corpo, questo voleva dire che era del tutto solo.
Gli mancava Jonathan. Era strano, ma con quel viaggio imminente gli sembrava di tradire Jonathan assai pi di Connie. Malgrado gli intoppi del primo giorno del Ringraziamen
to che avevano trascorso insieme, negli ultimi due anni lui e jonathan erano diventati molto amici, e solo di recente, a cominciare dall'affare con Kenny Bartles fino a quando jonathan aveva scoperto che Joey intendeva partire con jenna, la loro amicizia si era guastata. Fino ad allora, tante volte Joey era rimasto piacevolmente sorpreso nel constatare il genuino affetto di jonathan nei suoi confronti. Un affetto per tutta la sua persona, non solo per quelle parti di s che, secondo Joey, uno studente discretamente cool della University of Virginia doveva presentare al mondo. La sorpresa pi grande e piacevole era stata la simpatia di jonathan nei confronti di Connie. Anzi, si poteva dire che, senza l'approvazione di Jonathan, Joey non si sarebbe spinto fino a sposarla.
A parte i suoi siti porno preferiti, di una banalit commovente rispetto a quelli che Joey frequentava nei momenti di bisogno, jonathan non aveva una vita sessuale. Era un po' secchione, certo, eppure c'erano secchioni ben peggiori che si accoppiavano senza problemi. Ma lui era di una goffaggine estrema con le ragazze, al punto che non gli interessavano neppure, e Connie, quando infine l'aveva conosciuta, si era rivelata l'unica ragazza con la quale riusciva a rilassarsi ed essere se stesso. La passione profonda ed esclusiva di Connie per Joey era senz'altro d'aiuto, perch liberava jonathan dallo stress di tentare di far colpo o dalla preoccupazione che Connie volesse qualcosa da lui. Connie, con lui, si comportava come una sorella maggiore, una sorella maggiore molto pi simpatica e partecipe di Jenna. Mentre Joey studiava o lavorava in biblioteca, Connie passava le ore davanti ai videogiochi insieme a jonathan, ridendo amabilmente delle proprie sconfitte e ascoltando, in quel suo modo limpido, le spiegazioni di jonathan sulle caratteristiche di ogni gioco. Anche se di norma aveva un feticismo per il proprio letto, per il cuscino speciale di quando era piccolo e per la necessit di dormire nove ore, Jonathan liberava con discrezione la stanza prima ancora che Joey gli chiedesse di lasciarlo un po' solo con Connie. Quando lei era tornata a St Paul, jonathan aveva detto a Joey che la sua ragazza era fantastica, molto fica ma anche simpatica, e questo lo aveva fatto sentire, per la prima volta, orgoglioso di lei. Aveva smesso di considerarla

solo una propria debolezza, un problema da risolvere al pi presto, e aveva cominciato a vederla come una fidanzata di cui poteva ammettere l'esistenza con gli amici. E questo, a sua volta, lo aveva reso ancora pi furibondo per la velata ma implacabile ostilit di sua madre.
- Una domanda, Joey, - gli aveva detto sua madre al telefono, durante le settimane in cui lui e Connie alloggiavano nell'appartamento della zia Abigail. - Mi permetti una domanda?
- Dipende dalla domanda, - aveva risposto Joey.
- Tu e Connie non litigate mai?
- No, mamma, non voglio parlare di queste cose.
- Forse sei curioso di sapere perch ti ho fatto proprio
questa domanda. Non sei un tantino curioso? - No.
- Perch voi due dovreste litigare, e se non litigate c' qualcosa che non va.
- Gi, in tal caso fra te e pap dovrebbe andare tutto benissimo.
- Ha-ha-ha! Molto divertente, Joey.
- Perch dovrei litigare? Le persone litigano quando non vanno d'accordo.
- No, le persone litigano quando si amano ma hanno anche
una personalit compiuta e vivono nel mondo reale: Certo,
non sto dicendo che sia un bene litigare troppo.
- No, solo quanto basta. Ho capito.
- Sto solo dicendo che se non litighi mai dovresti chieder
tene il motivo. Chiediti,' dove sta l'illusione?
- No, mamma. Scusa. Non voglio parlare di queste cose. - O chi sta nell'illusione, non so se mi spiego.
- Giuro su Dio, adesso riaggancio e non ti chiamo pi
per un anno.
- Quali realt vengono ignorate. - Mamma !
- Ad ogni modo, avevo solo questa domanda, e adesso te l'ho fatta e non ti chieder pi niente.
Sua madre, pur non potendo certo vantarsi dei propri livelli di felicit, si ostinava a infliggergli le proprie norme di vita. Probabilmente lo faceva per proteggerlo, ma lui senti
va solo il rullo di tamburi della negativit. Era soprattutto "preoccupata" per il fatto che Connie non avesse amici oltre a lui. Una volta aveva menzionato la sua folle amica del college, Eliza, che aveva zero amiche a parte lei, dicendogli che quel fatto, a suo tempo, avrebbe dovuto metterla in guardia. Joey aveva replicato che Connie aveva molti amici, e quando sua madre lo aveva sfidato a nominarne qualcuno, si era rifiutato a gran voce di discutere di cose che lei ignorava. Connie, in effetti, aveva alcune vecchie amiche di scuola, almeno due o tre, ma quando parlava di loro era soprattutto per analizzarne la superficialit o paragonarne negativamente l'intelligenza con quella di Joey, e lui non riusciva mai a ricordarne i nomi. Cos sua madre aveva messo a segno un colpo notevole. Ed era troppo furba per rigirare il coltello nella piaga, ma delle due l'una: o lei aveva una straordinaria capacit di insinuare, oppure Joey era straordinariamente sensibile alle insinuazioni. Bastava che menzionasse una visita imminente della sua vecchia compagna di squadra Cathy Schmidt perch Joey udisse un'odiosa critica a Connie. Se glielo faceva notare, lei la buttava sulla psicologia e gli chiedeva di esaminare la propria suscettibilit sull'argomento. Il contrattacco che l'avrebbe davvero zittita - chiederle con quante persone lei avesse fatto amicizia dopo il college (risposta: nessuna) - era l'unico che Joey non si decideva a sferrare. Sua madre aveva l'ingiusto ma decisivo vantaggio, in tutte le loro discussioni, di fargli pena.
Connie non ricambiava l'ostilit della madre di Joey. Aveva tutto il diritto di lamentarsi, eppure non lo faceva mai, e questo rendeva ancora pi palese l'ingiustizia che doveva subire. Connie, da bambina, le spediva biglietti di compleanno disegnati a mano, e lo faceva di sua iniziativa, senza che glielo dicesse Carol. Sua madre si era intenerita davanti a quei biglietti per anni, finch lui e Connie non avevano cominciato a fare sesso. Connie aveva continuato a spedirglieli, e una volta Joey, quando era ancora a St Paul, aveva visto sua madre aprirne uno, lanciare un'occhiata gelida agli auguri e accantonare il biglietto come posta indesiderata. Pi di recente, Connie aveva cominciato a mandarle anche dei regalini di compleanno - un anno un paio di orecchini, l'anno dopo una

scatola di cioccolatini - per i quali riceveva ringraziamenti artificiosi e impersonali come una comunicazione dell'ufficio imposte. Connie faceva tutto il possibile per rientrare nelle grazie di sua madre, tranne l'unica cosa che avrebbe funzionato, e cio smettere di vedere Joey. Era una pura di cuore, e sua madre la disprezzava. Quell'ingiustizia era un'altra ragione per cui Joey l'aveva sposata.
Quell'ingiustizia, per vie un po' traverse, era servita anche ad avvicinarlo al Partito repubblicano. Sua madre snobbava Carol e Blake, e se la prendeva con Connie solo perch viveva insieme a loro. Dava per scontato che tutte le persone sensate, compreso Joey, la pensassero allo stesso modo sui gusti e le opinioni dei bianchi meno privilegiati di lei. Joey apprezzava i repubblicani perch non disdegnavano gli altri, come invece facevano i democratici progressisti. Odiavano i progressisti, certo, ma solo perch i progressisti li avevano odiati per primi. Erano semplicemente stufi di quella degnazione incontrollata, la stessa con cui sua madre trattava le Monaghan. Pian piano, negli ultimi due anni, Joey si era scambiato di posto con jonathan nelle discussioni politiche, soprattutto sulla questione dell'Iraq. Joey si era convinto che un'invasione fosse necessaria per tutelare gli interessi petropolitici dell'America ed eliminare le armi di distruzione di massa di Saddam, mentre jonathan, che si era assicurato due ottimi stage estivi presso "The Hill" e il "Washington Post" e sperava di diventare un giornalista politico, era sempre pi diffidente nei confronti di quelli come Feith, Wolfowitz, Perle e Chalabi, che volevano la guerra a tutti i costi. Entrambi si erano divertiti a scambiarsi i ruoli designati e diventare i paria politici delle rispettive famiglie, Joey sempre pi simile al padre di jonathan e Jonathan sempre pi simile a quello di Joey. Pi Joey insisteva a schierarsi con Connie e a difenderla contro lo snobismo di sua madre, e pi si sentiva a casa nel partito dell'antisnobismo rabbioso.
E perch era rimasto con Connie ? L'unica risposta ragionevole era perch l'amava. Aveva avuto diverse occasioni per liberarsi di lei - anzi, alcune le aveva create lui stesso - ma ogni volta, al momento cruciale, aveva deciso di non approfittarne. La prima grande opportunit era stata la sua partenza
per il college. La successiva era arrivata un anno dopo, quando Connie lo aveva raggiunto a est per frequentare il Morton College, a Morton's Glen, in Virginia. Trasferendosi li, Connie si era portata a una distanza facilmente raggiungibile da Charlottesville con la Land Cruiser di jonathan (che Jonathan, data la sua simpatia per Connie, prestava volentieri a Joey), ma si era anche avviata a diventare una normale studentessa di college e a crearsi una vita indipendente. Dopo la sua seconda visita al Morton, in cui non avevano fatto altro che evitare la compagna di stanza coreana di Connie, Joey aveva proposto, nell'interesse di Connie (visto che non sembrava adattarsi bene al college), di provare di nuovo a spezzare la dipendenza e interrompere le comunicazioni per un po'. La sua proposta non era del tutto insincera; non stava del tutto escludendo un futuro per loro due. Ma negli ultimi tempi ascoltava spesso le confidenze di Jenna, e sperava di passare le vacanze invernali con lei e Jonathan a McLean. Quando infine Connie aveva fiutato le sue intenzioni, qualche settimana prima di Natale, Joey le aveva chiesto se non volesse tornare a St Paul a trovare gli amici e la famiglia (come avrebbe fatto una normale matricola di college). "No, - aveva risposto Connie, - voglio stare con te". Stimolato dalla prospettiva di Jenna, e imbaldanzito da una scopata occasionale assai appagante piovutagli dal cielo durante un recente ballo semiformale, Joey aveva seguito la linea dura con Connie, che aveva pianto al telefono con tanta disperazione da farsi venire il singhiozzo. Gli aveva detto che non sarebbe mai tornata a casa, non avrebbe mai passato un'altra notte con Carol e le bambine. Ma Joey l'aveva convinta a farlo ugualmente. E anche se durante le vacanze aveva parlato pochissimo con Jenna - che prima era andata a sciare, e poi a New York con Nick -, aveva portato avanti la sua exit strategy fino alla sera di inizio febbraio in cui Carol lo aveva chiamato per dirgli che Connie si era ritirata da Morton ed era tornata in Barrier Street, pi depressa che mai.
Connie, a quanto pareva, aveva superato due degli esami di dicembre con il massimo dei voti, ma poi non si era presentata agli altri due; in pi c'era una violenta antipatia fra lei e la compagna di stanza, la quale, oltre ad ascoltare i

Backstreet Boys a un volume cos alto che gli acuti che trapelavano dagli auricolari avrebbero fatto impazzire chiunque, lasciava la tv sintonizzata tutto il giorno su un canale di shopping, derideva Connie per il suo "ragazzo spocchioso", la invitava a immaginare tutte le troiette spocchiose che Joey si scopava alle sue spalle, e appestava la stanza con i suoi terribili sottaceti. Connie era tornata a frequentare in gennaio per un periodo di osservazione, ma passava cos tanto tempo a letto che alla fine il servizio sanitario del campus era intervenuto e l'aveva mandata a casa. Carol aveva riferito tutto questo a Joey con sobrio turbamento e gradita mancanza di recriminazione.
Il fatto di essersi lasciato sfuggire quell'ultima buona occasione per liberarsi di Connie (la quale non poteva pi fingere che la sua depressione fosse una fantasia di Carol) era in parte collegato alla recente brutta notizia del " quasi " fidanzamento ufficiale tra jenna e Nick, ma solo in parte. Bench sapesse di dover stare alla larga da quelle con problemi mentali seri, Joey pensava che se avesse eliminato dalla lista delle papabili ogni ragazza interessante in et da college con una storia di depressione, si sarebbe ritrovato con una lista molto breve. E Connie aveva ragione di sentirsi depressa: aveva una compagna di stanza insopportabile e moriva di solitudine. Quando Carol le aveva passato il telefono, Connie aveva pronunciato un centinaio di volte la parola "scusa". Si era scusata di aver deluso Joey, di non essere stata pi forte, di averlo distolto dallo studio, di aver sprecato i soldi della retta, di essere un peso per Crol, di essere un peso per tutti, di essere una lagna. Anche se (o forse proprio perch) Connie era troppo gi- per chiedergli qualunque cosa - sembrava quasi disposta a lasciarlo andare, finalmente -, Joey le aveva detto che sua madre gli aveva mandato un sacco di soldi e adesso poteva correre da lei. Pi Connie gli diceva che non doveva farlo, e pi Joey sapeva che lo avrebbe fatto.
La settimana che aveva trascorso in Barrier Street era stata la prima vera settimana da adulto della sua vita. Seduto con Blake nel salone, che adesso gli sembrava molto meno enorme di quanto ricordava, aveva guardato la cronaca dell'assalto a Baghdad su Fox News, e aveva sentito il suo vecchio rancore
per l'undici settembre cominciare a dissolversi. Finalmente il paese andava avanti, riprendeva in mano la storia, e quella sensazione faceva in qualche modo il paio con la deferenza e la gratitudine dimostrategli da Carol e Blake. Aveva intrattenuto Blake con gli aneddoti del think tank, gli aveva raccontato dei suoi brevi incontri con personaggi pubblici, dei piani post-invasione ai quali prendeva parte. La casa era piccola e lui era grande. Aveva imparato a tenere in braccio un bambino e a nutrirlo col biberon. Connie era pallida e deperita da far paura, le braccia magre e la pancia concava come quando aveva quattordici anni e Joey le aveva toccate per la prima volta. Di notte la teneva stretta e cercava di eccitarla, sforzandosi di penetrare la spessa scorza della sua disattenzione affettiva quanto bastava per fare sesso senza sentirsi a disagio. I farmaci che stava prendendo non avevano ancora fatto effetto, e Joey era quasi felice che stesse cos male; si sentiva serio e motivato. Connie continuava a ripetere di averlo deluso, ma per lui era quasi il contrario. Come se gli si fosse rivelato un mondo d'amore nuovo, pi adulto: come se avessero ancora davanti infinite porte interiori da aprire. Da una finestra della camera da letto vedeva la casa dove era cresciuto, ora occupata da persone di colore che Carol definiva altezzose e asociali, con i loro diplomi di dottorato appesi in sala da pranzo. (" In sala da pranzo, - aveva sottolineato, - dove tutti possono vederli, anche dalla strada"). Joey aveva notato con piacere che la vista della sua vecchia casa non lo commuoveva affatto. A quanto ricordava, aveva sempre voluto staccarsene, e adesso gli sembrava di esserci riuscito. Una sera era arrivato addirittura a chiamare sua madre e confessarle quello che stava succedendo.
- Allora, - aveva detto lei. - Okay. A quanto pare sono rimasta un tantino indietro. Stai dicendo che Connie frequentava un college nell'Est?
- S. Ma aveva una compagna di stanza tremenda e si  depressa.
- Be', sei gentile a informarmi, adesso che  tutto finito.
- Non  mai stato particolarmente piacevole parlarti di lei.
- No, certo, qui la cattiva sono io. Vecchia negativa che non sono altro. Sono sicura che la vedi cos.

- Forse c' un motivo, se la vedo cos. Ci hai mai pensato?
- E solo che ti credevo libero, senza impegni. Sai, Joey, il college non dura molto. Io mi sono legata quando ero giovane e ho perso un sacco di esperienze che probabilmente mi avrebbero fatto bene. Ma d'altra parte, forse non ero matura quanto te.
- Gi, - aveva detto Joey, sentendosi realmente maturo, e forte come l'acciaio. - Forse.
- Vorrei solo farti notare che mi hai un po' mentito, quando  stato, due mesi fa, quando ti ho chiesto se avevi notizie di Connie. E questo, cio mentire, non  proprio il massimo della maturit.
- La tua domanda non era amichevole.
- La tua risposta non era sincera! Non che tu debba per forza essere sincero con me, per adesso dimmi la verit, almeno.
- Era Natale. Ti ho detto che pensavo fosse a St Paul.
- Gi, infatti. E non per insistere, ma quando una persona
dice "penso", di solito significa che non  sicura. Hai finto
di non sapere una cosa che sapevi benissimo.
- Ti ho detto dove pensavo che fosse. Ma poteva anche
essere andata in Wisconsin, o da qualche altra parte.
- S, a trovare una delle sue tante amiche del cuore.
- Ges! - aveva esclamato Joey. - Puoi prendertela solo
con te stessa per quanto  successo.
- Non fraintendermi, - aveva detto sua madre. - Trovo
molto ammirevole che adesso tu sia l con lei, dico sul serio.
Depone a tuo favore. Sono fiera che tu voglia occuparti di
una persona che ti  cara. Ho una certa esperienza con la de
pressione, e credimi, so che non  una passeggiata. Connie
sta prendendo qualcosa per curarsi? - S, il Celexa.
- Be', spero che funzioni. Il mio farmaco non ha funzionato granch.
- Hai preso degli antidepressivi? Quando? - Oh, non molto tempo fa.
- Oddio, non lo sapevo.
- Perch quando dico che voglio saperti libero e senza impegni, parlo sul serio. Non volevo che ti preoccupassi per me.
- Ges, per potevi almeno dirmelo.
- E comunque  durato solo pochi mesi. Sono stata una paziente tutt'altro che esemplare.
- I farmaci devono avere il tempo di agire, - aveva detto Joey.
- Gi, me lo ripetevano tutti. Specialmente pap, che  un po' in prima linea con me. Gli  molto dispiaciuto che quel bel periodo finisse. Ma io ero contenta di riavere indietro la mia testa, per quel che vale.
- Mi dispiace tanto.
- S, lo so. Se mi avessi raccontato queste cose su Connie tre mesi fa, la mia risposta sarebbe stata: ah davvero? Ma pensa un po'. Adesso invece devi sopportare il fatto che provi di nuovo dei sentimenti.
- Mi dispiace che tu soffra, volevo dire.
- Grazie, tesoro. Ti chiedo perdono per i miei sentimenti.
Anche se negli ultimi tempi la depressione sembrava onnipresente, Joey trovava comunque un po' preoccupante che le due donne che lo amavano di pi ne fossero clinicamente affette. Era solo un caso? Oppure era lui che esercitava un potente influsso malefico sulla salute mentale femminile? Secondo lui la verit, nel caso della depressione di Connie, era che si trattava di un altro aspetto di quell'intensit che lui aveva sempre amato. L'ultima sera a St Paul, prima di tornare in Virginia, era rimasto a guardarla mentre si esplorava il cranio con la punta delle dita, come se volesse strappars dal cervello i sentimenti in eccesso. Il motivo per cui piangeva nei momenti pi disparati, gli aveva detto, era che persino i brutti pensieri pi insignificanti la riempivano di angoscia, e i pensieri che le venivano in mente erano sempre brutti, mai belli. Pensava a quando aveva perso il berretto da baseball della University of Virginia che lui le aveva regalato; a quando, durante la seconda visita di Joey al Morton, l'assillo della sua compagna di stanza le aveva impedito di chiedergli che voto avesse preso in quell'importante tesina di Storia americana; a quando Carol aveva osservato che sarebbe piaciuta di pi ai ragazzi se avesse sorriso di pi; a quando una delle sue sorellastre, Sabrina, era scoppiata a piangere la prima volta che lei l'aveva presa

in braccio; a quando aveva stupidamente rivelato alla madre di Joey che stava andando a trovarlo a New York; alle disgustose mestruazioni che le erano venute l'ultima notte prima che Joey partisse per il college; alle cartoline piene di frasi sbagliate che aveva spedito a sua sorella Jessica nel tentativo di riallacciare l'amicizia, e alle quali non aveva mai ricevuto risposta; e cos via. Era smarrita in una cupa foresta di rammarico e disgusto di s, dove persino l'albero pi piccolo assumeva proporzioni mostruose. Joey non era mai entrato in un bosco del genere, ma era inspiegabilmente attratto da quello in cui si trovava Connie. Si era addirittura eccitato quando Connie si era messa a singhiozzare mentre lui tentava una scopata d'addio, almeno finch i singhiozzi non si erano trasformati in spasmi, convulsioni e atteggiamenti autodistruttivi. Il suo livello di angoscia gli era sembrato pericolosamente ai limiti del patologico, un parente del suicidio, e allora era rimasto sveglio buona parte della notte a cercare di convincerla a non sentirsi malissimo per il fatto di sentirsi troppo male per dargli tutto quello che lui desiderava. Era una situazione spossante, contorta e insopportabile, eppure, il pomeriggio seguente, sull'aereo diretto a est, Joey si era accorto di temere l'effetto che il Celexa avrebbe avuto su di lei. Aveva pensato al commento di sua madre sul fatto che gli antidepressivi ammazzavano i sentimenti: una Connie senza un oceano di sentimenti era una Connie che lui non conosceva e probabilmente nemmeno desiderava.
Nel frattempo il paese era in guerra, ma una guerra strana, nella quale, con un minimo margine di errore, le vittime erano solo dall'altra parte. Joey era contento di vedere che la conquista dell'Iraq era proprio facile come lui se l'aspettava, e Kenny Bartles gli mandava e-mail esaltate sulla necessit di mettere in moto al pi presto la produzione di pane. (Joey doveva sempre spiegargli che era ancora uno studente e non poteva cominciare a lavorare fino a dopo gli esami). Jonathan, tuttavia, era pi acido che mai. Era fissato, per esempio, con le antichit irachene che gli sciacalli avevano trafugato dal Museo Nazionale.
- E stato un piccolo errore, - aveva detto Joey. -
Que-stione
di sfiga, giusto? In realt non vuoi ammettere che sta

andando bene.
- Lo ammetter quando troveranno il plutonio e i missili caricati con il virus del vaiolo, - aveva risposto jonathan. - E non li troveranno, perch erano tutte stronzate, tutte stronzate inventate da quei pagliacci incompetenti che hanno cominciato la guerra.
- Ehi, tutti dicono che le armi di distruzione di massa ci sono. Lo dice anche il "New Yorker ". Mia madre dice che mio padre vuole disdire l'abbonamento, tanto  furioso. Mio padre, il grande esperto di politica estera.
- Quanto ci scommetti che tuo padre ha ragione?

- Non so. Cento dollari?
- Ci sto! - aveva esclamato jonathan, porgendogli la mano. - Un centone che- non troveranno nessuna arma entro la fine dell'anno.
Joey gli aveva stretto la mano, e poi aveva cominciato a temere che avesse ragione. Non lo preoccupavano i cento dollari; di li a poco ne avrebbe guadagnati ottomila al mese con Kenny Bartles. Ma Jonathan, un fanatico dell'informazione politica, sembrava talmente sicuro di s che Joey si era chiesto se non gli fosse sfuggito qualcosa nei dialoghi con i suoi capi del think tank e con Kenny Bartles: se non avesse mancato di notare qualche strizzatina d'occhio, qualche inflessione ironica nel tono con cui discutevano di motivi per invadere l'Iraq che andassero al di l dell'arricchimento personale o aziendale. Secondo Joey, il think tank aveva effettivamente un motivo segretissimo per sostenere l'invasione: proteggere Israele, che, a differenza degli Stati Uniti, si trovava a distanza di tiro perfino dei missili merdosi che riuscivano a costruire gli scienziati di Saddam. Ma credeva che i neocon, se non altro, fossero davvero preoccupati per la sicurezza di Israele. E invece adesso, mentre marzo finiva e cominciava aprile, stavano gi alzando le mani al cielo comportandosi come se il ritrovamento delle armi di distruzione di massa non fosse poi tanto importante; come se lo scopo principale fosse la libert del popolo iracheno. E Joey, il cui interesse per la guerra era anzitutto economico, ma che aveva trovato un rifugio morale nel pensiero che menti pi sagge della sua avessero motivazioni migliori, cominciava

a sentirsi buggerato. Ci non lo rendeva meno desideroso di incassare, ma lo faceva sentire pi sporco.
Quell'umore sudicio gli aveva facilitato il compito di parlare a Jenna dei suoi progetti per l'estate. Jonathan, fra le altre cose, era geloso di Kenny Bartles (s'incazzava tutte le volte che lo sentiva parlare al telefono con Kenny), mentre jenna pensava solo ai soldi ed era assai favorevole ai guadagni facili. - Magari ci vedremo a Washington quest'estate, - gli aveva detto. - Verr gi da New York e tu mi porterai fuori a cena per festeggiare il mio fidanzamento.
- Certo, - aveva risposto Joey. - Uno spasso di serata.
- Devo avvertirti che ho gusti molto costosi in fatto di ristoranti.
- E Nick cosa ne penserebbe, se ti portassi fuori a cena?
- Proverebbe un po' di sollievo per il suo portafogli. Non gli verrebbe mai in mente di temerti. E la tua ragazza, cosa ne penserebbe?
- Non  una tipa gelosa.
- Giusto, la gelosia non  attraente, ha ha.
- Occhio non vede cuore non duole.
- S, e sono parecchie le cose che non vede, eh? Quante
scappatelle hai avuto finora?
- Cinque.
- Quattro in pi di quelle che Nick potrebbe permettersi prima che gli asportassi chirurgicamente i testicoli.
- S, ma se non lo sapessi non soffriresti, giusto?
- Dammi retta, - aveva detto jenna, - lo saprei. Questa  la differenza fra me e la 'tua ragazza. Io sono una tipa gelosa. Sono l'Inquisizione spagnola, quando si tratta di corna. Non ho nessuna misericordia.
Era interessante sentirglielo dire, perch era stata proprio Jenna, l'autunno precedente, a esortarlo a cogliere le occasioni che potevano capitargli al college, ed era proprio a lei che Joey, in quel modo, aveva creduto di dimostrare qualcosa. Lo aveva istruito sull'arte di ignorare una ragazza in mensa dopo essere sgusciato fuori dal suo letto quattro ore prima. - Non fare tanto il tenero, - gli aveva detto. - Loro vogliono che non le caghi. Non gli fai certo un favore, se non le ignori. Devi fingere di non averle mai viste in vita tua. L'ultima
cosa che vogliono  che gli giri intorno con aria colpevole. Pregano Ges che tu non le metta in imbarazzo -. Era chiaro che parlava per esperienza personale, ma Joey non le aveva creduto del tutto finch non ci aveva provato. Da allora la sua vita era diventata pi facile. Anche se le faceva la cortesia di non parlarle dei suoi peccatucci, continuava a pensare che Connie non ci sarebbe rimasta troppo male, se li avesse scoperti. (La persona a cui doveva nasconderli sul serio era Jonathan, che aveva un'idea arturiana del comportamento romantico e lo aveva attaccato con furia, come se fosse il fratello maggiore di Connie o il suo cavaliere difensore, quando gli era giunta voce di una sua scappatella. Joey gli aveva giurato che non si era aperta neppure una cerniera, ma davanti a una falsit cos assurda non era riuscito a rimanere serio, e jonathan lo aveva definito un coglione bugiardo, indegno di Connie). Adesso gli sembrava che jenna, con i suoi mutevoli parametri di fedelt, lo avesse buggerato come i suoi capi del think tank. Aveva fatto per divertimento, per pura cattiveria nei confronti di Connie, quello che i guerrafondai avevano fatto per profitto. Ma questo non gli toglieva la voglia di offrirle un'ottima cena, n di guadagnare, lavorando per la Risi, i soldi necessari a offrirgliela.
Ad Alexandria, tutto solo nella gelida stanza adibita a ufficio della Risi, Joey trasformava i caotici fax di Kenny da Baghdad in efficaci rapporti sull'uso assennato del denaro dei contribuenti per convertire i panettieri sovvenzionati da Saddam in imprenditori sostenuti dall'Autorit provvisoria della Coalizione. Aveva utilizzato i propri studi analitici delle catene Breadmasters e Hot & Crusty, elaborati l'estate precedente, per creare un bel prototipo di piano economico per quegli aspiranti imprenditori. Per aumentare il prezzo del pane fino ad avvicinarlo al valore equo di mercato, Joey aveva studiato un progetto biennale in cui il tradizionale khubz iracheno avrebbe funzionato da prodotto civetta, mentre i veri profitti sarebbero arrivati da costosi prodotti dolciari e bevande al caff ben pubblicizzate, in modo da poter ridurre gradualmente le sovvenzioni della Coalizione, fino a eli
minarle del tutto entro i12005, senza scatenare rivolte per il
pane. Tutto quello che faceva era quantomeno incompleto, e

spesso una stronzata assoluta. Non aveva la pi pallida idea di come fossero i negozi di Bassora; sospettava, per esempio, che le vetrine refrigerate per pasticceria in stile Breadmasters non fossero l'ideale per una citt di autobombe ed estati a cinquanta gradi. Ma le stronzate del commercio moderno erano un linguaggio che aveva scoperto con piacere di padroneggiare, e Kenny gli assicurava che l'unica cosa importante era dare un'impressione di attivit intensa e risultati immediati. - Fai sembrare tutto perfetto ieri, - gli aveva detto, - e noi qui sul campo ci impegneremo per adeguarci all'apparenza. Jerry vuole il libero mercato dall'oggi al domani, e noi dobbiamo darglielo -. ("Jerry" era Paul Bremer, il grande capo di Baghdad, che Kenny forse conosceva e forse no). Nelle ore d'ozio che trascorreva in ufficio, soprattutto nel fine settimana, Joey chattava con i compagni di college, che lavoravano come stagisti non pagati o cuocevano hamburger al loro paese e lo inondavano di invidia e congratulazioni per aver trovato il lavoro estivo migliore della storia. Gli sembrava che il corso della sua vita, dopo essere stato deviato dall'undici settembre, avesse recuperato in pieno la sua formidabile traiettoria ascensionale.
Per un po', le uniche ombre sulla sua soddisfazione erano stati i continui rinvii della visita di Jenna a Washington. Un tema ricorrente delle loro conversazioni era il suo timore di non aver corso a sufficienza la cavallina prima di impegnarsi con Nick. (" Non sono sicura che un anno da zoccola a Duke conti davvero", gli aveva detto). Joey avvertiva in quel timore il sussurro dell'occasione, ed era rimasto sconcertato quando, malgrado il tono sempre pi apertamente seduttivo delle loro telefonate, jenna aveva annullato due volte la decisione di andare a trovarlo, e il suo sconcerto era ulteriormente aumentato quando aveva saputo da jonathan che era stata dai genitori a McLean senza dirgli nulla.
Poi, il Quattro Luglio, durante una visita di cortesia ai genitori, Joey si era degnato di raccontare a suo padre i particolari del lavoro alla Risi, sperando di colpirlo con l'ammontare del salario e la portata delle responsabilit; e suo padre lo aveva quasi ripudiato su due piedi. Fino a quel momento la loro relazione era sempre rimasta a un punto morto, bloc
cata nello stallo di due volont. Ma adesso suo padre non si accontentava pi di mandarlo per la sua strada con una predica su quanto fosse freddo e arrogante. Adesso gridava che Joey gli dava la nausea, che gli ripugnava di aver cresciuto un figlio cos egoista e sventato da essere disposto a collaborare con i mostri che stavano distruggendo il paese per il loro tornaconto personale. Sua madre, anzich difenderlo, era fuggita a gambe levate: di sopra, nella sua cameretta. Joey sapeva che lo avrebbe chiamato il mattino dopo, cercando di minimizzare, raccontandogli la balla che suo padre si era arrabbiato solo perch gli voleva bene. Ma era troppo codarda per rimanergli accanto in quel momento, e a Joey non era rimasto che incrociare le braccia, indurire l'espressione e continuare a ripetere a suo padre, scuotendo la testa, di non criticare quello che non capiva.
- Cosa c' da non capire? - aveva detto suo padre. - Questa  una guerra per la politica e il profitto. Punto!
- Solo perch non ti piacciono le loro idee, - aveva replicato Joey, - non puoi dire che tutto quello che fanno  sbagliato. Se li trovi tanto cattivi, se speri che gli vada tutto male,  solo perch odi le loro idee. Non vuoi neanche sentir parlare delle cose belle che succedono.
- Non sta succedendo niente di bello.
- Ah, giusto. E un mondo in bianco e nero. Noi siamo tutti cattivi e voi siete tutti buoni.
- Allora secondo te il mondo  un posto dove i ragazzini mediorientali della tua et si beccano una pallottola in testa o perdono le gambe perch tu possa guadagnare un sacco di soldi? E questo il mondo perfetto in cui vivi?
- Certo che no, pap. Vuoi smettere di fare lo stupido per un momento? La gente laggi si ammazza perch la loro economia  un casino. Stiamo cercando di rimettere in sesto la loro economia, okay?
- Tu non dovresti guadagnare ottomila dollari al mese, - aveva detto suo padre. - Lo so che ti credi molto intelligente, ma c' qualcosa di sbagliato in un mondo dove un diciannovenne non qualificato guadagna cos tanto. La tua situazione puzza di corruzione. Emani un fetore terribile.
- Ges, pap. Okay, come ti pare.

- Non voglio neanche pi sapere quello che fai. Mi ripugna troppo. Puoi dirlo a tua madre, ma fammi il favore di lasciarmi fuori.
Joey aveva sorriso con furia per impedirsi di piangere. La sua ferita gli sembrava strutturale, come se lui e suo padre avessero scelto le proprie idee politiche al solo scopo di odiarsi, e l'unico modo per uscirne fosse il distacco. Non dire niente a suo padre, non rivederlo se non per ragioni di estrema necessit, gli sembrava una buona idea. Non era nemmeno arrabbiato, voleva solo lasciarsi alle spalle quella ferita. Aveva preso un taxi fino al monolocale arredato che sua madre lo aiutava a pagare, e aveva mandato un messaggio a Connie e uno a Jenna. Connie doveva essere andata a letto presto, ma Jenna lo aveva richiamato a mezzanotte. Non era la migliore ascoltatrice del mondo, ma aveva colto il succo del suo orribile Quattro Luglio e gli aveva assicurato che il mondo non era giusto e non lo sarebbe mai stato, che sarebbero sempre esistiti i grandi vincenti e i grandi perdenti, e che lei, dal canto suo, nell'esistenza tragicamente limitata che le era stata concessa, preferiva vincere e circondarsi di vincenti. Quando Joey le aveva chiesto perch non lo avesse chiamato da McLean, gli aveva risposto che non le era sembrato " sicuro " vederlo per cena.
- Perch non era sicuro?
- Sei diventato una specie di cattiva abitudine, - aveva detto jenna. - Devo tenermi a freno. Non devo perdere di vista il trofeo.
- Non mi sembra che tu e il trofeo vi divertiate molto insieme.
- Il trofeo  impegnatissimo a cercare di rubare il posto al suo capo. Fanno cos, in quel mondo, si mangiano vivi. Una prassi che stranamente nessuno critica. Ma che a quanto pare porta via un sacco di tempo. A una ragazza piace che la si porti fuori, ogni tanto, soprattutto nella sua prima estate dopo la laurea.
- Ecco perch devi venire qui, - aveva replicato Joey. - Io ti porterei fuori senz'altro.
- Non ne dubito. Ma per le prossime tre settimane il mio capo avr un lavoro dopo l'altro negli Hampton. Sono richie
sti i miei servigi come reggi-portablocco. Peccato che devi lavorare tanto anche tu, altrimenti avrei cercato di imbucarti da qualche parte.
Joey aveva perso il conto dei mezzi appuntamenti e delle mezze promesse che jenna gli aveva rifilato da quando si conoscevano. Nessuna delle cose divertenti che gli aveva proposto si era mai concretizzata, e lui non era mai riuscito a capire perch si prendesse la briga di continuare a proporgliele. A volte pensava che lo facesse per competere con suo fratello. O forse perch Joey era ebreo e piaceva a suo padre, l'unica persona che jenna non sfotteva mai. O forse era affascinata dalla relazione fra Joey e Connie, e ricavava un piacere da regina dalle informazioni private che Joey deponeva ai suoi piedi. O forse era sinceramente attratta da lui e voleva vedero come sarebbe diventato da grande e quanti soldi sarebbe riuscito a guadagnare. O forse tutte queste cose insieme. Jonathan non aveva nessun suggerimento da dargli, se non che sua sorella era una portatrice di guai, un mostro del Pianeta dei Viziati, con la coscienza etica di una spugna marina, ma Joey credeva di scorgere in lei qualcosa di pi profondo. Si rifiutava di credere che una persona dotata del potere di una simile bellezza fosse priva di idee interessanti su come usarla.
Il giorno dopo, quando aveva raccontato a Connie della lite con suo padre, lei non era entrata nel merito dei rispettivi argomenti, ma era andata dritta alla sua ferita e gli aveva detto che le dispiaceva tanto. Era tornata a fare la cameriera e sembrava disposta ad aspettare tutta l'estate per rivederlo. Kenny Bartles gli aveva promesso di concedergli le ultime due settimane di agosto come ferie pagate, se avesse accettato di lavorare tutti i fine settimana di li ad allora, e Joey non voleva Connie tra i piedi a complicargli le cose se jenna fosse venuta a Washington; gli sembrava impossibile riuscire a sgattaiolare via per una sera o due o magari tre senza raccontare a Connie una di quelle bugie macroscopiche che stava cercando di tenere al minimo.
Joey aveva attribuito al Celexa la serenit con cui Connie aveva accettato il rinvio. Ma poi una sera, durante una normale telefonata di routine mentre beveva una birra nel suo

appartamento, Connie era caduta in un silenzio particolarmente lungo che era terminato con la frase: "Amore, devo dirti alcune cose". La prima era che aveva smesso di prendere il farmaco. La seconda era che aveva smesso perch andava a letto con il direttore del ristorante e si era stancata di non venire mai. Gli aveva confessato tutto questo con curioso distacco, come se parlasse di una ragazza che non era lei, una ragazza che agiva in modo deplorevole ma comprensibile. Il direttore era sposato, aveva due figli adolescenti e abitava in Hamline Avenue. - Ho pensato che fosse meglio dirtelo, - aveva detto Connie. - Posso smettere, se vuoi.
Joey stava tremando. Aveva quasi i brividi. Uno spiffero entrava da una porta mentale che credeva chiusa a chiave e che invece era spalancata; una porta oltre la quale sarebbe potuto scomparire. - Tu vuoi smettere? - le aveva chiesto.
- Non lo so, - aveva risposto Connie. - Mi piace abbastanza, per il sesso, per non provo niente per lui. Tu sei l'unico per cui provo qualcosa.
- Oh, Ges. Devo pensarci un momento.
- So che  una cosa molto brutta, Joey. Avrei dovuto dirtelo appena  cominciata. Ma per un po' sono stata cos contenta di piacere a qualcuno. Lo sai quante volte abbiamo fatto l'amore da ottobre a oggi?
- S, hai ragione. Lo so.
- Due volte o zero, dipende se conti le volte in cui stavo male. C' qualcosa che non va.
- Lo so.
- Ci amiamo ma non ci vediamo mai. Non ti viene voglia? - S.
- Sei andato a letto con qualcun'altra? E per questo che riesci a resistere ?
- S. Un paio di volte. Ma mai pi di una volta con la stessa.
- Ne ero abbastanza sicura, ma non volevo chiedertelo. Non volevo pensassi che non te lo avrei permesso. Io invece non l'ho fatto per questo. L'ho fatto perch mi sento sola. Mi sento tanto sola, Joey. Sto morendo di solitudine. E il motivo per cui mi sento sola  che ti amo e tu non sei qui. Sono andata a letto con un altro perch ti amo. Potr sembrare assurdo o disonesto, ma  la verit.
- Ti credo, - aveva detto Joey. E le credeva davvero. Ma il dolore che sentiva non c'entrava niente con quello che credeva o non credeva, con quello che lei poteva dire o non dire. Il fatto silenzioso che la sua dolce Connie fosse andata a letto con un maiale di mezza et, che si fosse tolta i jeans e le mutandine e avesse aperto le gambe pi di una volta, si era incarnato in parole che Connie aveva appena fatto in tempo a pronunciare e Joey a sentire, e poi era tornato a immergersi nel silenzio e si era conficcato dentro di lui, ormai irraggiungibile dalle parole, come una palla di lame di rasoio nello stomaco. Riusciva a comprendere, in modo abbastanza razionale, che probabilmente quel maiale del suo capo non le interessava pi di quanto a lui interessavano le ragazze, tutte ubriache o ubriachissime, che nell'ultimo anno avevano condiviso con lui i loro letti troppo profumati, ma la ragione non poteva raggiungere il dolore che aveva dentro, non pi di quanto pensare "Fermo! " potesse bloccare un autobus lanciato a tutta velocit. Era un dolore davvero straordinario. E tuttavia anche stranamente gradito e ristoratore, in quanto gli comunicava che era vivo e coinvolto in una storia pi grande di lui.
- Dimmi qualcosa, amore, - aveva detto Connie.
- Quando  cominciata?
- Non saprei. Tre mesi fa.
- Be', magari dovresti continuare, - aveva detto Joey. - Potresti avere un figlio da lui e vedere se ti sistema in una casa per conto tuo.
Quella era una cattiveria nei confronti di Carol, ma per tutta risposta Connie gli aveva chiesto, con limpida sincerit: - Vorresti davvero che lo facessi?
- Non so cosa voglio.
- Non  certo quello che voglio io. Io voglio stare con te.
- Come no. Ma solo dopo aver scopato per tre mesi con un altro.
A questo punto avrebbe dovuto chiedergli perdono piangendo, o quantomeno rivoltarglisi contro, ma Connie non era una persona come le altre. -  vero, - aveva detto. - Hai ragione. E pi che giusto. Avrei potuto dirtelo la prima volta che  successo, e poi smettere. Ma rifarlo una seconda volta non mi sembrava

molto peggio che farlo una volta sola. E lo stesso per la terza e la quarta volta. E poi ho deciso di sospendere il farmaco, perch mi sembrava stupido fare sesso se non sentivo quasi niente. E allora il conto  ripartito da zero.
- E adesso senti tutto, ed  fantastico.
- E senz'altro meglio. Tu sei la persona che amo, ma almeno le mie terminazioni nervose hanno ripreso a funzionare.
- Allora perch dirmelo adesso? Perch non arrivare a quattro mesi? Quattro non  molto peggio di tre, giusto?
- Quattro era proprio quello che avevo in mente, - aveva detto Connie. - Pensavo di dirtelo quando venivo da te il mese prossimo, cos avremmo potuto fare dei progetti per stare insieme pi spesso e tornare a essere monogami. Ed  ancora quello che voglio. Ma ieri notte ho ricominciato ad avere brutti pensieri, e ho pensato che fosse meglio dirtelo.
- Ti senti di nuovo depressa? Il tuo medico sa che hai sospeso le medicine?
- Lei lo sa, ma Carol no. Carol sembra convinta che le medicine sistemeranno le cose fra lei e me. Crede che risolveranno il suo problema in modo definitivo. Tutte le sere prendo una pillola dal flacone e la metto dentro il cassetto della biancheria. Ho paura che le conti mentre sono al lavoro.
- Forse dovresti prenderle, invece, - aveva detto Joey.
- Riprender la cura se non potr pi vederti. Ma se ci rivediamo voglio sentire tutto. E non credo che avr bisogno di farmaci, se continuer a vederti. So che pu sembrare una minaccia, ma  solo la verit. Non sto cercando di influenzare la tua decisione s rivedermi o no. Capisco di aver fatto una cosa brutta.
- E ti dispiace?
- So che dovrei dire di s, ma in realt non lo so. Ti dispiace di essere andato a letto con altre persone? - No. Soprattutto adesso.
- Vale anche per me, amore. Sono uguale a te. Spero solo che tu possa ricordarlo, e mi permetta di rivederti.
La confessione di Connie era stata la sua ultima, migliore occasione per fuggire con la coscienza pulita. Avrebbe potuto facilmente licenziarla per giusta causa, se solo fosse stato abbastanza arrabbiato. Dopo aver messo gi il telefono si
era attaccato alla bottiglia di Jack Daniel's che di solito era abbastanza disciplinato da evitare, e poi era uscito a camminare per le strade afose del suo squallido non-quartiere, gustandosi la forza bruta del caldo estivo e il rombo collettivo dei condizionatori che non facevano altro che aumentare la temperatura. Dalla tasca dei pantaloni kaki aveva tirato fuori una manciata di monete, e aveva cominciato a lanciarle in mezzo alla strada, due o tre per volta. Li aveva buttati via tutti, i centesimi della sua innocenza, gli spiccioli della sua autosufficienza. Doveva liberarsi, liberarsi. Non aveva nessuno a cui confidare il proprio dolore, di certo non i genitori, ma nemmeno jonathan, per non rovinare la sua buona opinione di Connie, e neppure jenna, che non capiva l'amore, e neanche i suoi amici del college, che dal primo all'ultimo consideravano le fidanzate come un irragionevole ostacolo ai piaceri che intendevano ricercare per i dieci anni successivi. Era completamente solo, e non capiva come gli fosse successo. Come mai ci fosse un dolore di nome Connie al centro della sua vita. Lo faceva impazzire il fatto di condividere le sue sensazioni fin nei minimi dettagli, di capirla troppo bene, di non riuscire a immaginare la vita di Connie senza di lui. Ogni volta che aveva avuto la possibilit di sganciarsi da lei, la logica dell'egoismo gli era venuta meno: soppiantata, come una marcia che la sua mente non riuscisse a tenere, dalla logica della loro unione.
Era passata una settimana senza che Connie lo chiamasse, e poi un'altra settimana. Per la prima volta Joey aveva percepito la loro differenza d'et. Connie aveva ventun anni, era maggiorenne, una donna interessante e attraente per gli uomini sposati. In preda alla gelosia, Joey si vedeva d'un tratto come il pi fortunato dei due, il mero ragazzino al quale lei aveva fatto dono della sua passione. Nelle sue fantasie, Connie assumeva forme favolosamente seducenti. A volte aveva avuto il sentore che il loro rapporto fosse straordinario, incantato, fiabesco, ma solo adesso si accorgeva di dipendere tanto da lei. Per i primi giorni di silenzio era riuscito a credere che se non la stava chiamando era per punirla, ma di li a poco aveva cominciato a sentirsi lui quello punito, quello che aspettava di vedere se Connie, nel suo oceano di senti-

menti, potesse trovare una goccia di piet e rompere il silenzio al posto suo.
Nel frattempo sua madre lo aveva informato che non gli avrebbe pi spedito l'assegno mensile di $500. - Temo che pap abbia detto basta, - gli aveva spiegato, con una spensieratezza che lo aveva infastidito. - Spero almeno che ti sia servito, finch  durato -. Joey si era sentito sollevato di non dover pi appagare il desiderio materno di mantenerlo, e di non dover pi ricambiare telefonandole regolarmente; era anche contento di smettere di mentire al Commonwealth of Virginia sul sostegno che riceveva dai genitori. Ma era arrivato a dipendere da quelle sovvenzioni mensili per sbarcare il lunario, e adesso si pentiva di aver preso tanti taxi e ordinato tanti pasti a domicilio durante l'estate. Non poteva f are a meno di odiare suo padre e di sentirsi tradito da sua madre, la quale, quando si veniva al dunque, malgrado tutte le lamentele coniugali che gli aveva inflitto, finiva sempre per cedere a suo padre.
Poi la zia Abigail lo aveva chiamato per offrirgli di usare il suo appartamento a fine agosto. Un anno e mezzo prima, Abigail lo aveva inserito nella sua lista di indirizzi e-mail per gli spettacoli che teneva in piccoli locali newyorchesi dai nomi bizzarri, e ogni tanto gli telefonava per propinargli uno dei suoi monologhi autogiustificatori. Se Joey schiacciava il tasto Ignora sul telefono, Abigail, anzich lasciargli un messaggio, continuava a richiamarlo finch non otteneva risposta. Joey aveva l'impressione che passasse gran parte delle sue giornate a chiamare tutti i numeri che conosceva sino a quando qualcuno finalmente non le rispondeva, e visto com'era tenue il loro legame, non osava neppure immaginare chi fossero le altre persone della lista. - Sto per regalarmi una vacanza al mare, - gli aveva detto quella volta. - Purtroppo il povero Tigro  morto di cancro felino, ma non prima di aver subto una terapia mollllto costosa per il cancro felino, e Pimpi  tutto solo -. Malgrado il senso di sporcizia che provava per il proprio comportamento da cascamorto con Jenna, come parte di un nuovo, pi generico disagio morale nei confronti dell'infedelt, Joey aveva accettato l'offerta di Abigail. Se Connie non lo avesse pi chiamato, si sareb
be consolato presentandosi dalle parti dove abitava Jenna e invitandola a cena.
E poi lo aveva chiamato Kenny Bartles, per annunciargli che stava per vendere la Risi con tutti gli appalti a un amico della Florida. Anzi, l'aveva gi venduta. - Mike ti chiamer domattina, - lo aveva informato Kenny. - Gli ho detto che deve tenerti fino al quindici agosto. E comunque, cercare di sostituirti dopo quella data sarebbe stata una seccatura. Ho cose migliori e pi importanti di cui occuparmi.
- Ah s? - aveva detto Joey.
- S, la Lbi  disposta ad affidarmi il subappalto per la fornitura di un parco di camion pesanti. Non  un lavoro per gente delicata, ma per guadagnarsi il pane  molto meglio del pane, non so se mi spiego. Si fa tutto in quattro e quattr'otto, niente stronzate tipo rapporti trimestrali. Io mi presento con i camion, loro firmano l'assegno e basta, finito.
- Congratulazioni.
- Gi, be', il fatto  questo, - aveva detto Kenny. - Potresti essermi ancora molto utile li a Washington. Sto cercando un socio che investa con me e compensi un po' del passivo di questa fase. Se sei disposto a lavorare, potresti pagarti anche un piccolo stipendio.
- Sarebbe fantastico, - aveva risposto Joey. - Ma devo tornare all'universit, e poi non ho soldi da investire.
- Okay. Certo. La vita  tua. Ma che ne diresti di una fetta pi piccola della torta? A quanto vedo dalla scheda tecnica, i Pladsky AI o polacchi sono proprio quello che ci vuole. Non sono pi in produzione, ma ce ne sono rimasti un sacco intorno alle basi militari in Ungheria e Bulgaria. E anche da qualche parte in Sudamerica, che per non fa al caso mio. Ma ho intenzione di ingaggiare degli autisti in Europa orientale, far passare i camion attraverso la Turchia e consegnarli a Kirkuk. Questo mi terr impegnato per Dio sa quanto, e c' anche un subappalto da novecentomila per i pezzi di ricambio. Credi di poterti occupare dei pezzi di ricambio come sub-subappaltatore?
- Non so niente di pezzi di ricambio per camion.
- Neanch'io. Ma la Pladsky ha costruito ben ventimila Aio, ai suoi tempi. Devono esserci in giro tonnellate di

pezzi. Non devi fare altro che scovarli, imballarli e spedirli. Ci metti trecentomila dollari, ti ritrovi con novecentomila sei mesi dopo. Un margine di profitto del tutto ragionevole, date le circostanze. Anzi, io ho l'impressione che sia piuttosto basso, per il settore dell'approvvigionamento. Nessuno batter ciglio. Pensi di poterti procurare trecentomila dollari?
- Riesco appena a procurarmi i soldi per il pranzo, - aveva detto Joey. - Con la retta da pagare e tutto quanto.
- Gi, be', per, a voler essere realistici ti basterebbe trovarne cinquantamila. Con quelli, pi un contratto firmato in mano, qualunque banca del paese ti darebbe il resto. Praticamente sbrighi quasi tutto via internet, dalla tua stanza all'universit o da dove ti pare.  senz'altro meglio che fare il lavapiatti, no?
Joey aveva chiesto ancora un po' di tempo per pensarci. Malgrado tutti i pasti a domicilio e i taxi che si era concesso, aveva messo da parte $ r o 00o per l'anno accademico successivo, pi altri potenziali $800o disponibili sulla carta di credito, e grazie a una rapida ricerca su internet aveva scoperto numerose banche disposte a concedere prestiti ad alto interesse con scarse garanzie collaterali, oltre a svariate pagine di risultati su Google per pezzi pladsky a10. Sapeva bene che Kenny non gli avrebbe offerto l'appalto se trovare quei pezzi fosse stato semplice come voleva farlo sembrare, ma Kenny aveva tenuto fede a tutti gli impegni presi con la Risi, e Joey non poteva fare a meno di immaginare quanto sarebbe stato grandioso possedere mezzo milione di dollari al compimento dei ventun anni, .cio di li a un anno. D'impulso, perch era emozionato e, per una volta, non impensierito dalla loro relax une, Joey aveva rotto il silenzio telefonico con Connie per chiedere il suo parere. Molto pi tardi si sarebbe rimproverato perch da qualche parte, dentro di s, stava gi pensando ai risparmi di Connie, e al fatto che ora lei poteva disporne legalmente, ma al momento della telefonata si sentiva del tutto scevro da moventi egoistici.
- Oddio, amore, - aveva detto Connie. - Cominciavo a pensare che non mi avresti pi chiamata.
- Ho avuto un paio di settimane pesanti.
- Mio Dio, lo so, lo so. Cominciavo a pensare che non avrei dovuto dirti niente. Riesci a perdonarmi?
- Probabilmente s.
- Oh! Oh! E molto meglio che probabilmente no.
- E molto probabile, - aveva detto Joey. - Se vuoi ancora venire a trovarmi.
- Certo che voglio, lo sai. Pi di ogni altra cosa al mondo.
Non sembrava affatto la donna adulta e indipendente che si era immaginato, e uno sfarfallio nello stomaco lo aveva avvertito di rallentare e chiedersi se la rivoleva davvero. Lo aveva avvertito di non confondere il dolore di perderla con l'effettivo desiderio di averla. Ma era ansioso di cambiare argomento, di evitare di impantanarsi in un astratto terreno emotivo, e di chiederle cosa ne pensasse dell'offerta di Kenny.
- Oddio, Joey, - aveva detto Connie dopo averlo ascoltato, - devi farlo. Ti aiuter io.
- Come?
- Ti dar i soldi, - aveva risposto, come se non ci fosse neanche bisogno di chiederlo. - Ho ancora pi di cinquantamila dollari sul mio fondo fiduciario.
Gli era bastato sentire quella cifra per eccitarsi sessualmente. Gli era sembrato di tornare ai loro primissimi giorni insieme in Barrier Street, al suo primo autunno delle superiori. Achtung Baby degli U2, amatissimo da entrambi ma soprattutto da Connie, era stato la colonna sonora della loro reciproca deflorazione. Il brano d'apertura del disco, nel quale Bono dichiarava di essere pronto a tutto, pronto alla carica, era stata la loro canzone d'amore per se stessi e per il capitalismo. Grazie a quella canzone, Joey si era sentito pronto a fare sesso, pronto a uscire dall'infanzia, pronto a guadagnare soldi veri vendendo orologi nella scuola cattolica di Connie. Loro due avevano cominciato come partner nel senso pi ampio del termine, lui imprenditore e produttore, lei corriere fedele e venditrice di sorprendente abilit. Finch la loro attivit non era stata chiusa da quelle suore astiose, Connie si era rivelata una maestra della persuasione all'acquisto, con quell'imperturbabile distacco che faceva andare in visibilio le compagne di classe per il loro prodotto. Tutti in Barrier Street, compresa la madre di Joey, avevano sempre scambia-

to la tranquillit di Connie per lentezza, per ottusit. Solo Joey, che godeva di un accesso privilegiato, aveva visto le sue potenzialit, e ora questa gli sembrava la storia della loro vita insieme, nella quale lui l'aveva sempre aiutata e incoraggiata a confondere le aspettative di tutti, specialmente quelle di sua madre, che sottovalutava il valore delle qualit nascoste di Connie. Era un elemento centrale della sua fiducia in un futuro come uomo d'affari, quella capacit di riconoscere il valore, di scorgere le occasioni, laddove gli altri non ci riuscivano, ed era un elemento centrale anche del suo amore per Connie. Lei seguiva vie misteriose" Loro due avevano cominciato a scopare in mezzo alle pile di banconote da venti dollari che Connie portava a casa da scuola.
- I soldi del fondo fiduciario ti servono per tornare al college, - le aveva comunque detto.
- Posso tornarci pi avanti, - aveva risposto Connie. - A te servono adesso, e io posso darteli. Me li restituirai pi avanti.
- Potrei restituirteli raddoppiati. Allora ne avresti abbastanza per pagarti tutti e quattro gli anni.
- Se vuoi, - aveva detto Connie. - Ma non  necessario.
Si erano dati appuntamento per il ventesimo compleanno di Joey a New York, teatro delle loro settimane pi felici insieme da quando lui aveva lasciato St Paul. Il mattino dopo Joey aveva chiamato Kenny, dichiarandosi pronto a mettersi in affari. La nuova serie di grossi appalti per l'Iraq sarebbe stata assegnata solo a novembre, gli aveva detto Kenny, e cos Joey poteva godersi il semestre autunnale e intanto tenersi pronto con i soldi.
Sentendosi ricco in anticipo, Joey si era concesso il lusso di prendere un espresso Acela per New York, e mentre si dirigeva verso casa di Abigail aveva comprato una bottiglia di champagne da cento dollari. L'appartamento era pi disordinato che mai, e Joey era stato lieto di chiudersi la porta alle spalle e chiamare un taxi per andare a prendere Connie al LaGuardia, dopo avere insistito perch viaggiasse in aereo anzich in autobus. L'intera citt, con i pedoni seminudi nella
canicola d'agosto, i mattoni e i ponti sbiaditi dalla foschia, gli sembrava un afrodisiaco. Mentre andava a prendere la sua ragazza, che era andata a letto con un altro ma stava rientrando nella sua vita con la velocit di un fulmine, di una calamita attratta da una calamita, si sentiva gi il re della citt. Quando l'aveva vista avanzare nell'atrio dell'aeroporto, schivando nervosamente gli altri viaggiatori, troppo distratta per vederli fino all'ultimo secondo, si era sentito ricco di qualcosa che non erano solo soldi. Ricco di importanza, di vita da bruciare, di folli occasioni da cogliere, della storia di loro due. Connie lo aveva visto e aveva cominciato ad annuire, acconsentendo a qualcosa che lui non aveva ancora detto, il viso pieno di gioia e meraviglia. - S! S! S! - aveva detto spontaneamente, lasciando andare la maniglia della valigia e andando a sbattere contro di lui. - S!
- S? - aveva detto Joey, ridendo.
- S!
Senza neppure baciarsi erano corsi gi al pianterreno e fuori alla fermata dei taxi, dove per miracolo non c'era nessuno in fila. Sul sedile posteriore del taxi, Connie si era tolta il cardigan di cotone zuppo di sudore, si era seduta in braccio a Joey e aveva cominciato a singhiozzare come per un orgasmo o un malore. Quando Joey l'aveva stretta fra le braccia, il suo corpo gli era sembrato completamente, totalmente nuovo. In parte lo era davvero - Connie era un po' meno spigolosa, un po' pi femminile -, ma gran parte di quel cambiamento se lo stava immaginando lui. Le era indicibilmente grato della sua infedelt. Provava un sentimento cos grande che solo una proposta di matrimonio poteva contenerlo tutto. Gliel'avrebbe chiesto anche subito, l per l, se non avesse notato quegli strani segni sul suo avambraccio interno sinistro. La pelle morbida era solcata da una serie di tagli dritti e paralleli, ciascuno lungo pi o meno cinque centimetri, sbiaditi e quasi completamente guariti vicino al gomito, sempre pi freschi e rossi man mano che scendevano verso il polso.
- S, - aveva detto Connie, madida in volto, guardando meravigliata le cicatrici. - Li ho fatti io. Ma non importa.
Le aveva chiesto cosa fosse successo, anche se conosceva gi la risposta. Connie lo aveva baciato sulla fronte, sulla

guancia, sulle labbra, e lo aveva scrutato negli occhi con seriet. - Non aver paura, tesoro. Dovevo solo fare penitenza. - Ges.
- Joey, ascolta. Ascoltami. Sono sempre stata attenta a disinfettare la lametta con l'alcol. Dovevo solo fare un taglio per ogni sera che non mi chiamavi. Ne ho fatti tre la terza sera e poi uno ogni sera. Ho smesso appena mi hai telefonato.
- E se non avessi chiamato? Cosa avresti fatto? Ti saresti tagliata le vene ?
- No. Non pensavo al suicidio. Questi li facevo invece di pensare a cose del genere. Volevo solo sentire un po' di dolore. Lo capisci?
- Sei sicura che non pensavi al suicidio?
- Non ti farei mai una cosa simile. Mai e poi mai.
Joey aveva passato le dita su quei segni. Poi aveva preso il polso senza cicatrici e se lo era premuto contro gli occhi. Era felice che si fosse tagliata per lui; non poteva farci niente. Lei seguiva vie misteriose, ma lui le capiva. Da qualche parte nella sua testa, Bono stava dicendo che andava tutto bene, tutto bene'.
- E sai qual  la cosa pi incredibile? - aveva detto Connie. - Mi sono fermata a quindici, cio il numero preciso di volte che ti sono stata infedele. Mi hai chiamata proprio la sera giusta. E stato una specie di segno. Ed ecco qui -. Dalla tasca posteriore dei jeans aveva estratto un assegno circolare piegato. Aveva preso la curva del suo culo ed era impregnato del sudore del suo culo. - Avevo cinquantunmila dollari nel mio fondo fiduciario. Era praticamente la stessa cifra che ti serviva. Un altro segno, non trovi?
Joey aveva guardato l'assegno, che era intestato a JOSEPH
R. BERGLUND per l'importo di CINQUANTAMILA dollari. Di
norma non era superstizioso, ma doveva ammettere che tutti quei segni facevano impressione. Erano come i segni che dicevano agli squilibrati: "Uccidi il presidente ADESSO", o ai depressi: "Buttati dalla finestra ADESSO". Qui il comando urgente e irrazionale sembrava essere: "Unite le vostre vite ADESSO".
Il traffico in uscita sulla Grand Central Parkway era bloccato, ma quello in entrata scorreva rapido, il taxi procedeva senza intoppi, e anche quello era un segno. Il fatto che non avessero dovuto fare la fila per il taxi era un segno. Il fatto che l'indomani Joey compisse gli anni era un segno. Non ricordava cosa avesse provato anche solo un'ora prima, mentre andava all'aeroporto. Esisteva solo il suo presente con Connie, e se in precedenza quella caduta attraverso una crepa cosmica dentro il loro mondo a due era sempre accaduta di notte, in camera da letto o in un altro spazio limitato, adesso stava succedendo in pieno giorno, sotto la cappa di afa che copriva la citt. L'aveva stretta fra le braccia, con l'assegno appoggiato alla sua clavicola sudata, fra le spalline umide del top. Connie gli aveva spinto il palmo della mano contro il petto, come per spremergli del latte dal capezzolo. L'odore di donna adulta delle sue ascelle lo inebriava, avrebbe voluto che fosse molto pi forte, provava il desiderio che quella puzza fosse senza limiti.
- Grazie di aver scopato con un altro, - aveva mormorato.
- Non  stato facile.
- Lo so.
- Cio, da una parte  stato molto facile. Ma dall'altra  stato quasi impossibile. Lo sai, vero?
- Lo so benissimo.
- E stato difficile anche per te? Quello che hai fatto l'anno scorso?
- In realt no.
- Perch sei un maschio. Io so quello che provi, Joey. Ci credi ?	'
_Si.
- Allora andr tutto bene.
E per i dieci giorni successivi era andato davvero tutto
bene. In seguito, naturalmente, Joey si era reso conto che i
primi giorni saturi di ormoni dopo un periodo di lunga asti
nenza non erano proprio il momento ideale per prendere im
portanti decisioni riguardo al futuro. Si era reso conto che,
anzich tentare di controbilanciare l'insostenibile fardello dei
$50 000 regalatigli da Connie con qualcosa di pesante come
una proposta di matrimonio, avrebbe dovuto firmare un pa-

gher con un piano di restituzione del capitale e degli interessi. Si era reso conto che, se si fosse separato da lei anche solo per un'ora, per fare due passi per conto proprio o parlare con Jonathan, avrebbe potuto raggiungere un po' di utile lucidit e distacco. Si era reso conto che le decisioni postcoitali erano molto pi realistiche di quelle precoitali. In quel momento, per, non c'era ancora nessun post-, era tutto un continuo pre-. Il loro desiderio si rinnovava costantemente, giorno e notte, passando da un ciclo all'altro come il compressore del laborioso condizionatore d'aria della camera da letto di Abigail. Le nuove dimensioni del loro piacere, il senso di seriet adulta conferito dall'iniziativa imprenditoriale congiunta e dalla malattia e infedelt di Connie, trasformavano tutti i loro piaceri precedenti in qualcosa di trascurabile e infantile. Il loro piacere era cos grande, e il loro bisogno di provarlo cos smisurato, che quando era diminuito anche solo per un'ora, il mattino del loro terzo giorno in citt, Joey aveva allungato la mano e schiacciato il pulsante pi vicino per averne di pi. Aveva detto: - Dovremmo sposarci.
- Stavo proprio pensando la stessa cosa, - aveva risposto Connie. - Vuoi farlo adesso?
- Cio, tipo oggi?
- S.
- Credo che ci sia un periodo d'attesa. Non ci vogliono le analisi del sangue?
- Be', andiamo a farle, allora. Ti va?
Il cuore gli pompava il sangue nei lombi. - S!
Ma prima avevano dovuto scopare per l'eccitazione delle analisi del sangue. Poi avevano dovuto scopare per l'eccitazione di aver scoperto che non servivano. Poi avevano vagato lungo Sixth Avenue come una coppia di ubriachi incuranti dell'opinione altrui, come assassini colti in flagrante, Connie senza reggiseno, impudica, una calamita per gli sguardi maschili, Joey in uno stato di sventatezza da testosterone nel quale avrebbe tirato un pugno a chiunque lo avesse sfidato, per la pura gioia di farlo. Stava compiendo il passo che andava compiuto, il passo che desiderava compiere fin dalla prima volta che i suoi genitori gli avevano detto di no. La camminata di cinquanta isolati verso uptown al fianco di Connie,
in una torrida baraonda di taxi strombazzanti e marciapiedi sudici, gli era sembrata durare quanto tutta la sua vita fino a quel momento.
Erano entrati nella prima gioielleria vuota che avevano trovato in 47th Street, e avevano chiesto due anelli d'oro da portare via subito. Il gioielliere era in perfetta tenuta chassidica - kippah, peot, filatteri, gil nero, tutto l'ambaradan. Aveva guardato prima Joey, con la maglietta bianca schizzata della senape dell'hot dog trangugiato lungo la strada, e poi Connie, con la faccia paonazza per il caldo e per i graffi della barba di Joey. - Volete sposarvi?
Avevano annuito entrambi, non osando dire di s ad alta voce.
- Mazel tov, allora, - aveva detto il gioielliere, cominciando ad aprire cassetti. - Ho anelli di tutte le misure per voi.
Joey, attraverso un sottile squarcio nella sua compatta bolla di follia, aveva avvertito una lontana fitta di rimpianto per Jenna. Non come persona che gli suscitava desiderio (il desiderio sarebbe tornato in seguito, quando fosse stato di nuovo solo e ragionevole), ma come la moglie ebrea che non avrebbe mai pi avuto: come la persona alla quale poteva effettivamente importare che lui fosse ebreo. Lui stesso aveva smesso da tempo di cercare di interessarsi alla propria ebraicit, eppure, vedendo il gioielliere con quei logori ornamenti chassidici, i paramenti di una religione minoritaria, ebbe la curiosa sensazione di tradire gli ebrei sposando una gentile. Jenna, malgrado la sua moralit per molti aspetti discutibile, era pur sempre un'ebrea, con prozie e prozii morti nei campi di sterminio, e questo la umanizzava, attenuava un po' quella sua bellezza disumana, e gli faceva provare dispiacere ad abbandonarla. Era interessante che provasse quel sentimento solo nei confronti di jenna, e non di jonathan, che per lui era gi del tutto umano e non aveva bisogno di essere ebreo per diventarlo di pi.
- Cosa ne pensi? - aveva chiesto Connie, fissando gli anelli disposti sul velluto.
- Non saprei, - aveva risposto Joey dalla sua nuvoletta di rimpianto. - Mi sembrano tutti belli.
- Prendeteli in mano, provateli, toccateli, - aveva detto il gioielliere. - L'oro non si sciupa.

Connie si era girata verso Joey e lo aveva scrutato negli occhi. - Sei sicuro di volerlo fare?
- Credo di s. E tu?
- S. Se lo sei anche tu.
Il gioielliere si era allontanato dal banco e si era messo ad armeggiare con qualcosa. E Joey, vedendosi attraverso gli occhi di Connie, non aveva potuto sopportare la propria espressione incerta. Era andato su tutte le furie al posto suo. Connie aveva bisogno che Joey non dubitasse di lei, come invece facevano tutti gli altri, e cos Joey aveva deciso di non dubitare.
- Certo, - aveva detto. - Diamo un'occhiata a questi anelli.
Dopo aver scelto, Joey aveva cercato di contrattare sul prezzo, come sapeva di dover fare in un negozio come quello, ma il gioielliere si era limitato a lanciargli un'occhiata delusa, come a dire: " Stai per sposare questa ragazza e ti metti a cavillare con me per cinquanta dollari?"
Mentre usciva dal negozio, con gli anelli nella tasca davanti dei calzoni, Joey era quasi andato a sbattere contro Casey, il suo vecchio compagno di college.
- Ehi, bello! - aveva esclamato Casey. - Che ci fai qui?
Indossava un completo tre pezzi e stava gi perdendo i capelli. Non si vedevano da un po', ma Joey aveva sentito che passava l'estate lavorando nello studio legale del padre. Incontrarlo proprio in quel momento gli era sembrato un altro segno importante, anche se non sapeva bene di cosa. Gli aveva detto: - Ti ricordi di Connie, vero?
- Ciao Casey, - aveva detto Connie, con gli occhi che brillavano di una luce diabolica.
- S, certo, ciao, - aveva risposto Casey. - Ma tu che cazzo combini? Ti credevo a Washington. - Mi sono preso una vacanza.
- Ehi, non lo sapevo, dovevi chiamarmi. Cosa ci fate da queste parti, voi due? Comprate un anello di fidanzamento?
- S, ha-ha, figurati, - aveva detto Joey. - E tu cosa ci fai qui?
Casey aveva estratto un orologio con catena dal taschino del gil. - Hai visto che figata? Era del padre di mio padre. L'ho fatto pulire e riparare.
- Che bello, - aveva detto Connie. Si era chinata ad am
mirarlo, e Casey aveva lanciato a Joey un'occhiata incuriosita e comicamente allarmata. Fra le varie risposte accettabili da-maschio-a-maschio a sua disposizione, Joey aveva deciso di sfoggiare un ghigno imbarazzato che suggeriva sesso ottimo e abbondante, le richieste irrazionali delle ragazze, il loro bisogno di ricevere gingilli e cos via. Casey aveva gettato un rapido sguardo da intenditore alle spalle nude di Connie e aveva annuito con aria giudiziosa. Tutto questo si era svolto in quattro secondi, e Joey aveva constatato con sollievo quanto gli riuscisse facile, persino in un momento come quello, trasformarsi davanti a Casey in una persona come Casey: dividere la propria vita in compartimenti stagni. Era la prova che avrebbe potuto ancora condurre un'esistenza normale al college.
- Ehi, bello, non hai caldo con quel vestito? - aveva detto.
- Ho sangue meridionale nelle vene, io, - aveva risposto Casey. - Noi non sudiamo come voi del Minnesota.
- Sudare  meraviglioso, - era intervenuta Connie. - Io adoro sudare d'estate.
Casey l'aveva sicuramente trovata un'affermazione esagerata. Aveva rimesso l'orologio nel taschino, guardando verso la strada. - Ad ogni modo, - aveva detto. - Se volete uscire o fare qualcosa, datemi un colpo di telefono.
Quando erano rimasti di nuovo soli, nel flusso di lavoratori che risalivano Sixth Avenue, Connie aveva chiesto a Joey se avesse detto qualcosa di sbagliato. - Ti ho messo in imbarazzo?
- No, - le aveva risposto. - E un coglione totale. Ci sono trentacinque gradi, e lui va in giro con un completo tre pezzi? E un coglione presuntuoso, lui e il suo stupido orologio. Sta gi diventando come suo padre.
- Apro la bocca e vengono fuori cose strane.
- Non preoccuparti.
- Ti vergogni di sposarmi?
- No.
- Mi era sembrato di s. Non sto dicendo che  colpa tua. Solo che non voglio metterti in imbarazzo davanti ai tuoi amici.
- Tu non mi metti in imbarazzo, - aveva detto Joey con rabbia. - E solo che la maggior parte dei miei amici non ha

neanche la ragazza. Mi trovo in una posizione un po' strana, tutto qui.
In quel momento avrebbe potuto ragionevolmente aspettarsi un piccolo litigio, aspettarsi che Connie cercasse di strappargli, tenendogli il broncio o rimproverandolo, un'ammissione pi definitiva del suo desiderio di sposarla. Ma con Connie non si poteva litigare. Insicurezza, sospetto, gelosia, possessivit, paranoia - tutte quelle cose inopportune e tanto irritanti per quei suoi amici che, anche se per poco, avevano avuto una ragazza - erano sentimenti a lei estranei. Joey non era mai riuscito a stabilire se non li provasse per davvero, oppure se la sua formidabile intelligenza animale la inducesse a reprimerli. Pi si fondeva con Connie, inoltre, e pi aveva la strana sensazione di non sapere niente di lei. Connie riconosceva solo quello che aveva davanti. Faceva quello che faceva, rispondeva a quello che lui diceva, e per il resto sembrava del tutto indifferente a quanto accadeva fuori dal suo campo visivo. Joey continuava a ripensare a quello che gli aveva detto sua madre, che le liti erano necessarie per un rapporto sano. Anzi, gli sembrava quasi di voler sposare Connie per vedere se avrebbero finalmente cominciato a litigare: per riuscire a conoscerla. Ma dopo averla sposata sul serio, il pomeriggio seguente, non era cambiato nulla. Nel retro del taxi, mentre si allontanavano dal tribunale, Connie aveva intrecciato la mano sinistra inanellata alla sua mano sinistra inanellata e gli aveva appoggiato la testa sulla spalla con un'espressione che non si poteva definire di contentezza, perch questo avrebbe implicato che prima fosse scontenta. Era pi che altro una muta sottomissione all'atto, al crimine, che era stato necessario compiere. Quando Joey e Casey si erano rivisti, la settimana dopo a Charlottesville, nessuno dei due aveva fatto il minimo accenno a Connie.


Joey aveva ancora la fede nuziale bloccata da qualche parte nell'addome mentre guadava il caldo mare ribollente di viaggiatori al Miami International Airport e scorgeva jenna nella baia fresca e calma di una sala d'aspetto di business class. Indossava un paio di occhiali da sole, ed era ulteriormente difesa
da un iPod e dall'ultimo numero di " Cond Nast Traveler". Gli diede un'occhiata veloce, dalla testa ai piedi, come per accertarsi che il prodotto che aveva ordinato fosse arrivato in condizioni accettabili, poi tolse il bagaglio a mano dal sedile accanto al suo e - forse con un po' di riluttanza - tir i fili degli auricolari per sfilarseli dalle orecchie. Joey si sedette, incapace di trattenere un sorriso per la meraviglia di viaggiare con lei. Era la prima volta che volava in business class.
- Che c'? - disse jenna.
- Niente. Sto solo sorridendo.
- Oh. Credevo di avere qualche schifezza sulla faccia.
Alcuni uomini l intorno lo scrutavano con risentimento. Joey si sforz di fissarli a sua volta, per rivendicare il possesso di jenna. Sarebbe stato stancante, pens, doversi comportare cos ogni volta che uscivano in pubblico. Gli uomini guardavano anche Connie, a volte, ma di solito sembravano accettare senza eccessivo rammarico che appartenesse a lui. Con jenna, Joey aveva gi la sensazione che gli altri uomini, per nulla scoraggiati dalla sua presenza, avrebbero continuato a cercare un modo per scavalcarlo.
- Devo avvisarti che sono un po' scorbutica, - disse jenna. - Mi stanno venendo le mie cose, e ho appena passato tre giorni con i vegliardi a guardare le foto dei nipotini. In pi, sembra incredibile, ma adesso ti fanno pagare gli alcolici anche in questa saletta. E ho pensato, tanto valeva andare a sedermi nell'area di imbarco.
- Vuoi che vada a prenderti qualcosa?
- In effetti s. Vorrei un doppio Tanqueray tonic.
A quanto pare non le venne in mente, e non venne in mente neppure al barista, per fortuna, che Joey non aveva l'et per bere. Tornando indietro con i bicchieri e il portafogli alleggerito, la ritrov con gli auricolari nelle orecchie e la faccia sprofondata nella rivista. Si chiese se magari non lo avesse scambiato per jonathan, vista la reazione pressoch nulla al suo arrivo. Tir fuori il romanzo che sua sorella gli aveva regalato per Natale, Espiazione, e si sforz di interessarsi alle descrizioni di stanze e giardini, ma continuava a pensare all'sms che jonathan gli aveva mandato quel pomeriggio: spero che ti divertirai a guardare il culo di un cavallo tutto il giorno.

Era la prima volta che si faceva vivo da quando Joey lo aveva chiamato preventivamente, tre settimane prima, per annunciargli i suoi piani di viaggio. - Insomma, sembra che ti vada tutto alla grande, - gli aveva detto jonathan. - Prima l'insurrezione, e adesso la gamba di mia madre.
- Non volevo mica che si rompesse una gamba, - aveva risposto Joey.
- No, senza dubbio. E senza dubbio volevi che gli iracheni ci accogliessero con ghirlande di fiori. Senza dubbio sei molto dispiaciuto per il casino che  venuto fuori. Per non sei abbastanza dispiaciuto da non approfittarne.
-,Cosa dovevo fare? Dire di no? Lasciarla andare da sola? E piuttosto depressa, sai. Non vede l'ora di fare questo viaggio.
- E sono sicuro che Connie capisce. Sono sicuro che hai la sua totale approvazione.
- Se fossero affari tuoi, potrei degnarmi di risponderti.
- Ehi, sai che ti dico? Sono affari miei eccome, se devo mentirle su questa storia. Ogni volta che parlo con lei devo gi mentirle su quello che penso di Kenny Bartles, perch tu hai preso i suoi soldi e io non voglio che si preoccupi. E adesso devo mentire anche su questo?
- E se invece la smettessi di parlarle in continuazione?
- Non le parlo in continuazione, stronzo. Le avr parlato, tipo, tre volte negli ultimi tre mesi. Mi considera un amico, va bene? E a quanto pare possono passare settimane senza che tu ti faccia vivo. Allora cosa dovrei fare? Non rispondere quando mi chiama? Mi chiama per chiedermi informazioni su di te. E una situazione un po' strana, non trovi? Visto che  ancora la tua ragazza.
- Non vado in Argentina per andare a letto con tua sorella. - Ha. Ha. Ha.
- Giuro su Dio, ci vado come amico. Proprio come tu sei amico di Connie. Perch tua sorella  depressa e mi sembra una cosa carina da fare. Ma Connie non capirebbe, cos, se solo potessi, ecco, evitare di dirglielo, se ti chiama, sarebbe la cosa migliore per tutti.
- Spari cos tante cazzate, Joey, che non ho pi neanche voglia di parlarti. Ti  successo qualcosa che mi d letteral
mente la nausea. Se Connie mi chiama mentre sei via, non so cosa le dir. Probabilmente nulla. Ma l'unica ragione per cui mi chiama  che tu non ti fai vivo, e io sono stufo di ritrovarmi in mezzo. Quindi fai pure quel cazzo che vuoi, ma lasciami fuori.
Avendo giurato a jonathan che non avrebbe scopato con Jenna, Joey si sentiva assicurato contro qualunque cosa potesse succedere in Argentina. Se non fosse successo niente, avrebbe dimostrato la propria onest. Se invece fosse successo qualcosa, non avrebbe dovuto sentirsi umiliato e deluso perch non era successo niente. Avrebbe ottenuto risposta alla domanda, ancora aperta nella sua mente, su che tipo di persona fosse, forte o debole, e su cosa avesse in serbo il futuro per lui. Quel futuro lo incuriosiva molto. A giudicare dal suo malevolo sms, jonathan non intendeva farne parte in ogni caso. E certo, quel messaggio gli bruciava, ma Joey, dal canto suo, era stanco dell'implacabile moralismo dell'amico.
Sull'aereo, nell'intimit degli ampi sedili, e sotto l'influenza di un secondo cocktail abbondante, jenna si degn di togliersi gli occhiali scuri e fare un po' di conversazione. Joey le raccont del suo recente viaggio in Polonia per inseguire il miraggio dei Pladsky Aio, e della sua scoperta che la stragrande maggioranza dei fornitori apparentemente numerosissimi che vendevano quei pezzi su internet erano fasulli, oppure li compravano dallo stesso rivenditore di Ldz dove Joey e il suo interprete quasi peggio che inutile avevano scoperto sconcertati che c'era pochissimo da acquistare a qualunque prezzo. Luci posteriori, parafanghi, piastre di spinta, alcune scatole per batteria e mascherine, ma ben pochi di quei pezzi di motore e sospensioni che erano indispensabili per la manutenzione di veicoli fuori produzione dal 19 85.
- Internet  sputtanato, vero? - disse jenna. Aveva mangiato tutte le mandorle della sua ciotola, e adesso stava mangiando quelle di Joey.
- Sputtanatissimo, sputtanatissimo, - rispose Joey.
- Nick ha sempre detto che il commercio elettronico internazionale  roba da sfigati. Anzi, qualsiasi operazione finanziaria elettronica lo , a meno che il sistema non sia di propriet riservata. Dice che l'informazione gratuita, per

definizione, non vale niente. Tipo, se un fornitore cinese si trova su internet, puoi star certo che non  affidabile.
- Giusto, lo so, me ne rendo conto, - disse Joey, che non voleva sentir parlare di Nick. - Ma per i pezzi di ricambio dei camion dovrebbe funzionare un po' tipo eBay. Un modo efficace per mettere in contatto acquirenti e venditori che altrimenti farebbero fatica a trovarsi.
- Io so solo che Nick non compra mai niente su internet. Non si fida neanche di PayPal. E lui di queste cose se ne intende, sai.
- Be', ed  per questo che sono andato in Polonia. Perch queste cose vanno fatte di persona.
- Giusto,  quello che dice anche Nick.
Il suo modo di masticare le mandorle con la bocca aperta lo stava irritando, cos come le sue dita, per quanto belle, che gli frugavano sistematicamente dentro la ciotola. - Credevo che non ti piacesse bere, - le disse.
- He-he. Negli ultimi tempi ho cercato di aumentare la mia tolleranza. Ho fatto grandi progressi.
- Be', insomma, - disse Joey, - ho bisogno che succeda qualcosa di buono in Paraguay, altrimenti non so cosa far. Ho speso una fortuna per spedire quella robaccia polacca, e adesso il mio socio, Kenny, mi viene a dire che non bastava neanche per ottenere un pagamento parziale.  ferma in qualche pascolo di capre nei dintorni di Kirkuk, probabilmente neppure sorvegliata. E Kenny  incazzato con me perch non ho mandato degli altri pezzi qualsiasi, malgrado non servano a niente se non vengono dallo stesso 'modello e produttore. Kenny mi dice, mandami roba che faccia peso, perch ci pagano a peso, tu pensa. E io gli dico, questi camion hanno trent'anni, non sono stati costruiti per le tempeste di sabbia e le estati mediorientali, si romperanno, e quando fai parte di un convoglio che attraversa una zona insorta, non vuoi che il tuo camion si rompa. E intanto ho un sacco di spese e nessuna entrata.
Forse Joey si sarebbe pentito di averle fatto quella confessione, se lei lo avesse ascoltato; ma jenna era impegnata a tirare verso di s lo schermo video, cercando con aria stizzita di strapparlo fuori dall'alloggiamento. Joey le diede una mano con galanteria.
- Ah, scusa, - disse Jenna, - stavi dicendo... ? Che non ti pagano?
- Oh, no, mi pagheranno senz'altro. Anzi, probabilmente quest'anno finir per guadagnare pi di Nick.
- Francamente ne dubito.
- Be', prender un sacco di soldi.
- Nick  in un altro universo di retribuzione.
Questo era troppo per Joey. - Perch sono qui ? - disse. - Sei proprio sicura di volermi? Non hai fatto altro che ignorarmi o parlare di Nick, con il quale credevo avessi rotto.
Jenna scroll le spalle. - Te l'ho detto che sono scorbutica. Ma vuoi sapere una cosa? Non muoio dalla voglia di sapere dei tuoi affari. Il motivo per cui ci sei tu al posto di Nick  che ero stufa di sentirlo parlare di soldi giorno e notte.
- Credevo che i soldi ti piacessero.
- Non per questo mi piace sentirne parlare. Sei stato tu a tirar fuori l'argomento.
- Scusami tanto!
- Okay, allora. Scuse accettate. Ma c' dell'altro. Non vedo perch non posso menzionare Nick quando tu parli in continuazione della tua donna.
- Ne parlo perch tu mi chiedi di lei.
- Non sono sicura di capire la differenza.
- Be', e poi  ancora la mia ragazza.
- Giusto. Immagino che questa sia una differenza -. E all'improvviso si allung verso di lui e gli offr le labbra da baciare. Prima un leggero sfioramento, poi un senso di morbidezza, quasi come panna montata calda, e poi un bacio a piena bocca. Le sue labbra erano proprio come lui le aveva immaginate, belle, preziose, elaboratamente animate. Joey si lasci andare al bacio, ma jenna si tir indietro e sorrise con approvazione. - Ragazzino fortunato, - disse.
Quando venne la hostess a prendere le ordinazioni per la cena, Joey chiese del manzo. Aveva intenzione di mangiare solo manzo per l'intero viaggio, basandosi sulla teoria che fosse un alimento costipante; sperava di raggiungere il Paraguay prima di dover andare a caccia dell'anello al gabinetto. Jenna guard Pirati dei Caraibi mentre mangiava, e Joey si mise le cuffie e lo guard insieme a lei, invadendo con goffaggine

il suo spazio invece di alzare il proprio schermo, ma non ci furono altri baci, e l'unico svantaggio dei sedili di business class, come Joey scopr alla fine del film quando entrambi si coricarono sotto le rispettive trapunte, era che non consentivano alcun abbraccio o contatto accidentale.
Non credeva di riuscire ad addormentarsi, ma poi all'improvviso fu mattina e gli servirono la colazione, e poi arrivarono in Argentina. Non era per niente il posto esotico che aveva immaginato. Tranne per il fatto che era tutto in spagnolo e c'era pi gente che fumava, la civilt l era proprio come la civilt altrove. Le vetrine, le piastrelle, le sedie di plastica e l'illuminazione erano identiche, e il volo per Bariloche imbarc prima i passeggeri delle ultime file, come ogni volo interno americano, e non c'era niente di meravigliosamente diverso nel 727 o nelle fabbriche, nei campi e nelle autostrade che Joey vedeva dal finestrino. La terra era sempre terra, e anche l le piante ci crescevano sopra. La maggior parte dei passeggeri nella cabina di prima classe parlava inglese, e sei di loro - una coppia inglese e una madre americana con tre bambini - si unirono a Joey e jenna, trascinandosi dietro le valigie con l'etichetta di bagaglio prioritario fino al comodo pulmino bianco dell'Estancia El Triunfo, che li aspettava parcheggiato in divieto di sosta davanti all'aeroporto di Bariloche.
L'autista, un giovane imbronciato con una folta peluria nera che gli spuntava fuori dalla camicia mezza sbottonata, si precipit a prendere la valigia di jenna e stivarla nel retro del pulmino, collocando jenna sul sedile davanti prima che Joey riuscisse a registrare quello le stava accadendo. La coppia inglese s'impadron dei due sedili successivi, e Joey si ritrov seduto verso il fondo insieme alla madre e a sua figlia, che stava leggendo un romanzo per giovani adulti sui cavalli.
- Mi chiamo Flix, - disse l'autista dentro un microfono superfluo, - benvenuti nella provincia di Ro Negro per faa allacciatevi le cinture il tragitto sar di due ore la strada a tratti sconnessa ho bevande fredde per chi le desidera El Triunfo  fuori mano ma lussuoso dovete perdonare le buche della strada grazie.
Il pomeriggio era limpido e infuocato, e la strada per El Triunfo attraversava una fiorente regione subalpina cos
simile al Montana occidentale che Joey non pot evitare di chiedersi perch avessero fatto tredicimila chilometri per raggiungerla. Flix parlava ininterrottamente con jenna, sottovoce e in spagnolo, ma le sue parole erano soffocate dai ragli ininterrotti dell'inglese, jeremy. Ragliava dei bei tempi andati, quando l'Inghilterra era in guerra con l'Argentina nelle Falkland ("la nostra seconda ora migliore"), della cattura di Saddam Hussein ("Ha-ha, chiss quanto puzzava, il signore, quando  venuto fuori da quel buco"), della montatura dell'effetto serra e dello sconsiderato allarmismo di chi ne era responsabile ("L'anno prossimo ci metteranno in guardia sul pericolo di una nuova glaciazione"), della ridicola inettitudine delle banche centrali sudamericane ("Quando hai un tasso d'inflazione al mille per cento, oserei dire che il tuo problema non  solo la sfortuna"), della lodevole indifferenza dei sudamericani al "calcio " femminile ("Lasciamo a voi americani il primato in quella particolare parodia"), dei rossi sorprendentemente bevibili prodotti in Argentina ("I migliori vini sudafricani, al confronto, fanno un... buco... nell'.. . acqua"), e della propria salivazione abbondante al pensiero di mangiare bistecche a colazione, pranzo e cena ("Sono un carnivoro, un carnivoro, un tremendo, disgustoso carnivoro").
In cerca di una tregua da jeremy, Joey attacc discorso con Ellen, la madre, che era carina senza essere attraente e indossava il genere di pantaloni attillati con tasche laterali molto amato da un certo tipo di mamma. - Mio marito  un imprenditore edile di grande successo, - disse. - Io ho studiato architettura a Stanford, ma adesso seguo i nostri figli. Abbiamo deciso di farli studiare in casa, e questo ci d molte soddisfazioni, oltre a permetterci di andare in vacanza quando ci fa comodo, ma  anche una grande fatica, credimi.
I suoi bambini, la figlia che leggeva e i figli che giocavano dietro di lei, non la sentirono, o forse non si preoccupavano di rappresentare una grande fatica. Quando seppe che Joey aveva una piccola attivit a Washington, gli chiese se avesse sentito parlare di Daniel jennings. - Dan  un nostro amico di Morongo Valley, - disse, - che ha svolto un'importante indagine sulle nostre tasse. Anzi,  andato a rileggersi i ver-

bali dei dibattiti del Congresso, e lo sai cos'ha scoperto? Che non esistono basi legali per l'imposta federale sul reddito.
- In realt non c' niente che abbia basi legali, a voler ben guardare, - disse Joey.
- Ma naturalmente il governo federale non vuole farci sapere che tutti i soldi che ha raccolto negli ultimi cento anni appartengono di diritto a noi cittadini. Dan ha un sito web dove dieci diversi professori di storia dicono che ha ragione, non esiste la minima base legale. Ma nessuno dei media tradizionali vuole parlarne. Non ti sembra un po' strano? Uno penserebbe che almeno un network o un giornale vorrebbero occuparsene, no?
- La questione avr anche un altro aspetto, immagino, - disse Joey.
- Ma perch sentiamo sempre parlare di un unico aspetto? Non trovi interessante il fatto che il governo federale debba trecentomila miliardi di dollari a noi contribuenti? Perch questa  la cifra che Dan ha calcolato, compreso l'interesse composto. Trecentomila miliardi di dollari.
- E parecchio, - convenne educatamente Joey. - Sarebbe un milione di dollari per ogni abitante del paese.
- Proprio cos. E scandaloso, non trovi? Quanti soldi ci devono.
Joey pens di farle notare che il ministero del Tesoro avrebbe avuto qualche difficolt, per esempio, a rimborsare i soldi spesi per vincere la seconda guerra mondiale, ma Ellen non gli sembrava una persona con cui si potesse discutere, e poi gli era venuto 'il mal d'auto. Sentiva parlare jenna in uno spagnolo abbastanza spedito perch lui, che lo aveva studiato solo alle superiori, non riuscisse a distinguere altro che una sfilza di caballos di qua e caballos di l. Seduto a occhi chiusi in un pulmino pieno di imbecilli, venne colto dal pensiero che le tre persone che pi amava (Connie), apprezzava (Jonathan) e rispettava (suo padre) erano quantomeno assai scontente di lui, se non, secondo le loro stesse parole, nauseate. Non riusciva a liberarsi di quel pensiero; era come se una specie di coscienza stesse riprendendo servizio. Si impose di non vomitare, perch non sarebbe stato il colmo dell'ironia vomitare adesso, appena trentasei ore dopo
che una bella vomitata gli avrebbe reso un grande servizio? Aveva immaginato che la strada per diventare un vero duro, un portatore di guai, sarebbe diventata pi difficile e ripida solo per gradi, con molti piaceri compensativi lungo il cammino, in modo da avere il tempo di adattarsi fra una tappa e l'altra. Invece ecco, la strada era appena cominciata e gi gli sembrava che il suo stomaco non riuscisse a reggerla.
L'Estancia El Triunfo, tuttavia, era un posto indubbiamente paradisiaco. Annidati sulle rive di un limpido torrente, circondati da gialle colline che salivano verso le creste violette delle sierras, c'erano rigogliosi giardini irrigati, paddock, foresterie e scuderie di pietra completamente ristrutturate. La camera di Joey e jenna aveva una distesa squisitamente inutile di freschi pavimenti piastrellati e grandi finestre aperte sul rapido torrente sottostante. Joey aveva temuto di trovare due letti, ma jenna, a meno che non avesse avuto in programma di condividere un lettone matrimoniale con sua madre, doveva aver modificato la prenotazione. Joey si stese sul copriletto di broccato rosso cupo, affondando in quel lusso da mille-dollari-a-notte. Jenna per si stava gi mettendo gli stivali e la tenuta da equitazione. - Flix mi fa vedere i cavalli, - disse. - Vuoi venire anche tu?
Joey non voleva, ma sapeva che gli conveniva andare lo stesso. La frase "anche la loro merda puzza" gli risuon nella testa mentre si avvicinavano alle scuderie olezzanti. Nella luce dorata della sera, Flix e uno stalliere portavano fuori un magnifico stallone nero tenendolo per le briglie. L'animale saltellava e scartava e sgroppava un po', e jenna gli and dritto incontro, con un'espressione rapita che a Joey la rese pi simpatica perch gli ricordava Connie, e alz la mano ad accarezzargli un lato della testa.
- Cuidado, - disse Flix.
- Tranquillo, - disse Jenna, fissando intensamente l'occhio del cavallo. - Gli piaccio gi. Si fida di me, lo sento. Non  vero, piccolo?
- eDeseas que bla bla bla? - disse Flix, tirando le briglie.
- Parla in inglese, per favore, - disse freddo Joey.
- Mi ha chiesto se devono sellarmelo, - spieg jenna, e poi parl rapida in spagnolo a Flix, il quale obiett che bla

bla bla peligroso; ma jenna non era tipo da lasciarsi contraddire. Mentre lo stalliere strattonava le briglie con una certa brutalit, Jenna afferr la criniera, e Flix le mise le mani pelose sulle cosce e la iss sopra la groppa nuda del cavallo. L'animale allarg le zampe e s'impenn di lato, facendo forza contro le briglie, ma jenna era gi tutta inclinata in avanti, il petto appoggiato alla criniera, la faccia vicina all'orecchio dell'animale a sussurrargli paroline tranquillizzanti. Joey era profondamente colpito. Quando il cavallo si fu calmato, jenna prese le redini e si avvi al piccolo galoppo fino all'angolo opposto del paddock, dove si impegn in oscure trattative equestri, imponendo al cavallo di rimanere fermo sul posto, camminare all'indietro, abbassare e alzare la testa.
Lo stalliere disse qualcosa a Flix riguardo alla chica, in tono roco e ammirato.
- A proposito, io mi chiamo Joey, - disse Joey.
- Ciao, - disse Flix, lo sguardo fisso su jenna. - Vuoi un cavallo anche tu?
- Per adesso no. Per fammi il favore di parlare in inglese, okay?
- Come vuoi.
Gli faceva bene al cuore vedere jenna felice in groppa a quel cavallo. Era stata cos negativa e deprimente, non solo durante il viaggio ma anche al telefono nei mesi precedenti, che Joey aveva cominciato a chiedersi se avesse qualcos'altro di attraente oltre alla bellezza. Adesso era chiaro che sapeva almeno godersi quello che i soldi potevano procurarle. E tuttavia era scoraggiante osservare quanti soldi occorressero per renderla felice. Essere la persona che la manteneva a cavalli di razza non era certo un'impresa da pusillanimi.
La cena venne servita solo alle dieci passate, su un lungo tavolo comune ricavato da un unico tronco d'albero di quasi due metri di diametro. Le leggendarie bistecche argentine erano eccellenti, e il vino strapp ragli d'approvazione a jeremy. Joey e Jenna buttarono gi un bicchiere dopo l'altro, e forse fu per questo che, a mezzanotte passata, quando finalmente cominciarono a spassarsela sul loro letto oceanico, Joey speriment per la prima volta un fenomeno di cui aveva molto sentito parlare ma che non aveva mai immaginato
di poter provare di persona. Anche nella scopata occasionale meno allettante aveva sempre fornito una prestazione ammirevole. Perfino adesso, finch rimaneva confinato dentro i calzoni, il suo uccello gli sembrava duro come il legno del tavolo comune, ma i casi erano due: o si sbagliava, oppure non poteva sostenere una piena esposizione a jenna. Mentre lei strofinava il cavallo delle mutandine contro la sua gamba nuda, grugnendo un tantino a ogni spinta, Joey si sentiva in preda a una forza centrifuga, come un satellite svincolato dalla gravit, con la mente sempre pi lontana dalla donna che gli aveva infilato la lingua in bocca e gli schiacciava contro il petto i seni gradevolmente cospicui. A letto era pi brutale, meno docile di Connie: la reazione di Joey poteva dipendere anche da quello. E poi non riusciva a vederla in faccia al buio, e senza vederla gli rimaneva solo il ricordo, l'idea della sua bellezza. Continuava a ripetersi che stava finalmente scopando con Jenna, che quella era jenna, jenna, jenna. Tuttavia, in mancanza di una conferma visiva, fra le sue braccia c'era solo una femmina qualunque, sudata e aggressiva.
- Possiamo accendere la luce? - disse Joey.
- E troppo forte. Non mi piace.
- Magari, tipo, la luce del bagno? Qui dentro  buio pesto.
Jenna rotol via e sospir stizzita. - Forse dovremmo dormire. E tardissimo, e poi comunque sono tutta insanguinata.
Joey si tocc il pene, mortificato di trovarlo ancora pi flaccido di quanto pensasse. - Forse ho bevuto troppo vino.
- Anch'io. Allora dormiamo.
- Accendo solo la luce del bagno, okay?
La accese, e la vista di Jenna abbandonata sul letto, confermandogli che si trattava della pi bella ragazza che conosceva, gli diede la speranza che tutto funzionasse di nuovo a dovere. Strisci verso di lei e intraprese il progetto di baciarla dappertutto, cominciando da piedi e caviglie perfetti e poi risalendo lungo i polpacci e l'interno delle cosce...
- Scusa, mi fa troppo schifo, - gli disse lei d'un tratto, quando ebbe raggiunto le mutandine. - Ecco -. Lo spinse gi supino e gli prese il pene in bocca. All'inizio gli divent di nuovo duro dentro quella bocca celestiale, ma poi lo senti scivolare via e ammosciarsi, e allora, preoccupato, cerc dispera-

tamente di indurirlo, di creare un contatto, di ricordarsi a chi apparteneva quella bocca, e poi purtroppo gli venne in mente che la fellatio non gli era mai interessata, e si chiese cosa gli stesse succedendo. Il fascino di jenna si era sempre fondato in buona parte sull'impossibilit di immaginarla sua. Adesso che era una persona stanca, ubriaca e sanguinante accovacciata fra le sue gambe e impegnata in un efficiente lavoretto orale, avrebbe potuto essere quasi chiunque, tranne Connie.
Jenna continu a impegnarsi con ammirevole costanza anche molto dopo che lo stesso Joey aveva perso le speranze. Quando infine si ferm, gli esamin il pene con curiosit neutra; gli diede una scrollatina. - Non vuole saperne, eh?
- Non me lo spiego. E molto imbarazzante.
- Ah, benvenuto nel mondo del Lexapro.
Poi si addorment e cominci a russare leggermente, mentre Joey restava sveglio a ribollire di vergogna, rammarico e nostalgia. Era molto, molto deluso da se stesso, anche se non avrebbe saputo spiegare perch si sentisse deluso di non essere riuscito a scopare una ragazza della quale non era innamorato e che non gli stava neanche tanto simpatica. Pens all'eroismo dei suoi genitori che erano rimasti insieme tutti quegli anni, al bisogno reciproco che stava alla base anche del peggiore dei loro litigi. Vide la deferenza di sua madre verso suo padre sotto una nuova luce, e la perdon un pochino. Aver bisogno di qualcun altro era spiacevole, una penosa dimostrazione di debolezza, ma in quel momento, per la prima volta, Joey sent che il suo io non era infinitamente capace di tutto, e non era pi sicuro al cento per cento di poter raggiungere gli obiettivi che si era prefisso.
Alle prime luci dell'alba australe si svegli con un'erezione mostruosa, sulla cui durata non aveva il minimo dubbio. Si rizz a sedere e guard i capelli scompigliati di jenna, le sue labbra socchiuse, la delicata peluria lungo la linea della mascella, la sua bellezza quasi sacra. Adesso che c'era pi luce, non riusciva a credere di essere stato cos stupido al buio. S'infil di nuovo sotto le coperte e le diede un leggero colpetto in fondo alla schiena.
- Smettila! - strill subito jenna. - Sto cercando di riaddormentarmi.
Le appoggi il naso fra le scapole e inspir il suo profumo di patchouli.
- Parlo sul serio, - disse jenna, allontanandosi di scatto. - Non  colpa mia, se siamo rimasti svegli fino alle tre.
- Non erano le tre, - mormor Joey.
- Sembravano le tre. Sembravano le cinque!
- Adesso sono le cinque.
- Argh! Non dirlo neanche! Ho bisogno di dormire.
Rimase l sdraiato per un tempo interminabile, tastandosi il pene, cercando di conservare almeno una mezza erezione. Da fuori arrivavano nitriti, clangori lontani, il canto di un gallo, i soliti rumori della campagna. Mentre Jenna continuava a dormire, o a fingere di dormire, un brontolio gli si annunci nelle viscere. Si sforz di opporre resistenza, ma il brontolio crebbe fino  diventare un'urgenza che sgomin tutte le altre. Joey raggiunse il bagno a passi felpati e si chiuse dentro. Nel ncessaire da barba c'era la forchetta che aveva portato per lo sgradevolissimo compito che lo attendeva. Si sedette stringendo la forchetta nella mano sudata mentre la merda gli scivolava fuori dal corpo. Ce n'era parecchia, l'arretrato di due o tre giorni. Dietro la porta sent squillare il telefono, la sveglia delle sei e trenta.
S'inginocchi sul pavimento fresco e scrut i quattro grossi stronzi che galleggiavano dentro la tazza, sperando di vedere subito il luccichio dell'oro. Lo stronzo pi vecchio era scuro, solido e noduloso, mentre quelli che si trovavano pi in profondit erano pi chiari e si stavano gi sciogliendo un po'. Joey, come tutti, annusava con segreto piacere l'odore delle sue scoregge, ma l'odore della sua merda era tutt'altra cosa. Era cos cattivo da sembrare moralmente malvagio. Joey tocc uno degli stronzi pi morbidi con la forchetta, cercando di girarlo per esaminare la parte di sotto, ma lo stronzo si pieg e cominci a sgretolarsi, tingendo l'acqua di marrone, e Joey cap che l'idea della forchetta era una pia illusione. Di l a poco l'acqua sarebbe diventata troppo torbida per vedervi attraverso, e se l'anello si fosse liberato dalla materia che lo avviluppava sarebbe caduto sul fondo, per finire inghiottito dal tubo di scarico. Non gli restava che prendere in mano gli stron-

zi uno dopo l'altro e setacciarli con le dita, e doveva farlo in fretta, prima che si inzuppassero troppo. Trattenendo il fiato, con gli occhi che lacrimavano furiosamente, afferr ' lo stronzo pi promettente e abbandon l'ultima illusione, quella che una sola mano sarebbe bastata. Dovette usarle entrambe, una per tenere la merda e l'altra per frugarci dentro. Ebbe un conato di vomito a vuoto e poi si mise al lavoro, immergendo le dita nel tronco morbido, caldo e sorprendentemente leggero dell'escremento.
Jenna buss alla porta. - Cosa succede l dentro?
- Un minuto !
- Cosa combini l dentro? Ti fai una sega?
- Ho detto un minuto ! Ho la diarrea.
- Oh, Cristo. Puoi almeno passarmi un tampone? - Tra un minuto!
Grazie al cielo, l'anello salt fuori nel secondo stronzo. Qualcosa di duro fra il morbido, un cerchio perfetto in mezzo al caos. Si sciacqu le mani meglio che pot nell'acqua fetida, spinse il pulsante dello scarico con il gomito e port l'anello al lavandino. Il tanfo era spaventoso. Lav le mani, l'anello e i rubinetti tre volte con un mucchio di sapone, mentre jenna, fuori dalla porta, protestava che mancavano solo venti minuti alla colazione. Ed era una sensazione strana, eppure era proprio quello che Joey sentiva in quel momento: quando usc con l'anello all'anulare, e jenna gli pass accanto di corsa, entrando nel bagno e uscendone subito dopo barcollante, strillando e imprecando per il fetore, Joey era diventato un'altra persona. La vedeva con tanta chiarezza, quella persona, che era come se si stesse -guardando da fuori. Lui era la persona che aveva maneggiato la propria merda per ritrovare la fede nuziale. Non era la persona che aveva creduto o che avrebbe scelto di essere, se fosse stato libero di scegliere, ma c'era qualcosa di consolante e liberatorio nel ritrovarsi un individuo concreto e definito, anzich una collezione di individui potenziali e contraddittori.
Subito il mondo sembr rallentare e stabilizzarsi, come se a sua volta si stesse adattando a una nuova necessit. Il primo, focoso cavallo che gli assegnarono alle scuderie lo butt a terra quasi con dolcezza, senza ostilit, usando solo la vio
lenza strettamente necessaria a sbalzarlo di sella. Allora gli diedero una giumenta di vent'anni dalla groppa larga, e da li Joey guard jenna allontanarsi veloce sul suo stallone lungo una pista polverosa, il braccio sinistro alzato in un saluto ambiguo o forse solo in un gesto di buona educazione equestre, mentre Flix gli passava accanto al galoppo per raggiungerla. Joey pens che avrebbe avuto pi senso se jenna avesse deciso di scopare con Flix anzich con lui, perch Flix era un cavaliere superbo; quel pensiero gli sembr una consolazione, forse addirittura una buona azione, una mitzvah, perch la povera jenna aveva senz'altro bisogno che qualcuno se la scopasse. Pass il resto della mattinata passeggiando, e infine cavalcando al piccolo galoppo con la giovane figlia di Ellen, Meredith, la lettrice di romanzi, ascoltandola snocciolare il suo notevole bagaglio di informazioni sui cavalli. Questo non lo fece sentire debole; lo fece sentire solido. L'aria andina era meravigliosa. Meredith, che forse aveva una piccola cotta per lui, lo istru con pazienza su come evitare di disorientare il cavallo. Jeremy, quando il gruppo si radun vicino a una sorgente per una merenda di met mattina alla quale non si presentarono n jenna n Flix, impart istruzioni molto pi rabbiose alla moglie silenziosa e rossa in viso, incolpandola, a quanto sembrava, di averli fatti rimanere indietro rispetto ai primi del gruppo. Joey uni le mani pulite per bere l'acqua della sorgente da una vasca di pietra e, ormai indifferente a quello che poteva fare jenna, prov piet per jeremy. Era divertente andare a cavallo in Patagonia: su questo jenna aveva ragione.
Quel senso di pace dur fino al tardo pomeriggio, quando Joey controll i messaggi in segreteria dal telefono della stanza, a spese della madre di jenna, e trov un messaggio di Carol Monaghan e un altro di Kenny Bartles. "Ciao, tesoro, parla tua suocera, - diceva Carol; - Che te ne pare, eh? Suocera! Quanto mi suona strano. E una notizia fantastica, ma sai che ti dico, Joey? Sar sincera con te. Credo che se stimi tanto Connie da averla sposata, e se stimi tanto la tua maturit da esserti impegnato nel matrimonio, dovresti anche avere la decenza di dirlo ai tuoi genitori. E la mia modesta opinione, ma non vedo il motivo per cui tu debba tenerlo nascosto, a meno che non ti vergogni di Connie. E non saprei

proprio cosa dire di un genero che si vergogna di mia figlia. Forse dir solo che non sono tanto brava a tenere i segreti, e personalmente sono contraria a nascondere le cose. Okay? E non aggiungo altro".
"Ehi, che cazzo combini? - diceva Kenny Bartles. - Dove cazzo sei? Ti avr mandato dieci e-mail. Sei in Paraguay? E per questo che non mi rispondi? Se quel cazzo di contratto dice trentun gennaio, il ministero della Difesa intende proprio il trentun gennaio. Spero che tu abbia un cazzo di qualcosa in cantiere per me, perch al trentun gennaio mancano solo nove giorni. La Lbi mi sta gi attaccata al culo perch quei camion del cazzo si rompono. Uno stronzissimo difetto di progettazione nell'assale posteriore, spero tanto che tu abbia qualche assale posteriore per me. O quello che ti pare. Quindici tonnellate di stronzissimi fregi per cofano, ti ringrazierei assai. Finch non mi procuri un po' di peso, finch non abbiamo una data di consegna confermata di un pieno carico di qualche cosa, non ci sono scuse che tengano".
Jenna torn al tramonto, resa ancora pi splendida dalla polvere che la ricopriva. - Sono innamorata, - disse. - Ho incontrato il cavallo dei miei sogni.
- Devo partire, - disse subito Joey. - Devo andare in Paraguay.
- Cosa? Quando?
- Domani mattina. L'ideale sarebbe stasera.
- Santo cielo, sei cos incazzato ? Non  colpa mia se non  vero che sai andare a cavallo. Io non sono venuta qui per camminare. E neanche per sprecare cinque notti in camera doppia.
- Gi, mi dispiace. Ti rimborser la mia met.
- Non dire stronzate -. Lo squadr dalla testa ai piedi con disprezzo. - Ma credi di poter trovare qualche altro modo per deludermi? Forse non sei ancora arrivato in fondo alla lista delle possibili delusioni.
- Questa  proprio una cattiveria, - disse piano Joey.
- Credimi, posso dire di peggio, e ne ho tutta l'intenzione. - Be', non ti avevo detto di essere sposato. Sono sposato.
Ho sposato Connie. Andremo a vivere insieme.
Jenna spalanc gli occhi, come per un dolore improvviso.
- Oddio, ma tu sei fuori di testa! Sei proprio fuori, cazzo!
- Me ne rendo conto.
- Credevo che mi capissi davvero. A differenza di tutti gli altri che ho conosciuto. Dio, che stupida!
- Non sei stupida, - disse Joey, compatendola per lo svantaggio della sua bellezza.
- Ma se credi che mi dispiaccia scoprire che sei sposato, ti sbagli di grosso. Se credi che ti abbia mai considerato materiale da matrimonio, mio Dio. Non voglio neanche uscire a cena con te.
- Allora neanch'io voglio uscire a cena con te.
- Bene allora, fantastico, - disse jenna. - Sei ufficialmente il peggior compagno di viaggio della storia.
Mentre jenna si faceva la doccia, Joey prepar la valigia e poi rimase a oziare sul letto, pensando che forse, adesso che le cose erano state messe in chiaro, avrebbero potuto scopare almeno una volta, per evitare la vergogna e la sconfitta di non averlo fatto, ma quando jenna usc dal bagno, avvolta in un pesante accappatoio della Estancia El Triunfo, interpret correttamente la sua espressione e disse: - Non pensarci neanche.
Joey scroll le spalle. - Sicura?
- Certo, sicura. Vai a casa dalla tua mogliettina. Non mi piacciono i bugiardi fuori di testa. A questo punto sono sinceramente imbarazzata di trovarmi in questa stanza con te.
E cos Joey and in Paraguay, e fu un disastro. Armando da Rosa, il proprietario del pi grande concessionario di residuati bellici del paese, era un ex ufficiale senza collo, con bianche sopracciglia unite e i capelli che sembravano tinti con il lucido da scarpe nero. Il suo ufficio, in uno squallido sobborgo di Asuncin, aveva pavimenti di linoleum lucidati a cera e una grande scrivania di metallo, dietro la quale una bandiera paraguayana penzolava floscia dall'asta di legno. L'uscita posteriore si apriva su ettari di erbacce, terra e baracche dai tetti di lamiera arrugginita, perlustrati da grossi cani tutti zanne e ossa e pelo ispido, che sembravano scampati per un soffio all'elettrocuzione. L'impressione che Joey ricav dal monologo sconnesso di Da Rosa, pronunciato in un inglese appena migliore del suo spagnolo, era che la sua carriera aveva subto una battuta d'arresto alcuni anni pri-

ma, e che dopo essere sfuggito alla corte marziale grazie agli sforzi di certi fedeli amici ufficiali, aveva ricevuto, a titolo di giustizia, la concessione per vendere attrezzature militari dismesse. Portava un'uniforme da fatica, e una pistola alla cintola che inquietava Joey quando gli camminava davanti. Si fecero largo tra erbacce sempre pi alte, legnose e infestate di giganteschi calabroni sudamericani, finch, accanto alla recinzione sormontata da una floscia spirale di concertina, raggiunsero il filone principale dei pezzi di ricambio per i Pladsky aio. La buona notizia era che ce n'erano davvero un sacco. La cattiva, notizia era che si trovavano in condizioni abominevoli. Una serie di cofani bordati di ruggine, inclinati come una fila di tessere del domino cadute; assali e paraurti ammucchiati alla rinfusa come vecchie, enormi ossa di pollo; blocchi motore disseminati fra le erbacce come gli escrementi di un tirannosauro; mucchi conici di pezzi pi piccoli e ancora pi arrugginiti, su cui crescevano fiori selvatici. Muovendosi fra le erbacce, Joey scopr nidi di pezzi di plastica incrostati di fango e/o rotti, serpentari di tubi e cinghie screpolati dalle intemperie, scatole di cartone imputridite con scritte in polacco. Dovette sforzarsi di non scoppiare in lacrime davanti a quello spettacolo.
- Qui c' un sacco di ruggine, - disse. - Cos' la ruggine?
Joey ne stacc una grossa scaglia dal mozzo di ruota pi
vicino. - Ruggine. Ossido di ferro.
- Colpa della pioggia, - spieg Da Rosa.
- Posso darti diecimila dollari per tutto quanto, - dis
se Joey. - Se sono pi di trenta tonnellate, posso arrivare a
quindicimila. E molto pi del valore di rottamazione.
- Perch vuoi questa merda?
- Ho un parco di camion che ha bisogno di manutenzione. - Tu, tu sei molto giovane. Perch vuoi questi? - Perch sono stupido.
Da Rosa contempl la giungla di seconda crescita esausta e ronzante al di l della recinzione. - Non posso darti tutto. - Perch no?
- Questi camion, l'esercito non usa. Ma pu usare se c' guerra. Allora i miei pezzi hanno valore.
Joey chiuse gli occhi e rabbrivid davanti a tanta stupidit. - Quale guerra? Contro chi volete combattere? Contro la Bolivia?
- Sto dicendo che se c' guerra servono i pezzi.
- Questi cazzo di pezzi sono inservibili. Ti sto offrendo quindicimila dollari. Quince mil dlares.
Da Rosa scosse la testa. - Cincuenta Mil.
- Cinquantamila dollari? Manco. Per. Il. Cazzo. Hai capito ? Scordatelo.
- Treinta.
- Diciotto. Diez y ocho.
- Veinticinco.
- Vedremo, - disse Joey, girandosi verso l'ufficio. - Forse riesco a dartene venti, se sono pi di trenta tonnellate. Veinte, va bene? E la mia ultima offerta.
Per un minuto o due, dopo aver stretto la mano unta di Da Rosa ed essere risalito sul taxi che aveva lasciato in strada ad attenderlo, Joey si sent soddisfatto di s, di come aveva gestito la trattativa, del coraggio dimostrato andando fino in Paraguay per portarla a termine. Quello che suo padre non capiva di lui, e che solo Connie capiva davvero, era il suo grande talento per gli affari. Era una dote che immaginava di aver preso da sua madre, una competitrice nata, e nell'esercitarla provava una particolare soddisfazione filiale. Il prezzo che aveva strappato a Da Rosa era molto pi basso di quanto si era concesso di sperare, e anche con quello che gli sarebbe costato pagare uno spedizioniere locale per caricare i pezzi nei container e portarli all'aeroporto, anche con la somma esorbitante che avrebbe dovuto spendere per noleggiare un aereo e spedirli in Iraq, si sarebbe comunque mantenuto entro parametri di osceno profitto. Ma mentre il taxi s'insinuava nelle parti pi vecchie e coloniali di Asuncin, Joey cominci a temere di non farcela. Di non poter mandare un mucchio di robaccia praticamente inservibile alle forze americane impegnate in una difficile guerra non convenzionale. Anche se non era stato lui a crearlo - era stato Kenny Bartles, scegliendo quegli obsoleti Pladsky da quattro soldi per rispettare il suo contratto -, il problema era comunque ricaduto su di lui. E ne generava un altro, anche peggiore: contando i costi di av-

viamento e la misera ma costosa spedizione di pezzi da Ldz, Joey aveva gi speso tutti i soldi di Connie e la met della prima rata del suo prestito bancario. Anche se fosse riuscito in qualche modo a tirarsi indietro, avrebbe lasciato Connie al verde e se stesso sommerso dai debiti. Si gir nervosamente la fede intorno al dito, la gir e la rigir, tentato di mettersela in bocca per alleviare la tensione, ma trattenendosi per paura di inghiottirla di nuovo. Cerc di dirsi che dovevano esserci altri pezzi di Aro da qualche parte, in qualche deposito abbandonato ma asciutto dell'Europa orientale, per aveva gi passato lunghe giornate a cercare su internet e fare telefonate, e le probabilit erano scarse.
- Vaffanculo Kenny, - disse ad alta voce, pensando che quello era un momento assai inopportuno per sviluppare una coscienza. - Criminale di merda.
All'aeroporto di Miami, mentre aspettava l'ultima coincidenza, si costrinse a chiamare Connie.
- Ciao amore, - disse lei con voce allegra. - Com' Buenos Aires?
Joey gliss sui dettagli dell'itinerario e and dritto al resoconto delle proprie ansie.
- Direi che sei stato fantastico, - fece Connie. - Cio, ventimila dollari sono un ottimo prezzo, giusto?
- S, peccato che sono diciannovemila in pi di quanto vale davvero quella roba.
- No, tesoro, quella roba vale quello che ti pagher Kenny.
- E tu non pensi che dovrei farmi, tipo, qualche scrupolo morale? Sul fatto di vendere un mucchio di merda al governo?
Connie tacque mentre rifletteva sulla questione. - Credo - disse infine - che non dovresti farlo, se ti rende troppo infelice. Io voglio che tu faccia solo quello che ti rende felice.
- Non intendo perdere i tuoi soldi, - disse Joey. - Questa  l'unica cosa che so.
- No, puoi anche perderli. Non importa. Ne guadagnerai altri da qualche altra parte. Mi fido di te.
- Non li perder. Voglio che torni al college. Voglio che passiamo la vita insieme.
- Bene, allora cominciamo! Se tu sei pronto, lo sono anch'io. Sono prontissima.
Sotto il grigio, mutevole cielo della Florida, comprovate armi di distruzione di massa rullavano qua e l sulla pista. Joey avrebbe voluto appartenere a un mondo diverso, un mondo pi semplice in cui si potesse vivere bene senza danneggiare nessuno. - Tua madre mi ha lasciato un messaggio, - disse.
- Lo so, - disse Connie. - Mi sono comportata male, Joey. Non le ho detto niente, ma lei ha visto l'anello e me lo ha chiesto, e allora non ho pi potuto tacere.
- Mi ha rotto le scatole perch vuole che lo dica ai miei.
- E tu lascia che rompa. Glielo dirai quando sarai pronto.
Joey era di umore tetro quando arriv ad Alexandria. Non avendo pi Jenna come oggetto di desideri e fantasie, non potendo pi immaginare un buon esito per la missione in Paraguay, non avendo pi alcun compito piacevole davanti a s, divor un grosso sacchetto di patatine rigate e chiam jonathan per pentirsi e cercare conforto nell'amicizia. - E questa  la parte peggiore, - disse. - Ci sono andato da uomo sposato.
- Ma di! - esclam jonathan. - Hai sposato Connie?
- S. L'ho sposata. In agosto.
- E la cosa pi folle che abbia mai sentito.
- Ho pensato che fosse meglio dirtelo, prima che lo sapessi da Jenna. La quale in questo momento non mi vuole molto bene, mettiamola cos.
- Sar supremamente incazzata.
- So che la consideri una persona tremenda, ma non lo , davvero. E solo smarrita, e gli altri vedono solo la sua bellezza. E molto meno fortunata di te.
Joey pass quindi a raccontargli la storia dell'anello e della scena ripugnante al gabinetto, delle sue mani piene di merda mentre Jenna bussava alla porta, e nelle risate condivise e nei gemiti disgustati di jonathan trov il conforto che stava cercando. Un episodio repellente di cinque minuti sarebbe diventato una storia fantastica per sempre. Quando arriv ad ammettere che jonathan ci aveva visto giusto su Kenny Bartles, Joey ricevette una risposta chiara e decisa: - Devi tirarti fuori da quel contratto.
- Non  cos facile. Devo proteggere l'investimento di Connie.
- Trova un modo per uscirne. Trovalo e basta. Laggi

succedono cose molto brutte.  peggio di quanto tu possa immaginare.
- Mi odi ancora? - disse Joey.
- Non ti odio. Secondo me ti sei comportato da vero stronzo. Ma non sono capace di odiarti.
Joey fu talmente rallegrato da quella conversazione che and a letto e dorm per dodici ore. Il mattino dopo, quando in Iraq era pomeriggio inoltrato, chiam Kenny Bartles e gli chiese di rescindere il contratto.
- E i pezzi del Paraguay? - disse Kenny.
- Di peso ce n'era parecchio. Ma  tutta robaccia arrugginita e inservibile.
- Spediscila lo stesso. Qui mi sto giocando il culo.
- Sei tu che hai comprato quegli stupidi ni o, - disse Joey. - Non  colpa mia se non ci sono i pezzi di ricambio.
- Mi hai appena detto che ci sono un sacco di pezzi di ricambio. E io ti sto dicendo di spedirli. Cos' che mi sfugge?
- Sto dicendo che dovresti trovare qualcuno che rilevi la mia quota. Non voglio entrare in questa storia.
- Joey, ehi, bello, sta' a sentire. Hai firmato quel contratto. E il tempo non sta per scadere, cazzo: il tempo  gi scaduto, per la Spedizione Numero Uno. Non puoi tirarti indietro adesso. A meno che tu non voglia mangiarti tutto quello che hai gi sborsato. Al momento non ho neanche i soldi per rilevare la tua quota, visto che l'esercito non mi ha ancora pagato i pezzi perch la tua spedizione polacca era troppo leggera. Perch non provi a metterti nei miei panni?
- Ma la roba del Paraguay  conciata cos male che secondo me non l'accetteranno nemmeno.
- Lascia fare a me. Conosco la gente della Lbi che lavora qui sul campo. Posso sistemare tutto. Tu devi solo spedirmi trenta tonnellate, e poi potrai tornare a leggere poesie o quello che ti pare.
- Come faccio a sapere che puoi sistemare tutto?
- Questo  un problema mio, giusto? Tu hai un contratto con me, e io ti sto dicendo che avrai i tuoi soldi quando mi avrai procurato il peso che mi serve.
Joey non sapeva cosa fosse peggio, se la paura che Kenny mentisse e stesse per fregargli non solo i soldi che ci aveva gi
messo, ma anche le enormi spese aggiuntive ancora da pagare, oppure l'idea che Kenny dicesse la verit e la Lbi intendesse sborsare $850 000 per dei pezzi quasi inservibili. Non gli restava che scavalcare Kenny e parlare direttamente con la Lbi. Questo comport una mattinata di rimpalli telefonici tra gli impiegati della sede centrale della Lbi a Dallas, prima di riuscire a parlare con il vicepresidente giusto. Joey espose il proprio dilemma nel modo pi chiaro possibile: - Non esistono pezzi in buono stato per questi camion, Kenny Bartles non vuole rilevare la mia quota, e io non voglio mandarvi dei pezzi scadenti.
- Bartles  disposto ad accettare quelli che hai? - disse il vicepresidente.
- S. Ma sono in cattivo stato.
- Di questo non devi preoccuparti. Se Bartles li accetta, sei fuori dai guai. Ti consiglio di spedirli subito.
- Forse non' ha capito bene, - disse Joey. - Sto dicendo che questi pezzi non fanno per voi.
Il vicepresidente assimil per un momento le parole di Joey, poi disse: - In futuro non lavoreremo pi con Kenny Bartles. Non siamo per niente soddisfatti di questa storia degli aio. Ma di questo non devi preoccuparti. Preoccupati invece di venire citato per inadempimento contrattuale.
- Da chi... da Kenny?
- E un caso del tutto ipotetico. Non succeder, a patto che tu spedisca quei pezzi. Devi solo ricordarti che questa non  una guerra perfetta in un mondo perfetto.
E Joey cerc di ricordarlo. Cerc di ricordare che la peggiore delle ipotesi, in questo mondo tutt'altro che perfetto, era che di li a qualche tempo tutti gli AIO si rompessero e dovessero venire rimpiazzati da camion migliori, e che per questo la vittoria in Iraq subisse un ritardo infinitesimale, e che i contribuenti americani sperperassero qualche milione di dollari per colpa sua, di Kenny Bartles, di Armando da Rosa e di quelle canaglie di Ldz. Con la stessa risolutezza che aveva adoperato per prendere in mano i propri stronzi, Joey torn in Paraguay, ingaggi uno spedizioniere, sovrintese al carico di trentadue tonnellate di pezzi di ricambio dentro i container e bevve cinque bottiglie di vino nelle cinque sere in cui dovette aspettare che Logstica Internacional caricasse tutto a bordo di un vecchio C.130 militare sul quale si imbarc anche lui; ma in quel mucchio di merda non c'era nascosto nessun anello d'oro. Quando torn a Washington continu a bere, e quando finalmente Connie arriv con tre valigie e and a vivere con lui, continu ancora a bere e a dormire male, e quando Kenny chiam da Kirkuk per dirgli che la spedizione era stata accettata e i suoi $850 00o erano in arrivo, Joey pass una notte cos brutta che telefon a Jonathan e gli confess tutto.
- Oh, no, questa  proprio brutta, - disse jonathan. - Non dirlo a me.
- Spera solo che non ti becchino. Ho gi sentito parecchie voci su quei contratti assegnati in novembre per diciotto miliardi. Non mi stupirei se ci fossero delle indagini congressuali.
- C' qualcuno a cui posso dirlo? Non li voglio neanche, quei soldi, a parte quelli che devo a Connie e alla banca.
- E molto nobile da parte tua.
- Non potevo fregare quei soldi a Connie. L'ho fatto solo per questo, lo sai. Per pensavo, magari potresti raccontare a qualcuno del "Post" quello che sta succedendo. Tipo che l'hai saputo da una fonte anonima?
- Non se vuoi rimanere anonimo. E se non vuoi, be', lo sai su chi ricadr tutto il fango, vero?
- Anche se sono io a denunciare l'imbroglio?
- Nel momento in cui lo denunci, Kenny ti copre di fango. La Lbi ti copre di fango. Hanno una voce di budget apposita per coprire di fango chi li denuncia. Tu sarai il capro espiatorio perfetto. La storia dello studente di college dal bel faccino con i pezzi di ricambio arrugginiti? Il "Post" se la manger in un sol boccone. Non dico che i tuoi sentimenti non ti facciano onore. Ma ti consiglio caldamente di tenere il becco chiuso.
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FINE Parte 4.